Brianzecum

dicembre 27, 2009

PAURA O SPERANZA?

RIFLESSIONI SULLE VICENDE DELL’AMERICA DI OBAMA

È noto che l’Italia figura tra i paesi occidentali con più bassi livelli di istruzione. Un altro dato molto significativo è che gli scolari italiani che studiano nei paesi esteri conseguono di solito risultati peggiori degli altri studenti. E non certo perché non abbiano capacità, ma perché è stato loro insegnato dalla famiglia che è meglio puntare sulla furbizia piuttosto che sullo studio e la preparazione professionale. Oggi poi grazie ai modelli imposti dalla televisione, la pubblicità onnipresente, la preferenza dell’apparire sull’essere, la semplificazione populistica dei problemi complessi e in genere quella mentalità spesso indicata col termine berlusconismo, sembra che questi atteggiamenti si siano ulteriormente accentuati. È inoltre probabile che questi stessi atteggiamenti “viziosi”, estesi alla grande finanza e alle grandi scelte economiche, siano all’origine dell’attuale crisi economica mondiale (si veda in questo stesso sito la scheda: Due componenti per comprendere la crisi). Sono dati che non consentono grandi aspettative per il nostro paese, in un mondo ormai largamente globalizzato, dove la qualità del fattore umano sarà sempre più determinante in ogni campo e territorio. L’esperienza dell’America di Obama ci può fornire al riguardo qualche barlume di speranza.

La destra religiosa.  Bisogna risalire alle due precedenti vittorie di Bush per vedere come si è mosso Obama per scompigliare le carte degli avversari. Le vittorie di Bush furono favorite dall’appoggio della Christian coalition. Questo raggruppamento nacque verso la fine degli anni ’80 del secolo scorso in modo trasversale tra le diverse chiese, prevalentemente protestanti. Lo scopo dichiarato era quello di portare avanti a livello politico alcuni temi etici come: aborto, eutanasia, omosessualità, fecondazione e, più di recente, anche la scuola privata, l’insegnamento del creazionismo, lo scontro di civiltà. È interessante vedere cosa non è compreso in questo elenco: la pena di morte, sostenuta anzi dalla Christian coalition, il divorzio, ammesso da talune chiese e non considerato tema abbastanza popolare, la guerra, i temi sociali, come la lotta alla povertà: tutto ciò non interessa alla coalizione.

Un uso strumentale di questi temi può essere ravvisato nella sua azione: vengono scelti quando consentono di raggiungere più facilmente la maggioranza politica, mentre sono abbandonati se poco sentiti dagli elettori. Forse lo scopo vero della Christian coalition è il tentativo di far guadagnare alle chiese americane quell’incisività politica, già vista altrove ma non negli Stati Uniti. Sta di fatto che la Christian coalition, agisce con vocazione maggioritaria, che giunge in taluni casi a controllare o a dividere le chiese stesse. Un’altra caratteristica è la connessione con una parte politica, specificamente quella conservatrice. Vi è stato il tentativo di conquistare il partito repubblicano o comunque di condizionarne la leadership. In definitiva la strategia vincente fu l’alleanza tra destra politica e destra religiosa. Questa saldatura si è verificata soprattutto con la seconda presidenza Bush. Mentre la prima non era religiosamente marcata, nella seconda, specie dopo l’11 settembre, egli divenne paladino della Christian coalition. Così nella seconda elezione, come è noto, furono determinanti questi voti evangelici per la sua vittoria. Oggi la coalizione trova favore anche in parte del mondo cattolico. Questo schema, che sembra non dispiacesse neppure all’attuale pontefice, è stato riproposto altrove, specie in Europa, ma non ebbe molto successo se non in Italia.

Obama ha preso sul serio le ragioni degli avversari. Non le ha banalizzate o ridicolizzate. Non si è soffermato sulle gaffes di Bush, quando diceva che era contento dell’ignoranza e dell’ingenuità dei suoi elettori. Ha preso sul serio anche le loro paure. Ha più concretamente tentato di comprendere quali siano stati gli errori della propria parte. Non si è lasciato intimorire dalla carenza di mezzi economici a disposizione rispetto agli avversari di destra, o dalla sproporzione nel controllo delle reti televisive, come la nostra sinistra italiana. È andato nei feudi repubblicani e in quelli della Christian coalition, proponendo le diverse alternative tra le scelte politiche, chiedendo agli elettori di scegliere le priorità tra di esse. Ovviamente dopo aver elaborato una serie di strategie che non trascuravano i veri problemi dell’umanità: i rischi ecologici, la guerra, la crisi economica, gli squilibri, l’educazione… Di fronte a questa sua concretezza gli oppositori si sono divisi e lui ne ha conquistato una parte.

yes, we can”.  Va tenuto presente che la destra oggi ha capito che col conservatorismo non si va avanti. Pertanto si presenta ovunque come riformatrice e innovatrice: in tal modo l’elettore non percepisce più facilmente la differenza tra destra e sinistra, affidando la scelta a emozioni, ricordi, pregiudizi, inconscio o altri aspetti non razionali. In parole povere la destra fa leva sulla “pancia” degli elettori, utilizzando i potenti strumenti della moderna pubblicità e marketing: basta disporre di una sufficiente massa di capitale, “investirla” in pubblicità elettorale e la vittoria è garantita. Di fronte a questa vera e propria degenerazione della democrazia in plutocrazia (governo dei ricchi), ci si può rassegnare all’one way liberista, oppure si può reagire, con una buona dose di ottimismo e di speranza, forse anche di utopia, affermando la possibilità di effettuare scelte razionali: è stata quest’ultima la via imboccata da Obama, condensata nel motto: “yes, we can”.

Puntare sui problemi veri anziché sulle paure indotte; tenere aperti gli occhi sul futuro e sul mondo intero, dato che siamo entrati in un percorso irreversibilie di globalizzazione; guardare alle proprie pecche prima di sfruttare quelle degli avversari (come non pensare, ad es. che Berlusconi si sia giovato dell’ignoranza prodotta da certe posizioni anti meritocratiche della sinistra, dal degrado della scuola o dall’imbarbarimento televisivo cui la sinistra non ha saputo opporsi?); prendere sul serio le ragioni degli avversari; non strumentalizzare le religioni: questi i punti nodali della strategia vincente di Obama. Una conferma che, volendo, si possano cambiare le cose, che possano prevalere le idee sulla demagogia, i progetti sugli slogan pubblicitari, la fede sulla religione, la speranza sulla paura.

*dalle lezioni del prof. Gabriele Boccaccini nel luglio 2009 alla settimana di Motta sulla crisi della democrazia, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano

Per riflettere:

-carenza educativa in Italia;

-si preferisce la furbizia allo studio;

-Christian coalition: alleanza tra destra politica e destra religiosa;

-uso strumentale dei temi etici: aborto, eutanasia omosessualità, fecondazione, scuola privata..;

-si invece a: pena di morte, guerra, disoccupazione, povertà..;

– Obama non ha banalizzato le ragioni, le paure, le gaffes degli avversari;

-è andato nei loro feudi chiedendo di scegliere tra le alternative possibili;

-oggi la destra ha abbandonato il conservatorismo;

-c’è il rischio di una degenerazione plutocratica;

-possono prevalere le idee sulla demagogia, i progetti sugli spot?

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1 commento »

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