Brianzecum

gennaio 26, 2014

VIOLENZA: QUEL GIUSTO EQUILIBRIO TRA CUORE E MENTE

ALLARGAMENTO DELL’ETICA: OGNI ESSERE VIVENTE NON DEVE ESSERE SOLO STRUMENTO

di VITO MANCUSO, La Repubblica 21 gennaio 2014, pag. 45

Vegetarianesimo. Caterina Simonsen, studentessa di veterinaria all’Università di Bologna da tempo seriamente malata, qualche giorno fa su Facebook ha scritto così a favore della sperimentazione animale in ambito medico: «Ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale, senza la ricerca sarei morta a 9 anni». Ha aggiunto di studiare veterinaria «per salvare gli animali», di essere vegetariana, e nel suo profilo mostra una foto che la ritrae mentre bacia il suo criceto di nome Illy. Nel giro di qualche ora ha ricevuto centinaia di messaggi offensivi, tra cui una trentina di questo tipo: «Era meglio se morivi a 9 anni brutta imbecille, io sperimenterei su persone come te»; oppure: «Se per darti un anno di vita sono morti anche solo 3 topi, per me potevi morire pure a 2 anni». Penso sia lecito chiedersi dove siamo finiti e che ne sia ormai della solidarietà umana. Come Caterina Simonsen, anch’io ho scelto di non mangiare più carne, è una scelta che mi fa sentire solidale con la vita, che reputo sacra in ogni sua manifestazione, umana e animale. Anzi, penso che la vita sia sacra già a livello vegetale e che di per sé non si dovrebbero mangiare neppure le patate e le cipolle che sono tuberi e possono generare vita, e infatti i monaci giainisti non le mangiano cibandosi solo di frutti. Ma non basta, occorrerebbe chiedersi se un albero voglia darci i suoi frutti, che non ha certo prodotto per noi, e se raccoglierli non implichi una forma di violenza, per lo meno di quella legata al furto.

Violenza inevitabile. Non a caso Gandhi scriveva che «il consumo dei vegetali implica violenza», aggiungendo però subito dopo: «Ma trovo che non posso rinunciarvi». Da qui il profeta della non-violenza concludeva che «la violenza è una necessità connaturata alla vita corporea». La nostra vita, in altri termini, per esistere si deve nutrire di altra vita che deve necessariamente sopprimere. Per questo nessuno è innocente e nessuno è in grado di stabilire con certezza dove si debba attestare il rispetto per la vita.Tale conclusione sull’alimentazione vale anche per la cura medica: anche qui c’è un’inevitabile dose di violenza, come mostra già il nostro sistema immunitario del tutto simile a un esercito di professionisti senza scrupoli. Si potrebbe obiettare che i batteri eliminati dai globuli bianchi e le cavie su cui viene condotta la sperimentazione nei laboratori non sono la stessa cosa perché i primi sono aggressori e gli altri no, ma io penso che anche i batteri che entrano nel nostro corpo siano innocenti perché fanno solo il loro mestiere senza nessuna intenzione di aggredirci. In realtà la violenza è intrinseca in ogni sistema di difesa: se vuole continuare a vivere, nessun vivente può uscire indenne dalla catena di violenza di cui è impastata la vita, e per questo nessuno ha il diritto di tirare la prima pietra condannando chi mangia carne o chi sostiene la ricerca mediante sperimentazione animale.

