Brianzecum

giugno 26, 2010

UOMO NUOVO CHE GUARDA ALLA TERRA*

PROSPETTIVE PER L’ECUMENISMO

i ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le loro riflessioni” (Sapienza 9,14)

Religione civile. In un tempo in cui le credenze religiose vengono usualmente nascoste, se non disprezzate, si è potuto assistere a un certo revival del fenomeno religioso sia a livello politico che a livello culturale. E non tanto da parte dei credenti, quanto ad opera di “atei devoti” e di politici opportunisti. Infatti la religione ha svolto per millenni un’innegabile funzione utile anche alla società: attenzione ai poveri, umanizzazione dei rapporti, assorbimento dei conflitti sociali, richiamo alla solidarietà, conservazione del patrimonio storico-culturale ed altro ancora. È ciò che viene richiamato, appunto, col termine religione civile. Forse che al culmine del processo di secolarizzazione, ritorna quel bisogno di religione, che è una costante nella storia dei popoli?

Secolarizzazione e ingiustizie.  Possiamo ricordare due aspetti dell’attuale evoluzione sociale. Da un lato il processo di secolarizzazione è andato di pari passo con uno sviluppo di tipo economicistico, il quale ha sostanzialmente eliminato ogni attribuzione simbolica o di senso, che non sia funzionale al rapporto produttivo. Pertanto ha appannato anche i valori religiosi. Questo tipo di sviluppo è stato sempre più produttore di emarginazione sociale, squilibri, ingiustizie. Da un altro lato la globalizzazione mette a contatto con culture e religioni diverse, molti aspetti delle quali spesso appaiono superstiziosi o incomprensibili. Si apre pertanto la possibilità di confronto tra i valori essenziali delle diverse fedi, tralasciando tutto ciò che è superficiale o superfluo.

Testimonianza profetica.  Alle religioni non si richiede soltanto di assolvere il ruolo di “religione civile”, che nella storia è scivolato spesso nell’unione tra trono e altare. Si richiede anche un ruolo profetico, nel coraggio di denunciare le ingiustizie del mondo, nell’intelligenza di saper cogliere i segni dei tempi. L’esempio di Cristo ci mostra quanto sia stato anzitutto un profeta, rifiutando ogni forma di potere e di regalità umana, tranne la regalità messianica: secondo le scritture, non secondo i desideri degli uomini. Le masse saziate con pani e pesci volevano farlo re, ma lui ha rifiutato. Non avevano capito che i pani e i pesci ricevuti erano simbolo di qualcosa che trascende la loro brama di saziarsi: che a quest’ultima non deve essere piegata la speranza. Gesù rifiuta il potere – che si esercita con la violenza – ma dimostra la potenza dell’amore e della verità; questa potenza trova la sua espressione finale nella morte sulla croce: follia secondo il mondo, ma preludio al trionfo della resurrezione.

Attenzione per gli uomini.  La fede dunque deve mantenere questa trascendenza e questo ruolo profetico, altrimenti si ridurrebbe alla semplice socialità. Ciò non toglie che debba interessarsi a fondo di ciò che avviene nel mondo; anzi, il rapporto con gli uomini è il criterio supremo di salvezza – al di sopra di ogni idea o principio che si sia abbracciato: avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato (Mt 25,35). Questo criterio vale nei confronti di ogni uomo, qualunque sia la sua cultura o religione.

Uomo nuovo.  Oggi si ritiene sempre più che Cristo non abbia voluto istituire una nuova religione, ma abbia soltanto puntato su un uomo nuovo, che potrebbe conservare le sue precedenti credenze. Un nuovo Adamo, che a differenza di quello vecchio non vuole essere come Dio, non vuole volare in cielo come Icaro, costruire torri di Babele alte fino al cielo o torri gemelle a Manhattan, simbolo del potere economico sul mondo intero: il destino comune poterebbe essere il crollo rovinoso. L’uomo nuovo si preoccupa della povertà che dilaga nel mondo, nonostante – e anche a causa – della ricchezza sfrenata di pochi; non confida nella potenza dell’economia o delle armi, ma usa armi più umane: intelligenza, educazione, nonviolenza, dialogo, per conseguire solidarietà e pace. Un antesignano di questo uomo nuovo potrebbe essere S. Francesco, che ha recepito le istanze della modernità.

Dominio della logica economica:  anche la Charta Oecumenica europea lo indica come uno dei motivi principali dello sfruttamento ecologico e sociale del globo. La logica economica, grazie anche all’invadenza dei media, pervade tutti gli altri ambiti, compreso quello politico: l’economia si è globalizzata, la politica non ancora; resta quindi in parte subordinata all’economia – che non ha alcuna legittimazione democratica. Così diventa sempre più arduo parlare oggi di società democratica. Si apre allora alle chiese una prospettiva nuova: unirsi tra loro e con le componenti della società civile libere da condizionamenti economici, per pretendere un’alternativa di sviluppo più umana e compatibile, rispetto all’attuale economicismo imperante. Al di là di ogni elucubrazione dottrinale, di ogni riflessione o ragionamento, sempre “timido e incerto”, questa concreta indicazione evangelica di guardare agli uomini bisognosi e sofferenti – e oggi sono miliardi – sembra la prospettiva più vitale per le chiese di testimoniare la fede, prolungare la loro utilità civile ed essere lievito nella società del terzo millennio.

*Riflessioni tratte dall’incontro del CEEP (Centro Ecumenico  Europeo per la Pace) a Motta di Campodolcino, 2-5 sett. 2001, sul tema: “Fine della Cristianità?  Il cristianesimo tra religione civile e testimonianza evangelica”.

Per riflettere:

-la religione civile e il ritorno della religione;

-sviluppo che esclude ciò che non è funzionale al rapporto produttivo;

-crescita delle ingiustizie;

-esigenza di senso e di profezia;

-opporsi alla onnipresente logica economica;

-chiese unite nell’aiuto ai poveri.


1 commento »

  1. […] Uomo nuovo che guarda alla terra […]

    Pingback di ELENCO COMPLETO DEL MATERIALE DEL SITO « Brianzecum — ottobre 5, 2010 @ 2:29 PM


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