Brianzecum

agosto 15, 2008

UN MONDO PER POCHI?

I “RIDONDANTI” DELLA GLOBALIZZAZIONE LIBERISTICA

Mors tua, vita mea”:  una lotta di tutti contro tutti. Questa era l’idea del rapporto tra gli uomini allo stato di natura, senza legge, abbracciata dai filosofi che tre-quattro secoli fa gettarono le basi per le teorie politiche ed economiche successivamente affermatesi. Il colonialismo è stato chiaramente sostenuto dall’idea che fosse lecita la spoliazione dei paesi lontani in nome di una “vita mea” che a posteriori può essere identificata nello strepitoso sviluppo economico dell’occidente. La “mors tua” dei tempi coloniali si protende ai nostri giorni, forse in modo esponenziale, in una cifra valutabile in qualche decina di milioni di morti per fame ogni anno, ma che è cresciuta rapidamente dopo il rincaro dei cereali e la crisi economica mondiale. Così oggi gli affamati nel mondo hanno superato il miliardo. Oltre all’eredità coloniale, su queste cifre spaventose influiscono ovviamente le molteplici forme di sfruttamento che la moderna società tecnologica è in grado di operare verso i paesi poveri (scambi ineguali, fuga dei capitali, fuga dei cervelli…). Peraltro nel ricco occidente non è detto che tutto sia roseo. Con il crescere della ricchezza sono pure aumentati gli inconvenienti dell’opulenza. Ad es. la maggioranza delle morti da noi sono dovute a malattie del benessere (cardiovascolari, tumori, diabete…), incidenti o altre cause riconducibili all’elevato tenore di vita. Quindi “mors tua, vita mea” è diventato, in realtà, “mors tua, mors mea”.

Proprietà privata come diritto naturale.  Al di là di questo dato di fatto, vediamo come si siano strutturate alcune idee oggi prevalenti sulla proprietà privata. Verso la fine del 16° secolo, per spiegare perché la Chiesa era diventata e doveva essere favorevole alla proprietà privata, si operò il seguente ragionamento. Ciò che in natura è atto a soddisfare i bisogni indispensabili per vivere diventa un bene. “Siccome il bene è in necessario rapporto «naturale» con il bisogno, anche il bisogno è in necessario rapporto «naturale» con il bene. C’è quindi un diritto naturale degli esseri umani sui beni che soddisfano i loro bisogni. La proprietà diventa il diritto sui beni necessari a soddisfare i bisogni dell’umanità. La proprietà è dunque un diritto «naturale». Il passaggio dalla tesi della proprietà privata come diritto naturale alla “naturalità” della proprietà privata e all’identificazione della proprietà con la proprietà privata stessa si fonda sul seguente argomento: la proprietà dei beni necessari alla soddisfazione dei bisogni vitali relaziona la proprietà all’essere umano. Ora la persona umana è il fondamento individuale, unitario, della società. Dunque, la proprietà non può che essere personale, individuale, cioè privata. L’autonomia ed il valore della persona dipendono dalla sua capacità di avere i mezzi necessari per soddisfare i propri bisogni: ecco dunque l’importanza di possedere il capitale e la necessità della libertà di proprietà e d’uso del capitale”[1]. Non manca un po’ di lana caprina in questo argomentare, ma, essendo appoggiato dalle élites del mondo, si affermò la prassi dell’appropriazione privata dei beni naturali. Pur se da parte di alcuno, specificamente della Chiesa, si parlava anche di funzione sociale della proprietà, non si pensò all’esistenza di beni comuni a tutta l’umanità, che pertanto a questa stessa appartengono (aria, acqua, clima…). Al massimo si riconobbero beni comuni a livello nazionale, mai a livello mondiale.

One Way.  Oggi, con la globalizzazione dell’economia, i principi dell’appropriazione privatistica restano un caposaldo del pensiero unico liberista. Prevale l’economia di mercato aperta, libera, autoregolata, in cui la “governance” discende dal confronto tra diversi portatori di interessi; tra questi, gli Stati devono competere tra loro per attirare l’investimento privato. Una situazione che ricorda la lotta di tutti contro tutti. Nella quale chi è avvantaggiato in partenza ha ancora più strumenti per potersi ulteriormente avvantaggiare, chi si era appropriato in partenza di beni pubblici, ha maggiori possibilità di appropriarsene ulteriormente. Ovviamente a scapito dei più deboli. Ecco perché aumentano continuamente gli squilibri tra ricchi e poveri. Il pensiero unico è fatto apposta per favorire chi è già privilegiato; crea una massa di persone “ridondanti”, superflue, da eliminare o comunque di cui non è il caso di interessarsi. E questo non solo a livello internazionale, ma anche nella esperienza lavorativa quotidiana. Dimentica l’importanza dell’alterità, della presenza dell’altro per definire la propria stessa identità.

Per porre rimedio a questo degrado planetario è necessario anzitutto mettere in discussione i principi di fondo da cui è partita l’elaborazione teorica liberista, come appunto l’individualismo esasperato della “mors tua, vita mea” o della appropriazione privatistica dei beni pubblici. Il principio da riconoscere come vero, il solo possibile è: “vita tua, vita mea”. Il mondo non può essere appannaggio dei soli privilegiati. Deve consentire la vita di ogni uomo, ma anche delle diverse specie animali e vegetali che tendono a scomparire definitivamente per l’insensato intervento umano, conseguente a quei principi. Col riconoscimento di beni comuni a tutta l’umanità, con una più equa ripartizione delle risorse, a cominciare da quelle alimentari, ci sarebbe da guadagnare per tutti: non solo per i più poveri, ma anche per i ricchi, che potrebbero ridurre le patologie del benessere.

[1] R. Petrella, Una nuova narrazione del mondo, EMI Bologna 2007, pp. 152-153.

Per riflettere:

-il principio individualistico che ha segnato la modernità: mors tua, vita mea;

-all’origine del colonialismo e dello sfruttamento del terzo mondo;

-si muore anche di benessere: mors tua, mors mea;

-proprietà privata come diritto naturale;

-ragionamenti discutibili per giustificare l’appropriazione privata dei beni naturali;

-con la globalizzazione liberista c’è ancora la lotta di tutti contro tutti;

-sottolineare l’esistenza di beni comuni a tutta l’umanità;

-l’unica alternativa possibile è: vita tua, vita mea, anche riguardo al mondo biologico.

3 commenti »

  1. […] Un mondo per pochi? […]

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  2. […] Un mondo per pochi? Lascia un commento […]

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  3. […] e cumulo dei poteri La democrazia non si eredita Parabola evangelica fuori da ogni logica sindacale Un mondo per pochi? Speculazione: un gioco a somma zero? Riscoprire la centralità del lavoro L’urbanesimo […]

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