Brianzecum

giugno 27, 2010

DIFENDERE LA TRADIZIONE DAI TRADIZIONALISTI*

L’IDEA CONCILIARE DI TRADIZIONE DINAMICA

Dei punti controversi tra cattolici e protestanti non secondario è quello che riguarda il ruolo della tradizione. Per i cattolici la tradizione ha rivestito grande importanza fino ad essere considerata fonte della Rivelazione al pari della Scrittura. Dai protestanti invece ne è stato ridotto il ruolo fino alla sua totale negazione già nel XVI secolo. In seguito si è avuto un certo riavvicinamento. In campo evangelico teologi come Karl Barth hanno riscoperto la non totale sovrapponibilità tra Rivelazione e Scrittura; inoltre si è riconosciuto nella tradizione un’esigenza delle comunità per garantire la continuità del messaggio. In campo cattolico si può segnalare un’interessante evoluzione dottrinale: mentre per lunghi secoli, con riferimento ad alcuni passi delle lettere paoline a Timoteo e a Tito, la tradizione veniva intesa come “deposito da conservare”, attribuendo ad esso un contenuto statico, immutabile, il Concilio ecumenico vaticano II ne ha elaborato un’idea dinamica: “Questa tradizione, che viene dagli apostoli, progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza delle cose spirituali di cui fanno esperienza, sia per la predicazione di coloro che, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. In altre parole, la Chiesa nel corso dei secoli tende costantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa giungano a compimento le parole di Dio[1].

Autenticità esigente.  Questa visione coglie la tradizione nel suo volto più autentico. Da un lato: “essa è la capacità di trarre fuori dal tesoro ricevuto cose nuove e non solo cose antiche. Anzi si può giungere a sostenere che la successione va prospettata proprio in quest’ordine in cui il nuovo precede il vecchio (cfr Mt 13,52).”[2] Da un altro lato l’accento sembra passare dal talento staticamente custodito alla logica dei talenti trafficati, dalla conservazione al ricevere e trasmettere, dove però il primato va posto sul ricevere, quindi anche all’importanza della Scrittura. “La crescita è propria di una realtà pellegrinante e in quanto tale sempre e comunque incompleta. Il progredire della tradizione, lungi dall’essere collegato al semplice trascorrere del tempo, è soggetto a precise condizioni. Esse sono indicate dai tre “sia” che contraddistinguono il brano conciliare. Occorre meditare le parole nel proprio cuore, avere intelligenza delle cose spirituali e avere il sigillo della predicazione episcopale. È fondamentale che si diano contemporaneamente tutti e tre gli elementi. La crescita non può avvenire prescindendo dal sostegno reciproco. Nessun fattore può, da solo, surrogare gli altri due. Lo studio è monco senza l’esperienza spirituale, ma tale è anche il magistero se non è alimentato dalla ricerca e dalla vita di fede dei credenti. In caso contrario la Parola viene sequestrata. Se il magistero pretende di sostituire la ricerca di fede a cui è chiamato ogni credente, se non si pone in ascolto dell’intelligenza di fede che germina all’interno della comunità, se i membri dell’episcopato non si impegnano in proprio come semplici fedeli ad acquisire un’autentica intelligenza della Parola, la tradizione perde consistenza e dinamismo. Lo stesso può dirsi nel caso in cui i fedeli, presi da scoramento, agiscano separandosi dal magistero. Sono condizioni esigenti che bastano a giustificare perché l’esperienza della crescita risulti tutt’altro che garantita all’interno della Chiesa.”[3]

Ambiguità non mancano quindi nell’idea di tradizione. Già il termine latino da cui deriva può significare anche tradimento. Spesso la tradizione (assieme all’equilibrio o addirittura alla saggezza) viene invocata per resistere alle novità, in particolare alla dirompente novità dell’evangelo, che rivela un Dio per noi, che ci ama e ci libera.[4] E non si può negare che spesso la sottolineatura della tradizione sia stata nella storia strumentale al rafforzamento di un potere monarchico o di idee conservatrici. In questi casi si può parlare di tradizionalismo, basato appunto sull’idea che è sempre stato così fin dall’origine e che il vero compito sia quello di mantenere intatto il patrimonio ereditato. Il punto di divergenza è che in questo patrimonio esistono molte possibilità non realizzate, molte virtualità che deve essere impegno di tutti cercare di attuare.

In definitiva siamo in un mondo che si muove sempre più rapidamente verso direzioni aberranti e irreversibili: guerre, squilibri, degrado ambientale, fame… Anche le chiese devono muoversi rapidamente per restare fedeli alla loro missione di salvezza. Deve essere sollecitata la partecipazione di tutte le forze vive, in particolare di quelle laicali. La chiesa cattolica, che nel Concilio ha alzato lo sguardo dal “proprio ombelico” al mondo, non deve lasciare più spazio a visioni statiche, passatiste, monarchiche: deve mobilitarsi per contenere i mali e i rischi dell’umanità. Lo stesso Concilio ha dischiuso molte virtualità non ancora realizzate. Davvero in questa situazione storica un ritorno al tradizionalismo potrebbe avere il sinistro significato di tradimento.


* scheda tratta in prevalenza da un intervento di Piero Stefani alla settimana estiva di Bibbia e giornale, Motta 2006.

[1] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione sulla divina Rivelazione, § 8.

[2] P. Stefani, Tradizione e conoscenza della Bibbia. La testimonianza viva della parola nell’esperienza ebraico-cristiana, pro manuscripto.

[3] P. Stefani, cit.

[4] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pp. 53-55.

Per riflettere:

-idea di tradizione da statica a dinamica;

-tre condizioni necessarie contemporaneamente, secondo il Concilio, perché cresca la comprensione;

-contemplazione e studio dei credenti;

-intelligenza delle cose spirituali;

-sigillo della predicazione episcopale;

-il nuovo precede il vecchio;

-tradizione può anche voler dire tradimento.



3 commenti »

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