INIZIO FATICOSO IN CONTESTO PRIMITIVO
ANALOGIE COL MESSAGGIO CRISTIANO
Nelle aride terre dell’Arabia centrale ai tempi di Maometto, c’era l’abitudine di contenere il numero delle bocche da sfamare seppellendo vive le neonate. Il Profeta ovviamente si oppose a questa barbara usanza, affermando l’esigenza di confidare nella misericordia divina per trovare il sostentamento per tutti. Era una società tribale, una struttura nella quale prevalgono i legami orizzontali sulle gerarchie e non ci sono che forme limitate di autorità. L’appartenenza al gruppo tribale era ad un tempo una sicurezza ed un impegno. Era un grande disonore per i reprobi esserne esclusi, ma non meno disonorevole abbandonarlo volontariamente. Invece era molto vivo il senso della solidarietà nell’ambito del gruppo.
La Mecca, luogo di nascita di Maometto, era una città santa, un centro religioso politeista, il cui tempio ospitava, si dice, 360 idoli, circa uno al giorno, dato che ogni tribù aveva il suo. Quando vi confluivano per i loro culti, per rispetto al luogo sacro, pur essendo piuttosto litigiosi, dovevano deporre le armi, e ne approfittavano anche per fare gli affari. Oltre che religioso divenne così anche un fiorente centro commerciale. Parlare di un Dio solo, come faceva Maometto, rischiava di compromettere la fonte di tale prosperità.
Sfortuna. Maometto era nato già orfano del padre. Dopo qualche anno muore anche la madre e viene accudito prima dal nonno e poi dallo zio. Va a servizio presso una signora più anziana di lui che poi diverrà la prima moglie: Khadīja, che lo inizierà ai commerci, costituendo un forte sostegno affettivo e morale, oltre che economico, così come lo zio sarà il suo sostegno politico. Morta Khadīja Maometto sposerà molte donne (nove, anche per scopi politici e la ricerca di un figlio maschio), ma nessuna potrà raggiungere il ruolo rivestito dalla prima. Essere orfano, sposare una donna più anziana e ricca di lui, erano tutti aspetti spregevoli per quei tempi, ancor più il destino di non avere nessun figlio maschio. Eppure questo “parvenu” si dichiara profeta di uno scomodo Dio unico. Non può non tornare alla memoria che anche nella Bibbia spesso Dio si avvale di persone che agli uomini sembrerebbero inadatte: manda il balbuziente Mosè a parlare col Faraone; manda Gesù, figlio di Maria, che a noi sembra un termine dolce, natalizio, ma a quei tempi voleva dire figlio di padre ignoto. E così per molti altri casi: potrebbe rientrare anche il caso di Maometto in questo disegno di Dio che appare contraddittorio a noi uomini.
L’Egira. Nell’ostilità dei concittadini della Mecca ebbe un piccolo numero di seguaci, in prevalenza parenti o amici, fino a quando, nel 622, dopo la morte dello zio e della moglie, si decise a emigrare a Medina con circa 80 seguaci, in quella che è stata chiamata l’Egira (emigrazione). Là ebbe origine un primo embrione di stato musulmano, destinato a grande sviluppo; da quel momento fu dato inizio anche alla numerazione degli anni del calendario islamico. Ha comportato però il distacco dalla comunità d’origine che aveva un significato molto negativo nell’ambiente tribale.
Un messaggio escatologico è il primo contenuto della predicazione di Maometto, prima ancora di quello monoteistico. Invita infatti alla conversione, perchè è imminente il giorno della resa dei conti. Maometto rimproverava i ricchi mercanti della Mecca perché avidi e disonesti, così come Giovanni Battista o Gesù erano contro i ricchi. Anche questo ci deve far riflettere, perché quando Gesù comincia la sua missione inizia anche lui con un messaggio escatologico, parlando della fine del mondo. C’è anche qui una consonanza profonda tra il messaggio coranico e quello evangelico. Tanto più che Maometto si rivolgeva a una società mercantile, venale e non sempre corretta, che non aveva alcuna prospettiva ultraterrena, del tutto aliena da discorsi di premi o castighi dopo la morte e tanto meno da prospettive come la resurrezione della carne. A chi obietta come sia possibile questa resurrezione, la risposta è: se Dio vi ha creato dal nulla, ancor più facile sarà ricrearvi dalle vostre ceneri. Il Corano afferma che Dio ci ricostruirà fino alla punta delle dita, cioè a quel dettaglio come le impronte digitali che oggi sappiamo essere uniche per ciascun uomo. Analogamente unica è la responsabilità individuale, cosa non facilmente recepibile in una società tribale, che molto si appoggiava sul gruppo e la sua protezione.
Giustizia e monoteismo sono gli altri contenuti principali della predicazione coranica. La giustizia è ancora quella dell’occhio per occhio, dente per dente. È noto che si tratta di un freno agli eccessi vendicativi, che resta tuttavia in un ambito retributivo. In alternativa è prevista anche la ricompensa pecuniaria. Tuttavia viene detto esplicitamente che Dio preferisce il perdono. Infine, una volta ricompensati, il Corano prescrive di usare gentilezza e non mantenere il broncio. Il principale sinonimo di Dio è Misericordioso. Il Corano non dice che l’essenza di Dio è l’amore, ma dice una cosa molto simile. Misericordia in arabo ha infatti una radice che significa utero: Dio ci ama come una madre; si commuovono le sue viscere, sarebbe l’espressione biblica. Una differenza col cristianesimo è che l’amore non è l’essenza di Dio, ma una sua decisione. Una critica islamica al cristianesimo è quella di essere politeisti mascherati: non riescono infatti a comprendere il significato della Trinità. Per loro Dio è uno e unico: uno, non diviso in tre persone; unico, perché non esistono altri dei.
In definitiva frequenti sono nel Corano gli inviti all’umiltà, alla fede, alla generosità, alla correttezza negli affari, alla castità (eccetto che con le proprie mogli e schiave), ecc.: una stretta affinità col cristianesimo, se si pensa alle abitudini del tempo. Non mancano persino le critiche allo stesso Maometto nel Corano. C’è ad es. un rimprovero a lui quando ha trascurato un mendicante cieco per dare la precedenza a un notabile della Mecca: una conferma della sincerità del profeta, che non trascura di riportare neppure ciò che gli fa fare brutta figura. Si può concludere che l’islam va preso sul serio: è una religione a pieno titolo, che merita rispetto ed attenzione, di cui Dio si è servito, forse, per parlare a cuori primitivi che uccidevano le bambine. L’ostilità dei cristiani, pure monoteisti, si può forse spiegare per la vicinanza di contenuto e la contiguità geografica (così come le liti sono più facili tra parenti o vicini). Ma sono assolutamente da superare.
*Dalle lezioni del prof. Paolo Branca alla Scuola di formazione teologica per laici, Zona pastorale di Lecco, 2009-2010.
Per riflettere:
-avvio contradditorio della carriera di Maometto;
-inizia la sua missione con un messaggio escatologico, come Gesù:
-la fine del mondo è vicina;
-nella società tribale indica la responsabilità individuale;
-principale attributo di Dio è la misericordia;
-non è l’essenza di Dio, come per i cristiani, ma una sua decisione;
-con l’Egira dà origine a un primo embrione di stato musulmano;
-affinità col messaggio cristiano;
-sincerità di Maometto;
-l’islam va preso sul serio.
