Brianzecum

agosto 3, 2008

NON È PIÙ TEMPO DI DELEGA E DIPENDENZA*

Giovanni 4 La samaritana

Contesto. Il vangelo di Giovanni, ultimo dei vangeli, è stato scritto attorno alla fine del primo secolo, una settantina d’anni dopo la morte di Gesù. Si differenzia nettamente rispetto ai tre sinottici perché pone l’accento sul mistero salvifico di Cristo, anziché sulla sua identità e sul regno di Dio. È quindi più “spirituale”, elaborato e filosofico rispetto ai precedenti, scritti alcuni decenni prima. Con l’episodio della Samaritana viene raggiunto un vertice eccezionale di intuizione ed innovazione. Si può anche ritenere che questo episodio, che non ha riscontro negli altri vangeli, sia stato costruito ad arte al fine di comunicare queste novità a noi lettori. È importante dare una rapida inquadratura storica e terminologica. L’inimicizia storica tra ebrei e samaritani risale al tempo del ritorno dall’esilio di Babilonia. Rientrati nella madrepatria e volendo ricostruire il tempio a Gerusalemme, gli ebrei respinsero l’offerta di collaborazione da parte dei samaritani, adducendo che questi ultimi nel frattempo si erano “contaminati” con i popoli vincitori e pagani, perdendo così la purezza necessaria. Con molta fatica i samaritani si costruirono un proprio tempio a Garizim, che però fu bruciato dagli ebrei nel 138 a.C., e nel 64 restaurato dai romani e restituito al culto dei samaritani. Quanto agli aspetti terminologici si ricorda che acqua viva sta per acqua in movimento, che sgorga: rappresenta la vita. Invece il termine verità, nella importante frase adorare in spirito e verità, traduce una parola greca che non corrisponde esattamente alla nostra “verità”, per cui è stata tradotta anche in spirito e lealtà. In ogni caso non si allude alla verità assoluta, ma semplicemente al contrario della menzogna.

Pretesto. Dietro questa pagina dirompente c’è una causa supposta, una ragione apparente: la donna samaritana. È stato detto (da Panikkar) che Gesù è stato convertito dalle donne, trasgredisce la legge per causa delle donne: come nel caso dell’adultera, della Maddalena, della siro-fenicia. Le cose più importanti nel vangelo (come la Resurrezione) sono comunicate anzitutto a donne. Con la samaritana Gesù compie una trasgressione plurima perché lui, ebreo, parla con una donna, samaritana, di dubbi costumi, da solo. Il suo approccio non ha nulla di moralistico; non c’è neppure la raccomandazione finale di non peccare più, che aveva fatto all’adultera. Parla dell’acqua e le promette un’acqua particolare: con la quale non avrà più sete, anzi diventerà in chi la beve sorgente che zampilla per la vita eterna. Poi una discontinuità nel colloquio: Gesù si rivela a lei come profeta perché dimostra di conoscere i dettagli della sua vita (è il modo consueto con cui i frequenti “maghi” tentano anche oggi di abbindolare i clienti). Infine le grandi rivelazioni innovative. Dunque la samaritana come pretesto per queste rivelazioni. Ma perché Gesù ha scelto proprio l’inferiorità di una donna di dubbi costumi, appartenente ad un popolo impuro, per farla “missionaria”? E perché la samaritana ha accettato e creduto? Era probabilmente una persona in ricerca, come testimonia la pluralità di mariti, e forse amava anche, ma è plausibile che, oltre che attratta dall’idea dell’acqua speciale e dalle qualità “magiche” di Gesù, si sentisse veramente amata da lui, che abbia fatto con lui l’esperienza della fede. “La predicazione vera non ha bisogno di nessuna specializzazione, né preti, né monache né altro. (..) Se la fede non è esperienza è superstizione, quando non idolatria o semplice ideologia” (Panikkar).

Abolizione del tempio che divide. E veniamo finalmente al messaggio dirompente: per noi non è il rivelarsi di Gesù come Messia, già lo sapevamo. È quanto precede, l’adorare il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Gesù chiede, in parole povere, l’abolizione del tempio e del culto formale. Il Padre va glorificato con la vita, con l’amore per il prossimo, con la crescita umana e sociale, col perseguimento di pace, giustizia, salvaguardia del creato, non attraverso il solo culto. Il culto e il sacro sono spesso fonte di violenza e divisione, come tra giudei e samaritani, per non parlare delle guerre che ancora oggi si fanno in nome di Dio (almeno come pretesto). Inoltre implicano una gerarchia rispetto alla casta sacerdotale, che necessita delega e crea dipendenza. Il messaggio, preso alla lettera – come deve essere preso – è davvero dirompente, rappresenta un insegnamento di laicità, una spinta ecumenica fondamentale, una discontinuità antropologica anche rispetto agli stessi vangeli sinottici, nei quali Gesù sembra quasi aver paura a uscire da Israele. Bisogna pensare che questo messaggio sia opera dello Spirito Santo. Si deve anche riconoscere che tutto lo sforzo successivo delle autorità ecclesiastiche, a cominciare dalla prima lettera dello stesso Giovanni, ha cercato di smorzare il fuoco di questo messaggio. La fertilità del quale può essere espressa dicendo che in ciascuno di noi c’è una potenzialità di diventare fonte di acqua viva, anche per gli altri. La pienezza della nostra umanità come modo supremo per rendere grazie a Dio. La crescita umana che consente di affrancarci definitivamente da delega e dipendenza.

*da un incontro del Gruppo ecumenico della Brianza meratese del 12-6-08 in casa De Carlini.

2 commenti »

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    Pingback di INDICE PACE « Brianzecum — agosto 24, 2010 @ 8:32 PM

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