Brianzecum

agosto 14, 2008

CORRUZIONE

Dopo la grande stagione di Mani pulite non si parla più in Italia di corruzione. Sembra che nel paese dei furbi e delle mafie questa piaga sia scomparsa. Il fatto è che quella stagione è stata essenzialmente opera di un gruppo di magistrati indipendenti, che, pur godendo di un certo favore nell’opinione pubblica, non sono stati sostenuti dalla politica. Questa anzi sembra veda un ostacolo nell’indipendenza della magistratura e operi per imbrigliarla il più possibile. Secondo diversi osservatori l’effetto di Mani pulite è stato quello di selezionare una classe dirigente più astuta, più capace nell’operare corruzione e nel nasconderla. Certi magistrati impegnati contro la corruzione dicono che si può ad essa applicare quello che si diceva durante il fascismo: “abbiamo fatto la guerra contro le mosche e le mosche hanno vinto”.

Una classifica dei paesi del mondo secondo il livello di corruzione viene stilata periodicamente da una benemerita organizzazione non governativa, Transparency international. Ai primi posti tra i paesi virtuosi figurano quelli nordici, agli ultimi la grande massa dei paesi del terzo mondo e del secondo mondo, cioè quelli ex comunisti. L’Italia figura in coda agli altri grandi paesi sviluppati del mondo e non è sostanzialmente risalita dopo Tangentopoli. Questa classifica autorizza una domanda preliminare: se per caso non esistano rapporti di causa ed effetto tra corruzione e sottosviluppo, inteso quest’ultimo non soltanto come carenza dal punto di vista strettamente economico, ma anche nel senso più ampio di sviluppo umano, senso civico, ecc. Autorizza anche ad escludere che vi sia più corruzione dove forte è l’interventismo statale e il “welfare state”, come nei paesi nordici.

Alterare le regole per interessi personali o di gruppo è la sostanza della corruzione: si tratti delle regole dell’economia (alterate ad es. da un responsabile degli acquisti che si lascia “ungere” da un venditore spregiudicato), della scienza (come quando le multinazionali del tabacco hanno finanziato ricercatori per negare l’evidenza scientifica dei danni da fumo), della morale, dell’etica professionale, le regole della convivenza civile o quelle del retto funzionamento della vita democratica. Un’altra caratteristica fondamentale è che corrotti e corruttori hanno interessi convergenti, anzitutto quello di nascondere la corruzione. Se a questo si aggiunge che di solito chi corrompe è una persona ricca e non certo sprovveduta, si comprende quanto pericolosa e insidiosa possa essere la corruzione. Di solito siamo portati a condannare l’odiosa corruzione del burocrate che ostacola una pratica se non arriva la busta o del poliziotto che evita la multa se vede la banconota, ma la corruzione seria è molto più rilevante e meglio camuffata. Anzi, l’esistenza della piccola corruzione è indicatrice di un male che esiste in alto: la logica che sta sotto è: se in alto si fa così, perché io devo fare in modo diverso? La corruzione è come lo sporco: dove ce n’è tanto non si ha ritegno a sporcare e inquinare ulteriormente.

I danni della corruzione sono in prevalenza indiretti per la collettività, ma tutt’altro che irrilevanti. I danni diretti possono riguardare ad es. piccoli produttori validi che si vedono esclusi da un competitore che corrompe. Il segreto, dietro il quale spesso si nasconde la corruzione, impedisce di solito che questi produttori possano denunciare il torto subito. Questi ed altri ostacoli fanno sì che, di fatto, ben poche delle corruzioni giungano alla luce per opera di chi subisce un danno diretto e meno ancora giungano a sentenza. Di gran lunga superiori sono i danni indiretti per la collettività. È evidente che nella misura in cui un sistema corrotto non consente l’affermazione di persone e aziende efficienti, si provoca una riduzione dell’efficienza complessiva del sistema. Di rilievo ancor maggiore è la constatazione che un sistema corrotto distrae risorse e persone dalle attività produttive verso quelle parassitarie. Si opera la selezione di una classe politica interessata più all’arricchimento personale che al perseguimento del bene comune, nell’ambito della quale chi opera rettamente viene emarginato. Come conseguenza di tutto ciò, si ingenera sfiducia nelle istituzioni e calo del senso civico, innescando un circolo vizioso.

