Brianzecum

giugno 29, 2010

MEMORIA E PROFEZIA PER COSTRUIRE LA PACE*

IMPORTANZA DEL PASSATO PER L’IDENTITÀ

Esempi recenti di lotte sanguinose tra etnie diverse, anche in paesi vicini al nostro, come quelli dei Balcani, hanno dimostrato che ancora oggi molti si sentono autorizzati ad uccidere in nome di eventi avvenuti secoli addietro, magari per motivazioni religiose. Da dove deriva questa importanza attribuita al passato? Quale concezione del tempo c’è dietro? Può avere un valore fondante per la propria identità? Il passato, per definizione, è morto, non c’è più. Ma la sua memoria, come uno spettro, può ritornare a spaventare e dividere. Giovanni Paolo II, il papa polacco, ha insistito molto nel suo magistero sull’importanza della memoria, parlando della necessità di riconciliare le memorie (ciò che richiede l’incontro con altri) e di purificare la memoria (ciò che invece può essere iniziato da soli). L’esempio più significativo di questa esigenza di riconciliare e purificare la memoria è forse quello del Sudafrica di Tutu e Mandela, dove la guerra civile conseguente all’abolizione dell’apartheid fu evitata grazie all’istituzione di una Commissione di verità e riconciliazione. Mirava appunto alla riappacificazione tra le parti attraverso l’accertamento della realtà dei fatti subiti e l’invocazione del perdono reciproco.

Tempo circolare e tempo lineare.  Questa idea di passato che ritorna era già presente nell’antica Grecia e oggi si estende in molte culture anche orientali. In modo molto semplificato si può contrapporre ad essa una visione lineare della storia, con un inizio ed una fine, che dovrebbe invece caratterizzare la cultura ebraico-cristiana. In tal caso l’attenzione andrebbe concentrata non sul passato (che non ritorna), ma sul futuro da costruire; dovrebbe quindi diventare meno nefasta nella genesi della guerra la memoria dell’ingiustizia subita. La prova dei fatti non sembra però confermare questa ipotesi, dato che i popoli di cultura cristiana non hanno mostrato nella storia un’aggressività bellica inferiore ad altri. Potrebbe essere una potenzialità del cristianesimo, ma non è ancora attuata.

Due grandi rivoluzioni possono essere riscontrate nella storia della guerra. La prima consiste nella scoperta e nell’introduzione della polvere da sparo. Ha trasformato la guerra da un fatto di coraggio, forza, abilità, intelligenza, in una questione di accumulo di potenza distruttiva, di tecnologia e di disponibilità economiche. Il rischio di una rincorsa ad accrescere a dismisura la potenza distruttiva fu subito paventato quando si vide cosa produce la polvere da sparo; si parlò di arma sleale perché colpiva a distanza, senza vedere in faccia l’avversario, arma diabolica, ecc. Cominciava così ad essere messa in discussione l’immagine positiva che la guerra aveva in precedenza, immagine che può essere fatta risalire, nell’inconscio collettivo, ai nostri progenitori dell’epoca glaciale, impegnati nella caccia ai grossi animali per la sopravvivenza in un clima ostile[1]. L’altra grande svolta nella storia della guerra è l’entrata nell’era nucleare. I rischi paventati dai più pessimisti diventano reali; l’umanità per la prima volta è in grado non solo di distruggere sé stessa, ma perfino ogni forma di vita sulla terra. Diventa rischiosa anche la difesa militare. La guerra diviene distruzione reciproca assicurata[2]. Se prima aveva soltanto un’immagine negativa, con l’atomica la guerra diventa follia pura. Ma lo diventa anche la guerra convenzionale, perché si trasforma in guerra civile o in guerriglia, dove i perdenti, con attentati magari suicidi, si sforzano di rendere impossibile la vita dei vincitori.

In definitiva il passato e la sua memoria sono preziosi per capire il presente, le motivazioni della gente, i disastri delle guerre e altro ancora. Dobbiamo però assolutamente evitare di restare schiavi di schemi circolari che prefigurano come inevitabile il ripetersi di eventi già avvenuti. Invece dovrebbe esserci un interesse assai maggiore sul futuro. Se il potere politico ed economico sembrano interessati soltanto al presente o ad un futuro immediato, dovrebbero essere le religioni a prendersi cura delle sorti dell’umanità anche a medio e lungo termine. La profezia è una componente fondamentale delle religioni, e mai come ai giorni nostri diventa essenziale contro i rischi incombenti: guerra atomica, terrorismo, fame, effetto serra… È diventato impossibile considerare la guerra come proseguimento della politica con altri mezzi. Invece il dialogo e la trattativa, cioè la politica, finalizzata a un futuro pacifico, vanno considerati per tutti gli unici mezzi leciti per risolvere i conflitti, anche se vengono da ingiustizie lontane.

* Scheda tratta in prevalenza dagli interventi di Piero Stefani alla settimana estiva di Motta 2007 sulla pace, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano.


[1] Cfr. E. Drewermann, Guerra e cristianesimo, la spirale dell’angoscia, ed. Raetia, Bolzano 1999.
[2] In inglese Mutual Assured Distruption, acronimo mad = pazzo.


Per riflettere:

-utile o pericolosa la memoria del passato?

-riconciliare e purificare la memoria;

-tempo circolare e tempo lineare;

-immagine positiva della guerra e sue origini inconsce;

-due svolte radicali nella storia della guerra;

-la degenerazione della guerra in guerriglia;

-chi si preoccupa del futuro?


1 commento »

  1. […] Memoria e profezia per costruire la pace […]

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