Superiorità dell’uomo. Tuttavia dalla catena di violenza di cui è intrisa la vita alcuni esseri umani desiderano emanciparsi, e questo è un nobile ideale che a mio avviso va sostenuto. Nessun altro essere vivente può concepire tale emancipazione, solamente l’uomo lo può, mostrando in questo di essere ben al di là della vita animale. Sto dicendo che gli animalisti, con il loro sostenere un comportamento del tutto privo di violenza verso gli animali e con il loro volere per gli animali gli stessi diritti dell’uomo, mettono in atto un comportamento che li distanzia al massimo dal mondo animale. Nessun animale carnivoro infatti cesserà mai di mangiare carne, nessun animale erbivoro deciderà mai di astenersi dai bulbi e dai tuberi, nessuna specie animale estenderà mai alle altre specie i diritti di supremazia che la natura lungo la sequenza della selezione naturale le ha concesso. A parte quella umana, nessuna specie cesserà mai di seguire l’istinto sotto cui è nata. L’uomo al contrario ha imparato a poco a poco a estendere gli ideali di giustizia a tutti gli esseri umani, compresi quelli dalla pelle diversa, e oggi alcune avanguardie stanno lottando per allargare tali ideali ad altri esseri viventi. Tutto ciò, esattamente al contrario del naturalismo professato da alcuni animalisti, mostra in modo lampante lo iato esistente tra Homo sapiens e gli altri viventi. Se gli esseri umani lottano per estendere agli animali gli stessi diritti dell’uomo non è quindi perché non c’è differenza tra vita umana e vita animale, ma esattamente al contrario perché tra le due vi è una differenza qualitativamente infinita.

Fini, mai solo mezzi. Ponendosi in tale prospettiva di estensione degli ideali di non-violenza anche al mondo animale, Gandhi scriveva: «Aborrisco la vivisezione con tutta la mia anima. Detesto l’imperdonabile macello di vita innocente nel nome della scienza e della cosiddetta umanità, e considero del tutto prive di valore le scoperte scientifiche macchiate di sangue innocente». Per questo, al di là delle ignobili offese a Caterina Sirnonsen che meritano solo l’oblio, io ritengo che nella campagna animalista contro la sperimentazione sugli animali vi sia qualcosa di importante. Si tratta dell’appello a estendere a tutti i viventi l’imperativo categorico della vita etica, formulato da Kant alla fine del Settecento solo in prospettiva antropocentrica: «Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre come fine e mai solo come mezzo». Oggi si tratta di giungere a trattare «sempre come fine e mai solo come mezzo» non solo l’umanità, ma, per quanto è possibile, tutto ciò che vive: gli animali, le piante, i mari, le montagne, il pianeta, il cosmo… tutto dovrebbe essere visto in una prospettiva non utilitaristica ma vorrei dire contemplativa, in cui si contempla la natura delle cose rispettandole per quello che sono e cessando di calcolare solo l’utile che ne viene a noi, per una filosofia ecologica di cui il nostro tempo e il nostro spazio hanno urgente bisogno. Attenzione però alla saggezza del grande filosofo: dicendo «mai solo come mezzo», Kant ricordava che un elemento di strumentalità è sempre connaturato al vivere, nel senso che ognuno di noi in alcune circostanze è anche un mezzo per la vita degli altri. Ciò dovrebbe portarci a quel saggio equilibrio del cuore e della mente che mette al riparo da ogni radicalismo fanatico e che porta ad appoggiare la liceità etica della sperimentazione animale laddove davvero non vi sia altra possibilità per sconfiggere le malattie degli uomini e degli stessi animali.

2013-12-13 14.08.32

1 commento »

  1. Avatar di Piero P. Giorgi

    Commento di Piero P. Giorgi (31/1/14)
    pieropgiorgi@gmail.com

    Introduzione – A mio avviso, prima di scrivere su di un argomento così complesso si dovrebbe studiare i vari aspetti in modo multidisciplinare e definire i termini usati, anche quando chi scrive si chiama Vito Mancuso (che io ammiro). Così sappiamo di cosa parliamo e il nostro interlocutore capisce cosa diciamo. Gli argomenti affrontati qui non possono essere liquidati solo con considerazioni etico-morali, di per sé utili e giuste, ma non sufficienti.

    Facebook – Consiglio tutti di non usare più Facebook (anche se è complicato farsi togliere dal sistema). Gli email e le reti professionali sono utili, ma Facebook è diventato, purtroppo, uno strumento di vanità personale, di comunicazioni superficiali, e di mancanza di civismo sotto la protezione dell’anonimato; senza menzionare le attività criminali e le finalità commerciali e politiche (non Politiche) che sfruttano il sistema.

