Brianzecum

gennaio 25, 2010

SUPERARE I DUALISMI DEL PASSATO

NON SACRO E PROFANO MA UNICO CAMMINO VERSO CRESCITA E LIBERAZIONE

Dualismo storico.  Diverse concezioni filosofico-religiose antiche, come il platonismo o lo zoroastrismo, nonché le prime eresie cristiane, come il manicheismo, erano caratterizzate da un radicale dualismo tra corpo e spirito, sacro e profano. Dal canto loro molte pagine delle scritture bibliche, pur non essendo dualistiche nel contrapporre l’anima al corpo, sono state scritte in una prospettiva escatologica. Il tempo di cui parlano non è quello cronologico, ma la pienezza del tempo, nell’attesa della venuta di un messia: un tempo messianico. Quando ad es. Paolo consiglia di non usare di questo mondo perché “il tempo ormai si è fatto breve” (1Cor 7,29), intende un tempo escatologico. Sta di fatto che nella storia si sono prolungate, in parte fino ai giorni nostri, diverse forme di marcato dualismo tra storia profana e storia della salvezza, ordine temporale e regno di Dio, mistica e politica.

La città di Dio.  È interessante vedere come ancora nel 4°-5° secolo fossero presenti forti posizioni dualistiche. Agostino contrappone la città di Dio alla città terrena: la prima, generata dall’amore verso Dio, è dedita alla vera religione, mentre nella seconda, generata dall’amore dell’uomo verso sé stesso, figurano eretici, ebrei e barbari. È vero che la città di Dio non può fare a meno della città terrestre, deve poter usufruire dei suoi servizi, ma resta il dualismo fondamentale. Le due città si contendono il dominio sulla terra, anche se entrambe vorrebbero la pace. In realtà la pace – intesa da Agostino come tranquillità nell’ordine – non c’è, per via della lotta agli eretici, dell’ostilità verso gli ebrei, ecc. Infelice il popolo che si è allontanato da Dio, è la conclusione di Agostino; anche questo popolo può raggiungere una certa pace ma anzitutto non ce l’avrà sempre e, in secondo luogo sarà la pace oppressiva di Babilonia. Tuttavia anche queste forme di pace sono utili al popolo di Dio.

Con la cristianità si avvia a conclusione un procedimento per dire la fede, costituito dalla organizzazione crescente del dogma e del simbolo della fede. Quanto a quest’ultimo è curioso notare che nel credo non si prescinde dalla storia biblica, ma, significativamente, la si dice in un modo che non è biblico: si fa riferimento a Ponzio Pilato, un governatore romano, mentre non si allude nemmeno ai patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Davide ecc.; si dice la Trinità, l’incarnazione, ma non si parla dell’evangelo predicato e vissuto; la nascita e la morte di Cristo ma non quello che c’è di mezzo. Il credo è una forma totalizzante che ignora le altre civiltà. Così, con la cristianità, diventa sempre più problematico dire quello che è extra ecclesiam. Se c’è la cristianità non ci può essere pluralismo.

Eresia come zizzania.  Un’altra forma di dualismo può essere derivata dalla parabola evangelica del grano e della zizzania. (Mt 13,24-30). Quest’ultima rappresenta il male e, nel caso della chiesa, l’eresia. La parabola invita esplicitamente a non estirparla, se non alla mietitura finale: un chiaro invito ad accettare che il giudizio sia lasciato a Dio. La chiesa invece, già allora, si è subito preoccupata di espungere chi non la pensa in modo ortodosso. Semmai sarebbe più logico perseguire chi non si comporta bene, guardare cioè all’ortoprassi invece che all’ortodossia. Questo atteggiamento è proseguito nel medio evo e nella modernità: non manca certo neppure ai nostri giorni. Nel secolo scorso, sotto la spinta di pensatori come Rahner e Chenu, questi dualismi sono stati messi in discussione. Una corrente della teologia contemporanea ha scoperto che, nella Bibbia, la salvezza non è concepita come fuga dal mondo, passaggio dalla terra al cielo, ma come trionfo di un mondo rinnovato (“un cielo nuovo e una terra nuova” secondo Apocalisse 21,1).

Il concilio Vaticano II ha fatto passi decisivi nel superamento di questi dualismi. Ha detto ad es.: “se si deve accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il Regno di Dio.” (Gaudium et spes n.39). Analogamente la costituzione Lumen gentium precisa che i cristiani non devono “nascondere nel fondo del loro cuore” la speranza del Regno, ma lottare “contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Ef 6,12) ed “esprimerla anche attraverso le strutture della vita secolare” (n.35). Dichiarazioni esplicite cui non seguono fatti? O forse è ancora presente fra noi il dualismo agostiniano?

*spunti tratti dalle lezioni del prof. Piero Stefani nel luglio 2009 alla settimana di Motta sulla crisi della democrazia, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano

Per riflettere:

-dualismo storico tra corpo e spirito, sacro e profano;

-città di Dio, contrapposta da Agostino a quella dell’uomo;

-con la cristianità cresce il dogma e il simbolo della fede;

-non ci può essere pluralismo;

-eresia come zizzania;

-la chiesa si preoccupa dell’ortodossia, non dell’ortoprassi;

-la salvezza non è fuga dal mondo;

-lottare contro i dominatori di questo mondo.

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1 commento »

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