Brianzecum

agosto 3, 2008

1 Giovanni VERITÀ DELL’AMORE INCARNATO*

Melensa, contraddittoria, inattuale, pericolosa: potrebbero essere prime impressioni su questa importante lettera di Giovanni. La sua importanza deriva proprio dall’affermazione – centrale nella lettera – che Dio è luce e amore. Si tratta della grande notizia evangelica, la rivelazione di un Dio universale, cioè padre di tutti gli uomini, in cui prevale la misericordia, il dono, la gratuità, la gioia: che quindi è ispirato a una logica diversa da quella umana. Vi è dunque un ottimismo di fondo su Dio, sull’uomo e sul creato. Gli aspetti meno positivi di questa riguardano invece il linguaggio usato e le distinzioni nette contenute nella lettera, che possono dar luogo a interpretazioni fondamentalistiche. È assolutamente necessario partire dal contesto geografico e storico in cui è nata, cioè la zona dell’Asia minore (attorno ad Efeso), verso la fine del primo secolo. I cristiani erano pochi, deboli, minacciati per apostasia dagli altri ebrei, in certo senso assediati. La forma della lettera l’avvicina di più a una omelia, essendovi presenti, oltre a quello omiletico, lo stile profetico e quello didattico (polemico e didascalico). Vi si può scorgere la mentalità semitica che non si preoccupa delle ripetizioni quando vuole evidenziare le cose più importanti.

Gnosticismo. La preoccupazione di fondo che ha spinto Giovanni alla redazione di questo testo sembra essere lo sforzo di opporsi alle tendenze gnostiche che stavano emergendo tra i cristiani. Il motivo portante di questa corrente, che taluno ha fatto risalire fino a Platone, è il pessimismo filosofico e religioso: il male è insito nell’esistenza e abbiamo il dovere di fuggirlo con l’aiuto di incantesimi magici e di un salvatore sovrumano. Il vero Dio per gli gnostici, lungi da un padre amoroso, è un Dio separato, distante, altro, persino opposto a questo mondo. Non a tutti gli uomini è dato di conoscere le vie per la salvezza: così lo gnosticismo diventava elitario e si prestava ad abusi sulle persone sprovvedute. Gli gnostici presero in prestito dalle religioni esistenti la loro terminologia in una specie di sincretismo. Tendevano infine ad accentuare il dualismo corpo-spirito, disprezzando il primo. Del cristianesimo non accettarono l’umanità di Cristo, considerandolo appunto un principio sovrumano, così furono dichiarati eretici. Ciò non toglie che taluni caratteri dello gnosticismo, come il pessimismo, il dualismo o l’elitarismo, siano restati fino ai giorni nostri, persino in certi movimenti ecclesiali. Anzi, si può ritenere che la malattia dello spirito del nostro tempo è definibile mediante ciò che Hans Jonas chiamava “sindrome gnostica”, ovvero la netta distanza del mondo (natura + storia) da Dio (Mancuso).

Primato dell’amore. Giovanni comincia subito la sua disamina dicendo che il criterio per conoscere la verità e restare nell’amore divino è a portata di tutti, empirico e semplicissimo: amare il prossimo e osservare i comandamenti. Meno chiaro è forse il criterio indicato per individuare i fratelli e i falsi profeti. Per fratelli Giovanni intende chi crede in Cristo, mentre i falsi profeti si dovrebbero distinguere perché non credono che Gesù è venuto nella carne ed è quindi vero uomo (4,2-3). Non si tratta evidentemente di un credere soltanto a parole, ma, come sopra, attraverso la verifica empirica dell’amore del prossimo e l’attuazione dei comandamenti. In ogni caso c’è lo sforzo di segnare confini in un campo dove solo Dio conosce qualcosa di certo. Seguono poi le distinzioni nette: luce-tenebre, verità-errore, uomini da Dio-anticristi…: distinzioni che possono avere un senso in astratto, ma non sembrano applicabili a persone concrete. Tali distinzioni possono essere foriere di divisione e conflitti, di cui la storia è piena. Anzitutto perché contraddicono al primato dell’amore. Possono essere comprese tenendo presente la situazione di accerchiamento e di minorità in cui si trovavano allora i cristiani, ma già dopo Costantino questo dualismo non aveva più senso se non come strumento del potere. Forse il veleno gnostico aveva in parte infettato anche lo stesso Giovanni, e non solo nel linguaggio.

La madre di tutte le rotture può essere considerata quella tra ebrei e cristiani. Al tempo in cui fu scritta la lettera probabilmente era già consumata questa rottura, ai vari livelli di gruppi, di base e di vertici. Ciò comporta, almeno implicitamente, reciproche condanne. Quale cristiano è autorizzato a condannare i “fratelli maggiori” ebrei per non aver visto in Cristo il Messia? Ogni condanna spetta solo a Dio, non agli uomini. Inoltre i cristiani erano probabilmente andati al di là della volontà di Gesù, costituendosi in una nuova istituzione contrapposta a quelle esistenti. Forse sarebbe stata preferibile l’alternativa di restare un movimento, una corrente di rinnovamento profetico all’interno sia dell’ebraismo che delle altre religioni – non ad essi contrapposta. Questo avrebbe richiesto maggiore tolleranza e pluralismo, non fissazione di paletti e confini, concentrarsi sull’essenzialità del messaggio, cioè sulla verità dell’amore, sull’“essere per gli altri” di Gesù, invece che su verità astratte, culti o altre forme di identità. Infatti Gesù ha ordinato ai discepoli di portare a tutte le genti la buona notizia di questo messaggio di amore. Inoltre questo messaggio è essenzialmente umano. Chiede agli uomini di diventare veramente umani: solidali, pacifici, giusti, rispettosi della vita e dell’ambiente… Non chiede l’adesione a particolari culti o verità astratte. In questa prospettiva l’affermazione giovannea che Dio è amore, assume tutto il suo rilievo. I seguaci di Cristo possono anche non manifestarsi come tali: basta che portino amore per gli uomini concreti, buoni o cattivi, nella verità o nell’errore, da Dio o anticristi…

In definitiva si può ritenere che le successive rotture che nella storia hanno diviso i seguaci di Cristo e tuttora li dividono anche in ambiti molto ristretti, nascono dal mettere una propria “verità” o identità prima della verità dell’amore incarnato nelle persone concrete, così come Gesù, parola incarnata, lo ha esercitato verso tutti gli uomini di tutti i tempi. Si dovrebbe aprire una discussione di fondo sulla identità cristiana, sull’essere per gli altri di Gesù e sul mistero dell’incarnazione perché il messaggio evangelico possa diventare davvero universale, giungendo a tutti.

* Da un incontro del Gruppo ecumenico della Brianza meratese del 17 aprile 2008 presso l’agriturismo I gelsi.

2 commenti »

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