Brianzecum

agosto 18, 2008

12,1-44 TOTALITÀ PER IL DISCEPOLO

L’osservazione attenta di quanto avviene nel tempio è un atteggiamento costante di Gesù nel corso della sua visita di tre giorni (descritta nei capitoli 12 e 13). L’ultima osservazione alle offerte gettate nel tesoro del tempio è anche rivelatrice di ciò che vuole dai suoi discepoli. Gli spiccioli dati dalla povera vedova sono apprezzati da Gesù molto più delle monete d’oro gettate dai ricchi, perché non rappresentano il superfluo, ma tutto quello che la vedova aveva per vivere.

La vedova – che pure non aveva ancora conosciuto Gesù e il suo lieto messaggio – viene indicata ai discepoli come esempio da seguire. “Si direbbe che finalmente Gesù ha trovato quello che andava cercando. (..) I ricchi offrono molto ma amano sé stessi e sono convinti di aiutare Dio. Invece la vedova non pensa di aiutare Dio, ma lo ama”[1] e, umilmente, ripone in lui una fiducia totale. La totalità richiesta nell’amore per Dio emerge in numerosi altri passi biblici: uno può essere il precedente episodio del giovane ricco (10,17-22) al quale viene richiesto, per ereditare la vita eterna, di vendere le sue ricchezze e darle ai poveri, per essere in grado, così liberato, di seguire Gesù; un altro può essere l’inquietante episodio di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), colpiti dall’ira divina per aver trattenuto per loro una parte dell’importo ricavato dalla vendita del proprio terreno, invece di versarlo tutto agli apostoli.

Adorare un unico Dio vuol dire non riporre fiducia in alcun idolo. La fiducia nel denaro e nel potere, la ricerca della sicurezza, sono invece tentazioni comunissime e profondamente radicate in ciascuno di noi; spesso diventano veri e propri idoli, sfruttati persino dalla demagogia politica. La povertà è un forte aiuto per potersi affrancare da questa idolatria e chi è povero, come la vedova, fa meno fatica a dare tutto; in definitiva è più libero. Il primato e la totalità da riconoscere a Dio, non esclude però una specifica autonomia del potere politico (principio di laicità) stabilita nella famosa affermazione di Gesù: date a Cesare quello che è di Cesare (12,17). Il limite di questo invito sta laddove “l’invadenza dello Stato diventa idolatria politica; allora l’accento cade sul: date a Dio quello che è di Dio[2].

Crescere nella fede. Si può anche vedere in queste affermazioni di Gesù un itinerario educativo: dobbiamo essere pronti a dare tutto ciò che richiede l’interlocutore. Anche con un interlocutore come Dio gli si può dare: nulla, oppure il superfluo, oppure tutto. L’itinerario della fede deve portarci ad accrescere questa consapevolezza. Un’altra consapevolezza è quella di non essere in grado di possedere interamente la verità. Nella parabola dei vignaioli infedeli, che introduce il cap. 12, Gesù ha parole molto dure contro di loro: il padrone della vigna verrà e li sterminerà (12,9). Il motivo potrebbe essere precisamente che i vignaioli – i quali raffigurano persone di potere come i gran sacerdoti, gli scribi, gli anziani – pretendono di essere padroni della verità, invece di servirla o ricercarla. Anche nell’interpretazione delle sacre scritture, con la generalizzazione del metodo scientifico-ermeneutico, la moderna esegesi è passata da una lettura divulgativa, spesso letterale o anche fondamentalista, alla ricerca (quindi mai conclusa) sulla autenticità del loro significato. In definitiva dobbiamo renderci conto che, se la Verità è una e totalitaria, gli uomini sono diversi tra loro e sempre limitati. La lettura delle scritture non può dunque che essere plurale. Sono grandi sfide per noi cristiani, tutt’altro che abituati al pluralismo religioso e culturale, alla umiltà, alla laicità, alla povertà, a quella fede totalitaria che Dio pretende da noi.



[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pagg. 165-166.

[2] Ivi, pag. 170.

Per la riflessione:

-la vedova non dà il superfluo ma tutto;

-fiducia totale in Dio, non negli idoli;

-ciò non toglie l’autonomia del potere politico;

-scribi e sacerdoti pretendevano di possedere la verità invece di servirla o ricercarla;

-inevitabile lettura plurale delle scritture.


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