    Animali – Il più delle volte questo termine è usato a sproposito. Animali sono tutti gli esseri viventi che non sono piante (salvo le forme intermedie fra i due Regni), non solo i mammiferi o gli animali d’allevamento. L’ameba, il verme piatto, il moscerino della frutta, il pesce zebra, l’embrione e il girino di una rana, il topo bianco da laboratorio, il gatto domestico, il coniglio bianco da laboratorio, alcune specie di scimmie e i volontari degli esperimenti farmacologici sono i modelli sperimentali più usati nella ricerca biomedica, senza i quali non avremmo potuto scoprire cure fondamentali, “salvare” moltissime vite umane, cioè prolungare la loro vita. Alcuni processi metabolici della cellula si possono studiare con cellule in cultura (il modello sempre proposto dagli anti-vivisezionisti), ma la stragrande maggioranza delle questioni mediche richiedono sistemi sperimentali adatti a questioni specifiche. Il principio etico (ed economico) generale è: adottare il sistema sperimentale biologicamente più semplice e adatto per porre la domanda scientifica. Per esempio, si è potuto curare lo strabismo post-natale dei bambini solo dopo pochi esperimenti con gattini che hanno la nostra stessa visione binoculare frontale. Con la rana o il coniglio o le cellule in vitro non era possibile. Difficile convincere i genitori delle migliaia di bambini già curati che una ventina di gattini erano più importanti delle facoltà visive ed estetiche dei loro bambini. Solo un anonimo utente ignorante di Facebook può condannare i medici e i bambini con una sola bestemmia.

    Sperimentazione animale – Ogni programma di ricerca che comporta sperimentazione animale (anche vermi e girini) deve essere approvato da una commissione etica dell’ospedale o dell’istituto di ricerca. Senza questo non si può nemmeno far domanda per il relativo finanziamento. Durante le sperimentazioni con mammiferi si usano gli stessi anestetici usati per la chirurgia umana. Per gli altri animali si devono usare anestetici adatti alla loro specie. Questo è un principio etico, ma anche una necessità tecnica. Come si fa a operare su un animale che si muove?

    La vivisezione – Termine antiquato sbagliato ed emotivo che significa “tagliare un animale vivo” e spesso confuso con la dissezione di un animale o una persona morta. Cosa vuol dire vivo? Ogni operazione chirurgica è una vivisezione, ma sotto anestesia. Prima del XIX secolo, la chirurgia era brutale, dolorosa e mal fatta perché non si avevano anestetici. Per la stessa ragione Claude Bernard faceva esperimenti di fisiologia su cani vivi che soffrivano. Dopo di lui non è più successo. Sia lo sperimentatore che il veterinario usano anestetici con gli animali (vedi sopra). Ho cercato di spiegare questo agli animalisti (che brutta parola), ma loro non hanno intenzione di abbandonare questo termine sbagliato ed emotivo o per ignoranza o per strategia di successo con un pubblico ignorante.

    Che ne è della solidarietà umana? – I commenti stupidi degli utenti anonimi di Facebook non vanno considerati come mancanza di solidarietà. Si tratta innanzitutto di stupidità, condita con ignoranza e bravate generalmente maschili.

    Studiare veterinaria per salvare gli animali – Non si studia veterinaria per questo. Chi “salva gli animali” sono gli ambientalisti che cercano di prevenire l’estinzione delle specie viventi da parte della stupidità (o avidità) umana. Tutte le specie viventi (piante e animali) devono essere protette – rane, squali, balene (non sono pesci), api, piante, arbusti, alberi – per mantenere l’equilibrio della vita sulla Terra. I veterinari, invece, curano gli animali malati, come i medici fanno con le persone. Ed è un peccato, perché dovrebbero, invece, adoprarsi per prevenire che si ammalino. Oppure dovrebbero adoprarsi per prevenire che animali e persone soffrano di fame, maltrattamenti e condizioni di vita poco dignitose. Questo avverrà in futuro quando capiremo i vantaggi della nonviolenza, lo stile di vita che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere come specie (origine e solo futuro degli uomini, a pena di diventare estinti).

