ESSERE PER GLI ALTRI SPORCANDOSI LE MANI
Alla vigilia della deflagrazione mondiale, nell’estate del 1939, Bonhoeffer era stato chiamato per un ciclo di conferenze negli Stati Uniti dai suoi amici, conosciuti una decina di anni prima nel soggiorno con una borsa di studio presso un istituto di studi teologici americano. Avrebbe potuto restare, dedicarsi ai suoi impegni di studioso e di pastore, affrancandosi dai pericoli della guerra ormai incombente, che poteva ulteriormente aggravare la sua posizione di contestatore del regime nazista. Ma il pensiero di abbandonare amici e parenti nelle difficoltà, per mettere sé stesso al sicuro, gli divenne insopportabile: dopo appena sei settimane, nonostante le insistenze degli amici americani per trattenerlo e i rischi che vedeva chiaramente, si imbarcò per il ritorno. “Devo vivere questo periodo difficile della nostra storia nazionale insieme ai cristiani della Germania. Non avrò alcun diritto a collaborare alla ricostruzione della vita cristiana in Germania, dopo la guerra, se non condividerò con il mio popolo le prove di questo tempo” scrisse in una lettera al prof. Reinhold Niebuhr.
Obbedienza a Dio. Questo ritorno brusco non è stata l’unica conversione a U nella sua vita: verso l’inizio degli anni ’30 si era convertito dal militarismo alla nonviolenza; poi, dopo il ritorno stesso, la decisione di aderire alla cospirazione per uccidere il dittatore. Analogamente giudicò frutto di smisurata ambizione i suoi straordinari successi accademici iniziali, convertendosi da intellettuale a testimone, dalla fede pensata alla fede vissuta. Tutto ciò è dovuto a una sostanziale obbedienza a Dio e coerenza di fede che attraversano tutta la sua vita. Nel suo pensiero possono essere individuate due centralità: quella di Cristo e quella dell’etica; quest’ultima “intesa come sequela di Cristo nella vita quotidiana, nella società, nella politica.”(1) “Ai cristiani non è permessa una «fuga religiosa dal mondo», perché Dio esige il libero rischio della fede nell’azione responsabile.”(2) Essere per gli altri, in relazione gratuita è per Bonhoeffer l’essenza del cristianesimo: non la purezza formale o l’impegno spirituale del levita o del sacerdote, ma lo “sporcarsi le mani” del buon samaritano, che si china su chi soffre. In quel momento storico in cui era chiaro che il regime nazista stava orientandosi paurosamente verso la guerra, Bonhoeffer ritenne che la cosa più urgente per essere per gli altri era di operare nella resistenza, senza paura di sporcarsi le mani. Però fu scoperto e nell’aprile del ’43 chiuso in prigione dove rimase due anni, fino a quando, pochi giorni prima della fine della guerra, fu impiccato per ordine diretto di Hitler a 39 anni. Pur con una vita così breve è stato uno dei principali teologi del secolo e i contributi più significativi provengono proprio dagli ultimi due anni di prigionia, attraverso lettere – ovviamente con carattere frammentario – raccolte da un amico e pubblicate postume. “È come se, trovatosi in una situazione-limite, Bonhoeffer fosse riuscito a raggiungere l’essenziale del proprio pensiero, passato attraverso un setaccio.”(3) Ecco, a mo’ di esempio, alcune sue idee.
Fede non religiosa. Partendo dalla distinzione tra fede e religione – dove quest’ultima è intesa come il complesso delle norme e tradizioni che accompagnano la fede in un Dio metafisico – Bonhoeffer proponeva di liberare il cristianesimo da un’interpretazione «religiosa». Col progresso razionale il mondo diventa «adulto», autonomo, e rifiuta il Dio che di solito viene presentato dalla religione tradizionale: «tappabuchi», che acquieta la nostra ignoranza, oppure onnipotente che sopperisce alla nostra debolezza, o ancora «deus ex machina» che risolve dall’esterno problemi insolubili. La fede cristiana indica invece il Cristo umile e crocefisso, presente nell’assenza, che rispettando l’autonomia dell’uomo, lo chiama a scelte di vita autentiche in quanto responsabili, provocandone con ciò la crescita.