La mafia segna un salto qualitativo nella corruzione: non è priva di regole, ma le sue regole non sono quelle della società civile, né dello Stato. Il salto qualitativo sta precisamente nel porsi in alternativa ai poteri pubblici. Né è priva di incentivi o vantaggi: per certi commercianti ad es. può costare meno il pizzo piuttosto che la polizza d’assicurazione, così come molti giovani privi di lavoro, aderendo alle richieste mafiose possono trovarlo, anche se non sempre coi crismi della legalità. La mafia costituisce una forma di corruzione che supera il ristretto ambito privato tra corrotto e corruttore, né cerca di nascondersi più di tanto.

Un ulteriore salto di qualità nella corruzione, con ulteriore minor ritegno nel nascondere, si verifica quando un potere forte, tipicamente quello economico, mette le mani su altri poteri reali, come quello mediatico. Attraverso quest’ultimo potere è possibile influire sull’opinione pubblica, orientandola in funzione dei propri interessi. Le tecniche di persuasione, compresa quella occulta, le indagini motivazionali, psicologiche e psicanalitiche a ciò finalizzate, sono diventate ormai vere e proprie discipline scientifiche, sulle quali si applicano molte tra le migliori menti. Certe uscite di politici preminenti, che appaiono strane o addirittura stravaganti, possono essere spiegate alla luce delle tecniche di convinzione occulta. Il risultato finale è che, quando si dispone di larghi mezzi finanziari per fare queste indagini e adottare queste tecniche, nonché quando si è garantito il controllo dei media, si può orientare l’opinione pubblica, anche sul piano politico: con i soldi, non con idee, capacità e onestà, si possono vincere le elezioni. Se oggi il globo rischia di cadere rapidamente in una catastrofe ecologica irreversibile, buona parte della responsabilità va attribuita ai petrolieri americani e alla subordinazione ai loro interessi della politica americana, subordinazione ottenuta col finanziamento delle campagne elettorali, soprattutto dei repubblicani. Questo finanziamento va inteso come una vera e propria forma di madornale corruzione – ancorché palese e legale negli Stati Uniti. Ecco quindi che il più elevato e pericoloso livello di corruzione si tocca quando non viene rispettata la fondamentale regola democratica della separazione dei poteri, tenendo presente che oggi anche l’economia è un potere e tutt’altro che secondario. Fondamentale infine è garantire il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione nonché l’indipendenza della magistratura, oltre ovviamente a preservarla dalla corruzione e dalle spinte corporative. A questo proposito sembra indispensabile sollecitare la partecipazione della società civile e favorire forme alternative di giustizia, come l’opera dei giudici di pace.

Per le multinazionali – che possono essere considerate l’espressione più rilevante del potere economico e che oggi, con la globalizzazione, hanno raggiunto una capacità di incidere sui vari aspetti della vita in misura mai prima toccata – la possibilità di corrompere è a portata di mano. Ma l’opinione pubblica mondiale, di solito più attenta di quella italiana, esercita nei loro confronti una stretta sorveglianza, per cui qualunque forma di corruzione intraprendano si può riversare contro di loro con danno di immagine e calo di profitti. Si sono verificati casi di multinazionali (come la Brown Boveri), che si sono autodenunciate per la corruzione da parte di loro dipendenti verso persone di paesi lontani. E di solito non tanto per una particolare vocazione etica, quanto perché, di fronte a un guadagno immediato si può verificare nel medio o lungo termine un danno d’immagine assai più rilevante. In generale nei paesi meno corrotti e più sviluppati del nostro c’è assai meno tolleranza verso le diverse forme di alterazione delle regole, i poteri mafiosi e i conflitti di interessi.

In definitiva la corruzione è una delle vie principali attraverso cui si opera quello che possiamo drammaticamente osservare nel mondo: i ricchi (che più facilmente possono corrompere) diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Con la legge della giungla chi soccombe è sempre il più debole. Lottare contro i diversi livelli di corruzione dovrebbe essere impegno primario di ogni attività sociale, in quanto i primi beneficiari saranno i poveri. E si può lottare in molti modi, anzitutto parlandone, denunciandone ad es. l’oscuramento da parte dei media. Come in passato si ripeteva che la mafia non esiste, così si tende oggi a far credere che la corruzione sia scomparsa, che non esistano conflitti di interessi. Alcuni paesi hanno intrapreso campagne efficaci contro la corruzione incaricando enti appositi per l’educazione alla legalità, per diffondere le conoscenze sui danni per la collettività, per sollecitarne la condanna generale. Molto valida anche la proposta di indire una giornata di mobilitazione contro la corruzione. Le possibilità esistono. Importante è che ci si mobiliti tempestivamente perché con la corruzione l’Italia non diventi – come sembra stia diventando – il più sottosviluppato tra i paesi sviluppati.

2 commenti »

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