    Non mangiare carne – Esistono quattro motivazioni per non cibarsi di carne: salutistica, etica, ecologica e religiosa. Il testo di Mancuso sembra riferirsi solo a quella etica. Gandhi e Mancuso hanno ragione: si uccide sia mangiando animali che piante. Un fanatico della terminologia chiara come me ha definito questa uccisione “aggressione alimentare”, non violenza. Usando questi due termini come sinonimi si sciupa la possibilità di una maggiore ricchezza terminologica, quindi di concetti più chiari. Ho proposto di usare aggressione, come caratteristica naturale di tutti gli animali, costretti a uccidere altre specie viventi per mangiare (le piante usano la luce del sole e i sali minerali del suolo). Casi di aggressione non alimentare verso membri della propria specie sono: gareggiare per la riproduzione (da parte dei poveri maschi), per proteggere il proprio territorio e per proteggere i propri figli (da parte delle povere femmine). Si usa violenza solo quando si opprime, ferisce e uccide membri della propria specie, caratteristica non naturale degli esseri umani, la quale fu inventata culturalmente solo nel Tardo Neolitico. I rari casi di cannibalismo documentati dagli antropologi sono ritualistici e limitati a un dato organo; non hanno scopo alimentare.

    Motivazione salutistica – La struttura e funzione del nostro sistema digestivo è concepita per una dieta onnivora. Nutrirsi di animali (di qualsiasi tipo) non è quindi contro natura. La quantità è importante. La lunghezza del nostro intestino rispetto allo stomaco implica un rapporto (di peso) tra il cibo vegetale e cibo animale di circa due a uno, proprio la dieta degli esseri umani che vivevano nella fascia tropicale, quella dove è emersa la specie umana. La migrazione verso regioni fredde ha comportato adattamenti anche alimentari, fino al caso estremo (limitato e strano) degli eschimesi (Inuit) che mangiano quasi solo carne. I semi di certe piante hanno un buon contenuto di proteine o di grassi, il che permette di avere una dieta vegetariana ma bilanciata tra carboidrati, lipidi e proteine (terminologia giusta in dietologia). Mangiare poca carne è quindi generalmente più sano per la maggior parte degli esseri umani, anche perché la liquefazione acida della carne nello stomaco è particolarmente lunga. La carne dei pesci è molto più digeribile e ricca dal punto di vista nutritivo, nonostante le credenze popolari. Ma qui subentrano recenti fattori culturali e storici. Le motivazioni salutistiche dei vegetariani sono quindi deboli.

    Motivazione etica – Le motivazioni etiche dei vegetariani sono forti. Non uccidere un essere vivente (ma vedi sopra a proposito delle piante), non far soffrire un animale al momento dell’uccisione e non assoggettare animali alle penose condizioni degli allevamenti commerciali. Circa il dolore, è interessante notare che pesci, anfibi e invertebrati non hanno vie sensoriali ascendenti dirette a centri nervosi superiori della coscienza. Hanno riflessi spinali di reazione al dolore per la rimozione della parte offesa e per la fuga (che il pubblico interpreta in modo emotivo), ma non sono coscienti del dolore. Generalmente i vegetariani non vogliono fare questa distinzione “scientifica” e si astengono da tutte le forme di carne, e anche da tutti i prodotti animali come uova, latte e miele nel caso della dieta vegana.

    Motivazione ecologica – Anche questa motivazione è forte. Negli allevamenti intensivi moderni i bovini sono alimentati con frumento e altri prodotti agricoli che potrebbero nutrire esseri umani. In questo modo la produzione di carne diventa costosa e molto distruttiva da punto di vista ambientale, senza pensare alla privazione di cibo vegetale sofferta dai poveri.

    Motivazioni religiosa – Alcune religioni hanno regole dietetiche ben precise riguardo i tempi del cibo (digiuni), la proibizione di certi tipi di cibo (animali non adatti al clima), il modo di ucciderli (eliminazione del sangue) e la quantità del cibo (mangiare poco). I criteri sono antichi, empirici e legati alla salute. Una volta i cristiani facevano digiuno il venerdì di ogni settimana, il che faceva molto bene alla salute. Poi la regola si è rilassata, permettendo il consumo di pesce. Poi è sparita del tutto ogni regola. Ma, si sa, il cristianesimo è una religione molto particolare …

    La catena di violenza di cui è intrisa la vita – Concetto cinico ma popolare, promosso da ignoranza biologica e terminologia sbagliata. Vedi sopra, commento sui termini di aggressione e violenza. Anche un teologo progressista e raffinato come Mancuso non sfugge alle mitologie perpetrate dalla cultura competitiva e violenta dell’attuale oppressione commerciale-mediatica (consumo). Appunto perché per trattare di questi argomenti non basta un’ottima preparazione in una sola disciplina (teologia o filosofia).

