Brianzecum

agosto 18, 2008

14,1-21 FEDE O DISPERAZIONE

All’inizio degli episodi decisivi del vangelo (eucaristia, passione, risurrezione) Marco pone la narrazione di due situazioni opposte: l’unzione di Betania e il tradimento di Giuda. L’unzione di Gesù da parte della donna di Betania è l’espressione di un dono gratuito e apparentemente assurdo: lo “spreco” di un unguento di grande valore per profumare il corpo di Gesù. L’episodio si svolge nella casa di un lebbroso, quindi di un emarginato; la protagonista è una donna, quindi pure esclusa dal potere in quella società; ed è rivolto verso una persona su cui aleggia l’ombra della condanna a morte. Un dono che non può aspettare nulla in contraccambio, uno “spreco” gratuito. Invece Gesù apprezza ed esalta questo gesto, dicendo che sarà ricordato per sempre. Si contrappongono due logiche diverse: quella di Gesù e quella degli uomini, quella basata sull’amore gratuito e quella basata su “buon senso” e utilità. Rispetto a quei tempi oggi si è ulteriormente diffusa la mentalità utilitaristica, ma il risultato è disastroso, potendosi ad essa attribuire buona parte degli squilibri socio-economici e ambientali in cui sta precipitando il mondo, senza la legge dell’amore e della condivisione. Ecco dunque che il gesto di bontà della donna di Betania è un’icona per leggere i prossimi eventi evangelici, “infatti è solo a partire da questo genere di bontà che si potrà credere nella risurrezione, e solo a partire dalla fede nella risurrezione si sarà capaci di questo genere di bontà gratuita.”[1]

Anche nel tradimento di Giuda si può intravedere la contrapposizione tra due logiche e fedeltà, ma in un contesto più problematico e controverso. Rispetto al precedente episodio luminoso di fede gratuita, qui si cade nella disperazione. “Per sapere cos’è la fede, bisogna conoscere il suo contrario, la disperazione[2]. Come è nata la disperazione di Giuda? Sul piano storico è pressoché impossibile giungere a conoscerlo meglio di quanto dicano i vangeli, ma sul piano psicologico è possibile tracciare delle ipotesi.[3] Essendo l’unico giudeo dei 12, Giuda è legato anche alla fedeltà alla sinagoga e alla sua legge, oltre che a Gesù. Così legato a Gesù che va fuori di sé quando sa che Gesù è stato condannato (Mt 27,3-5). L’ipotesi è che, del tutto scisso nel proprio interno, questa duplice fedeltà fosse ormai insopportabile – un vero inferno: ecco perché sarebbe meglio che non fosse nato. Col suo ‘tradimento’ forse Giuda voleva tentare un accordo “tra Gesù e il sinedrio, tra la vita e la morte, perché questo problema era per lui problema di vita o di morte”[4]. Avendo fiducia in entrambi confidava che dall’incontro potesse scaturire un accordo basato sul reciproco riconoscimento. Invece ne scaturì la sentenza capitale e Giuda, ritenendosi fuori gioco per entrambe le appartenenze, cadde nella disperazione totale. Forse il suo peccato è stato un eccesso di zelo, volendo fare più ancora di quanto Gesù non volesse: è un peccato frequente ancor oggi, che spiega certe forme di fondamentalismo terroristico, voler essere cioè più puri e fedeli di Dio stesso. In ogni caso, al di là della prevalente demonizzazione, non mancano nella storia dell’arte raffigurazioni di Giuda salvato da Gesù. Forse Giuda non è una figura demoniaca, ma soltanto un povero diavolo, come tutti noi, scissi nel nostro intimo.

Possiamo trarre da queste vicende qualche insegnamento per la nostra vita e per l’ecumenismo? Come c’è contraddizione tra la logica del dono e quella dell’utilità, così c’è un’insanabile contraddizione tra la fede in Cristo e la fede nella legge (Gal 2,11-21). “È la figura di Giuda a mostrare che chi tenta un compromesso a questo proposito non fa un servizio a Gesù, ma lo tradisce – con un bacio.”[5] Si deve ritenere che anche l’ecumenismo debba rifuggire da compromessi con le leggi ed i poteri umani (anche dei sommi sacerdoti), rifuggendo da propaganda o diplomazia, ancorandosi solo alla legge dell’amore e del servizio.



[1] E. Drewermann, Il Vangelo di Marco, immagini di redenzione, Queriniana, Brescia 1994, pag. 348.

[2] Ivi, pag. 356.

[3] Ivi, pagg. 349-370.

[4] Ivi, pag. 363.

[5] Ivi, pag. 368.

Per la riflessione:

-spreco gratuito dell’unguento prezioso: icona per leggere gli eventi prossimi;

-per sapere cos’è la fede bisogna conoscere il suo contrario, la disperazione;

-duplice fedeltà di Giuda al sinedrio e a Gesù;

-con la condanna di Gesù si sente fuori gioco per entrambe le appartenenze;

-insanabile contraddizione tra fede in Cristo e fede nella legge, anche per l’ecumenismo.


1 commento »

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