Laicità. La prima idea moderna di laicità fu introdotta nella cultura giuridica da Grozio nel ‘600 per porre termine alle guerre di religione. Confidando su un diritto naturale basato sulla ragione, che riteneva presente in ogni persona, Grozio propose di superare le controversie religiose operando “come se Dio non ci fosse”. In effetti i risultati per terminare le guerre furono positivi. Oggi un’idea simile viene riproposta come principio di convivenza civile nelle società multietniche e multireligiose, dove non è più concepibile l’imposizione della stessa religione a tutti. Pascal dava ai suoi amici non credenti l’opposto consiglio di vivere come se Dio ci fosse, perché questo consente di vivere meglio, in modo più felice. Non sembra tuttavia che le due proposizioni siano in contrasto: la prima vale a livello civile nelle società plurali, per un elementare rispetto dell’opinione di chi non crede o crede in modo diverso da noi; la seconda è sempre valida a livello individuale. Bonhoeffer ha poi ragionato sull’assenza di Dio nella contemporaneità. “Dio come ipotesi di lavoro morale, politica, scientifica è eliminato e superato; ma anche come ipotesi di lavoro filosofica e religiosa (Feuerbach!). Lasciar cadere questa ipotesi di lavoro ovvero escluderla nella misura più ampia possibile è un atto di onestà intellettuale. Uno scienziato, un medico che vogliano essere edificanti sono degli ibridi. (..) E non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo, come se Dio non ci fosse.”(4) “Vuol dire non assolutizzare, non divinizzare nessuna realtà umana, come invece è spesso avvenuto nella storia del cristianesimo.”(5)
Autonomia delle realtà terrestri. Un’ultima idea da ricordare del credente Bonhoeffer è la teoria dei quattro mandati divini, deducibili dalla rivelazione cristiana: lavoro, famiglia, stato, chiesa. Sono ambiti voluti da Dio per indicare come la realtà mondana sia fondata in Cristo. In essi l’uomo è chiamato ad assumere la responsabilità del suo esistere e in tal modo a conformarsi a Cristo. “I mandati – scrive – non solo rivelano il legame strutturale della realtà mondana con quella cristologica, superando tra l’altro la divisione in sfere (sacra e profana), ma hanno anche il compito di assicurare l’autonomia dell’esistente.”(6) Poiché appartengono a Dio, chi tenta di appropriarsi dei diversi poteri si mette al posto di Dio (totalitarismo). “La chiesa esercita il proprio mandato nell’annunciare la signoria di Dio sul mondo, che però non le appartiene, e quindi non può porsi al di sopra degli altri mandati.”(7) Come si vede non solo il principio di laicità, ma anche quello della divisione dei poteri e della rispettiva autonomia possono trovare nelle intuizioni di Bonhoeffer un fondamento teologico di estremo interesse e attualità.
*Scheda tratta in prevalenza dagli interventi di Antonella De Bernardis alla settimana estiva di Motta 2007 sulla pace, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano.
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(1) C. Albini, Fede e società in Bonhoeffer, in: Aggiornamenti sociali, 06 (2006), pag. 494.
(2) Ivi, pag. 496.
(3) Ivi, pag. 490.
(4) D. Bonhoeffer, Resistenza e resa, lettera del 16-7-1944.
(5) C. Albini, cit., pag. 500.
(6) N. Capozza, La nuova edizione critica dell’Etica di D. Bonhoeffer, http://mondodomani.org/Dialegesthai.
(7) C. Albini, cit., pag. 499.
Per riflettere:
-le conversioni a U nella vita di Bonhoeffer;
-da intellettuale a testimone;
-essere per gli altri in relazione gratuita;
-fede non religiosa;
-Dio “tappabuchi” o Deus ex machina;
-come se Dio ci fosse o come se Dio non ci fosse;
-teoria dei 4 mandati;
-totalitarismo, cioè appropriarsi dei diversi poteri.
