Brianzecum

giugno 11, 2010

ECONOMIA CIVILE*

DONO DELLA CULTURA ITALIANA CHE OGGI IL MONDO RISCOPRE

Origine.  Nel 18° secolo, mentre si delineavano in Scozia i principi di quella che sarà l’economia politica con Smith e Hume, in Italia, in particolare a Napoli, si sviluppava un’idea di economia che possiamo chiamare civile. Ne furono esponenti Genovesi, Filangieri, Dragonetti e altri. La radice prossima di questa linea di pensiero va cercata nell’umanesimo civile, che aveva accompagnato lo sviluppo mercantile e bancario di floride città come Firenze. Radici più remote possono risalire al pensiero di Aristotele, Cicerone, Tommaso, ma, più specificamente, alla scuola francescana, che aveva sottolineato la necessità di tener presente il bene comune in economia. Pur essendoci molte analogie tra la scuola scozzese e quella napoletana (entrambe prospettano un’economia di mercato con divisione del lavoro, prospettiva di sviluppo, libertà d’impresa…) differivano su almeno due punti significativi. Uno riguarda appunto il bene comune, inteso dalla scuola napoletana non come semplice somma di beni singoli, ma influenzato anche dalla loro distribuzione. Il secondo punto riguarda la questione se i mercati possono essere influenzati o no dalla socievolezza (o relazionalità genuina). Per Smith e per la tradizione dell’economia politica il mercato è civiltà ma non è amicizia. Invece per la scuola napoletana, ripresa anche nel ‘900 da pensatori come Sturzo, Einaudi e Zappa (il fondatore dell’economia aziendale), il mercato, l’impresa, l’economico sono in sé luoghi anche di amicizia, reciprocità, gratuità, fraternità.

Fraternità.  Il filosofo Gabriel Marcel, commentando il noto slogan dei rivoluzionari francesi: “Liberté, egalité, fraternité”, sottolineava che uguaglianza e libertà sono principi fondati sulla ragione, e corrispondono ad un atteggiamento rivendicativo dell’ “io”, che giustamente afferma: “io non valgo meno di te, non ho meno diritti di te”. La fraternità, invece, è l’atteggiamento dell’ “io” che si decentra nel “tu”, dicendogli: “tu vali molto, tu sei importante per me, e io so che non posso essere felice se anche tu non lo sei, perché tu sei mio fratello”. Questo atteggiamento non si spiega in termini puramente razionali: la fraternità fra gli uomini e fra i popoli dovrebbe essere una categoria e un atteggiamento di fede, anche se propugnato da rivoluzionari giacobini. In ogni caso non si dovrebbe prescindere dall’esistenza nella pratica di amicizia e fiducia reciproca. La fraternità, in effetti, permette agli “uguali” di essere “diversi”. Postula, di conseguenza, il pluralismo, il quale permette ad una società di garantirsi un futuro e di non scomparire. È pertanto opportuno tener conto della fraternità anche in un campo arido come quello economico. Può essere considerata oggi una sfida intellettuale tra le più significative e importanti.

Principio di reciprocità.  Per avere un ordine sociale sono necessari tre grandi principi:

1- scambio di equivalenti: il prezzo è l’equivalente in valore di un bene o servizio scambiato nel mercato, con cui si garantisce l’efficienza del sistema;

2- redistribuzione: per essere efficace e dare a tutti la possibilità di partecipare, il sistema economico deve redistribuire la ricchezza tra i soggetti che ne fanno parte. Si tratta del principio che garantisce l’equità del sistema ed è specificamente affidato allo Stato;

3- reciprocità: si differenzia dal mero altruismo – che si manifesta attraverso trasferimenti unidirezionali – per comprendere anche la possibilità di trasferimenti bidirezionali e la loro transitività, cioè a favore di un terzo. Si può inoltre tener conto delle emozioni, che spesso determinano anche l’agire degli operatori economici. È evidente che se si esclude il principio di reciprocità si perde la possibilità di comprendere situazioni frequenti anche nei mercati e quindi larghe fette di realtà economica.

Homo economicus:  questa è invece l’ipotesi prevalsa in più di due secoli di storia dell’economia politica. Si tratta di un uomo caratterizzato dall’assoluta razionalità (quindi senza sentimenti), dall’egoismo e dall’individualismo. John Stuard Mill ne ha parlato a metà dell’ottocento, ma per deridere: “non si pensi che gli operatori economici si comportino come l’homo economicus!” Ben diversa è la persona umana concreta, nella quale le relazioni hanno un ruolo costitutivo. Così l’economia politica ha recepito soltanto i primi due principi, trascurando totalmente la reciprocità e le altre elaborazioni della scuola napoletana – che pertanto è più completa. L’economia civile nell’ultimo quarto di secolo sta conoscendo una seconda giovinezza, come un fiume carsico che riemerge dopo un lungo percorso sotterraneo. Perché le persone comuni, prima ancora degli economisti, si rendono conto che applicando i soli primi due principi non si va lontano.

Paradossi.  Si pensi agli aumenti spropositati delle disuguaglianze che si accompagnano oggi alla crescita della ricchezza; si pensi al paradosso della felicità, secondo il quale, oltre un certo livello di reddito pro capite, ulteriori incrementi, anziché accrescere, abbassano l’indice di felicità. Un altro paradosso può ad es. riguardare la sottonutrizione nel mondo: una recente indagine della Fao dice che l’attuale produzione alimentare potrebbe sfamare 12 miliardi di persone. Non siamo neanche 7 eppure una larga fetta è ancora alla fame. Sono tutti paradossi generati dall’aver dimenticato da due secoli il principio di reciprocità. Ecco perché riemerge il fiume carsico dell’economia civile. Ciò che sorprende è che questo ricupero avviene all’estero, nelle più rinomate università del mondo, con convegni e corsi, mentre in Italia, dove è nata, è ancora quasi ignorata. Si ricorda ad es. che il premio Nobel per l’economia del 2008 è stato assegnato a Elinor Ostrom, una politologa americana, per aver dedicato i suoi lavori più importanti al principio di reciprocità e all’organizzazione dei commons, riguardanti la gestione dei beni di uso comune. Prima ci si renderà conto del grande regalo che ha fatto al mondo la cultura (e forse anche il buon senso) dei nostri padri di tre secoli addietro, meglio sarà per tutti.

* fonte: Wikipedia e intervista al prof. Zamagni sulla pubblicazione del Dizionario di economia civile, ed. Città Nuova 2009, trasmessa da radio 3 Rai nel febbraio 2010.

Per riflettere:

-differenze tra la scuola scozzese e la scuola napoletana;

-dalla prima discende l’economia politica, dalla seconda l’economia civile;

-l’influenza della scuola francescana;

-il mercato è anche luogo di amicizia e socievolezza;

-fraternità: si oppone all’individualismo ed è matrice di pluralismo;

-tre principi dell’ordine sociale;

-il principio di reciprocità consente di tener conto della bidirezionalità, della transitività e delle emozioni;

-è quindi più vicino alla realtà economica;

-nella persona umana le relazioni hanno un ruolo costitutivo;

-paradossi derivanti dall’aver dimenticato per due secoli il principio di reciprocità.

2 commenti »

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    Pingback di INDICE ECONOMIA DEL DONO « Brianzecum — agosto 18, 2010 @ 8:41 PM

  2. […] Economia civile […]

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