Brianzecum

ottobre 27, 2010

DALLA COMPETIZIONE ALLA COOPERAZIONE*

ANNUNCIARE LA BELLEZZA DELLA VITA

Cooperazione e creatività. Certe attenzioni morbose dell’opinione pubblica per fatti sanguinosi di cronaca nera possono confermare che nella nostra cultura si stanno diffondendo tendenze necrofile. Probabilmente questa è anche la conseguenza di una mentalità dalle radici lontane, che non ha apprezzato, come merita, la bellezza della vita. La modernità ha privilegiato le scienze fisiche – quelle che consentono la manipolazione rapida della realtà – rispetto alle discipline biologiche ed umanistiche – le quali invece richiedono piuttosto l’adeguamento ai ritmi naturali, aprendo alla “saggezza” insita nella natura e nella vita. Così è prevalsa una visione del mondo meccanicistica, piuttosto che vitale, un’idea di natura come ingegnere piuttosto che madre. L’idea ancestrale di natura come madre comporta, a differenza dei modelli meccanici, quell’essenziale auto-creatività, che hanno i semi delle piante, oltre che il mondo animale, fino all’uomo e la donna. Per le coppie, evidentemente, è necessario un comportamento cooperativo, e il frutto creativo è la generazione dei figli. È questa creatività che consente di affermare che, in certo senso, la vita vince la morte, a differenza dei meccanismi. La creatività conseguente al comportamento cooperativo può essere verificata in molti altri campi: lavoro, studio, arte, ricerca…

Terra vivente. Solo da pochi decenni, con l’ipotesi Gaia di Livelock, si è avanzata l’idea che l’uomo non sia un vivente isolato ma parte integrante di un organismo vivente più grande. La natura è stata vista come un ecosistema complesso, e per questo capace anche di autoregolarsi. In effetti la vita sulla terra deriva dal combinarsi di una serie incredibile di circostanze favorevoli. Tra i pianeti vicini, Venere sarebbe troppo calda, Marte troppo freddo. L’atmosfera terrestre è tenuta costantemente con una percentuale di ossigeno prossima al 21%. Un po’ di più e si scatenerebbero incendi in tutto il pianeta, anche nei prati umidi. Un po’ meno e noi, assieme a tutte le creature che respirano, moriremmo; sotto il 15% nulla brucerebbe, non esisterebbe quindi il quarto elemento della tradizione ancestrale: il fuoco. L’ossigeno, come quasi tutti i gas dell’atmosfera è prodotto (nella strabiliante quantità di quattro miliardi di tonnellate l’anno) dagli esseri viventi (vegetali). Analogamente sono viventi gli organismi che trasformano i sali nitrati in azoto e lo pompano nell’aria. E si potrebbero portare molti altri esempi di come la natura vivente mantenga i giusti equilibri chimici e fisici che consentono il miracolo della vita.

Col darwinismo,  alla semplificazione meccanicista si è aggiunta l’idea della competizione naturale che porta alla sopravvivenza del più adatto – e al soccombere dei più deboli. Anche questa idea affascinò le classi emergenti nel nascente capitalismo – che già erano state influenzate dall’homo homini lupus di precedenti pensatori. Si potevano così avallare la sperequazione tra le classi sociali, il colonialismo, l’imperialismo, le guerre… Ma la trasposizione alla società umana dei processi selettivi che avvengono in natura, è del tutto arbitraria. Anche tra gli uomini, come tra gli altri viventi, sono di gran lunga più rilevanti i processi di simbiosi, o di mutua dipendenza cooperativa (capisce meglio questo termine chi ha figli) rispetto a quelli competitivi. Oltre a favorire la creatività, come sopra accennato, migliorano la qualità della vita – legata assai più alle relazioni con gli altri che non alle ricchezze accumulate o al potere conquistato. Anche questo è un insegnamento che dovremmo saper trarre dall’osservazione della natura. L’esaltazione liberista della competizione economica ha certamente un fondamento valido. Ma perché si assiste a una continua concentrazione economica e finanziaria? Non sarà perché è ancor più auspicabile il modello cooperativo?

La bellezza della vita,  in definitiva – con le sue qualità predominanti di simbiosi e cooperazione creativa – se permane nelle espressioni artistiche e letterarie, è stata totalmente cancellata in molte manifestazioni umane di importanza crescente, come l’economia e la tecnica. Forse è questo il motivo principale delle tendenze necrofile sopra notate. Se la vita non attrae, resta solo… la morte. Forse il compito principale dei genitori e degli educatori è quello di saper comunicare i valori che rendono la vita attraente e meritevole di essere vissuta. Dando motivi per desiderare il futuro. Contro i (dis)valori che quotidianamente ci vengono propinati dai media e dai poteri dominanti: arrivismo, competizione, consumismo, apparenza, ansia, fretta… In una parola avere anziché essere.

*da una conferenza di Giuliana Martirani a Erba il 22-10-2010. Bibliografia: Martirani, La danza della pace, dalla competizione alla cooperazione, Paoline, Milano 2004.

per riflettere:

-l’idea ancestrale di natura-madre;

-si erano diffuse visioni meccanicistiche della natura;

-dimenticando l’auto-creatività della vita;

-con l’ipotesi Gaia l’uomo è visto come parte integrante di un organismo vivente più grande;

-la vita sulla terra deriva da una serie incredibile di circostanze favorevoli;

-grazie all’opera di organismi viventi;

-il capitalismo ha esaltato l’idea darwiniana di competizione naturale;

-che porta alla sopravvivenza dei più adatti;

-con estensioni arbitrarie al campo sociale per avallare guerre e colonialismo;

-in natura sono molto più rilevanti i processi di simbiosi rispetto a quelli competitivi;

-economia e tecnica hanno dimenticato la bellezza della vita;

-genitori ed educatori devono comunicarla;

-dando motivi per desiderare il futuro.


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