    Chiederci se un albero voglia darci i suoi frutti – Sì, gli alberi “vogliono” darci i loro frutti, cioè i frutti sono concepiti per essere presi e mangiati, non “rubati”. Gli alberi nascondono i propri semi dentro frutti nutrienti affinché siano mangiati dagli animali, i quali contribuiscono alla disseminazione dell’albero stesso con le proprie feci. Né violenza, né aggressione.

    La violenza inevitabile – E’ il titolo di un libro che ho pubblicato nel 2008 (Jaca Book). Ma il sottotitolo propone che si tratti di “Una menzogna moderna” (vedi sotto).

    Le idee di Gandhi – Gandhi si laureò in giurisprudenza nel 1891 a Londra. Le neuroscienze e l’antropologia stavano appena lanciando i primi vagiti e in ogni caso lui non ne era informato. La sua proposta di nonviolenza (innovatrice e molto efficace) era basata sulla spiritualità (non sulla religione) e sulla convinzione che noi siamo violenti per natura. La sua visione apparteneva necessariamente al tipo della “pace negativa” (vedi sotto). Gli studiosi della pace contemporanei che mantengono la stessa posizione teorica non hanno, invece, nessuna giustificazione in questa era dei motori di ricerca online. Il Mahatma ci ha ispirati alla nonviolenza (senza trattino, come proposto da Aldo Capitini) e sarebbe il primo a volerla rafforzare con la migliore conoscenza scientifica.

    La superiorità dell’uomo – Sì, gli esseri umani hanno una marcia in più, che è certamente anche a livello spirituale, ma non solo. La visione offerta da Mancuso corrisponde a quella che negli studi sulla pace si chiama “pace negativa”: siamo bestioni violenti per natura, ma una buona preparazione morale ci permette di elevarci al di sopra della “catena di violenza della vita”, per concepire sentimenti di misericordia per le altre persone e persino per gli animali. Questa posizione è abbracciata dalla vasta maggioranza del pubblico. Anche la maggioranza degli accademici l’accetta per essere, a mio avviso, politicamente corretti e non perdere la cattedra (vedi sotto). La visione della “pace positiva” accetta, naturalmente, l’antica strategia morale, ma aggiunge anche la conoscenza acquisita con gli studi moderni. I testi universitari di neurobiologia e antropologia hanno tutte le informazioni necessarie per negare che siamo violenti per natura e per proporre quando (Tardo Neolitico) e come (insediamenti umani troppo grandi) è emersa culturalmente la violenza strutturale, poi quella diretta e poi la guerra, anche contro gli animali e la natura. Questo significa che possiamo recuperare la nonviolenza naturale degli esseri umani (cioè diventare veramente esseri umani) con cambiamenti radicali nel modo di vivere. Ma questo comporta disturbare grossi interessi di potere, i quali preferiscono i sermoni morali alle proposte pratiche nonviolente.

    Conclusione – In genere le persone con una preparazione umanistica si ritengono in grado di fare commenti olistici sull’Uomo, perché la terminologia sembra famigliare. Non farebbero la stessa cosa con una questione di biologia molecolare o di fisica delle particelle. Vito Mancuso è un critico acuto e informato di questioni teologiche. Fuori dal suo campo di studi dovrebbe fare attenzione a non cadere nelle trappole delle vecchie mitologie filosofiche o dell’oppressione mediatica che ci vuole obbedienti seguaci di Thomas Hobbes, Ed Wilson, Steve Pinker & Co, cioè vulnerabili. Ma potrei sbagliarmi. Fatemi sapere. O chiedetemi le referenze bibliografiche di quello che ho detto (pieropgiorgi@gmail.com).

    Commenta di Piero P. Giorgi — febbraio 1, 2014 @ 6:42 PM


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