Brianzecum

marzo 27, 2011

LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI!

COME LEGGERE OGGI L’IMPORTANTE AFFERMAZIONE DI GESÙ

di Don Giorgio De Capitani dall’omelia del 27-3-2011

Scontro senza dialogo. Il brano del Vangelo di Giovanni 8,31-59 è uno tra i più drammatici riportati dai quattro Vangeli. Per dramma intendo un confronto durissimo. Qui salta tutto: non c’è spiraglio di dialogo. Più che confronto, è solo scontro, sia nelle parole che nei fatti. Poteva concludersi con una lapidazione, se Gesù non si fosse miracolosamente dileguato. Ci si accusa a vicenda usando anche l’arma dell’offesa, se per offesa s’intende il ricorso reciproco a termini che oggi suonerebbero come diffamazione soggetta a querela. Leggiamo parole come: prostituzione, indemoniato, samaritano, omicida, menzognero… Se tu oggi dovessi dare della puttana ad una giornalista che riporta fatti stravolgendoli per far piacere al padrone di casa, saresti querelato. Tra Gesù e i suoi avversari sono volati termini peggiori. Gesù sarà poi querelato, messo sotto processo, e condannato alla morte di croce.

Pregiudizi religiosi. Diciamo subito che lo scontro non è tra Gesù e i suoi ben noti avversari, scribi e farisei. Stavolta a contestarlo sono proprio quei giudei che avevano creduto in lui. Questo fa già capire tante cose. Forse sta qui tutta la rabbia di Cristo: nel constatare come, dietro a un’apparente adesione di fede, i pregiudizi religiosi rimangano intatti, e che di tempo ce ne voglia prima di aderire alla Novità. Diciamo meglio: prima che di tempo, parlerei di apertura mentale. Se non ci si apre subito alla Novità, il tempo da solo non potrà compiere il miracolo.

Lo scontro non riguardava questioni secondarie della religione. Era capitato che si arrivasse a litigare con gli scribi e i farisei su alcune formalità. Ora in questione sono valori quali la libertà e la verità. Ecco perché Gesù non poteva più sopportare interpretazioni distorte, manipolazioni, strumentalizzazioni, tanto più che di mezzo c’era la religione. Sì, la religione che, di per sé, si sente in obbligo di puntare il suo sguardo su Dio e da lì poi volgerlo sul mondo. Qualcuno ha accusato Gesù di aver detto poco sulla società come tale, nei suoi aspetti socio-politici, e di aver pensato solo a combattere la religione. Non ci si rende ancora conto del potere che ha la religione di schiavizzare le coscienze, di imprigionare lo stesso essere umano, di asservire l’Universo ai suoi fini. Gesù doveva anzitutto liberare la dignità del nostro essere figli di Dio dalle mura di una prigione che, in nome di Dio, toglieva spazi di libertà e luci di verità.

Monarchia e obbedienza. Ed è qui il mio discorso che vorrei ora fare sulla libertà e sulla verità. Cercherò di essere chiaro. In gioco ci sono valori che costituiscono il futuro dell’Umanità. Sto male, quando sento presentare la Chiesa o il Vaticano come un apparato statale: non avete mai sentito parlare del Segretario di Stato del Vaticano? Segretario di Stato! Pensate! Come si può immaginare una Chiesa come se fosse uno Stato con un suo governo, una sua gerarchia di poteri, con dei dicasteri, uffici vari, strutture, organismi? Mi sono chiesto: in fondo, perché la Chiesa è diventata una tale struttura da competere, nel potere e nel possesso, con gli Stati peggiori? E, per di più, la storia della monarchia – il Papa è un vero monarca assoluto – ha contribuito a dare alla Chiesa una più ferrea compattezza, tanto più che la virtù principale predicata e imposta – usando la tattica del volere di Dio, e del suo servo fedele Gesù Cristo – era l’obbedienza. Una obbedienza ottenuta usando in particolar modo il sacramento della confessione. In breve: io Chiesa creo i peccati (che aumentano in rapporto alle leggi che stabilisco), di conseguenza creo un disagio interiore, e ti costringo poi a confessare le tue colpe per liberarti dai tuoi disagi di coscienza, seguendo alcune vie privilegiate, una di questa è il confessionale.

Ordine e paura. Cosa c’entra tutto questo? C’entra, eccome, per potenziare il dovere dell’obbedienza. Con il peccato, il disagio e la confessione la Chiesa ha mantenuto, per secoli, l’ordine della struttura. Un regime politico si appoggia sulla obbedienza dei suoi cittadini, e per farli obbedire il mezzo più efficace è la paura di incorrere in qualche punizione. La Chiesa usa il timore della dannazione dell’anima, un tempo parlava d’inferno. Voi chiamate tutto questo libertà? Ed ecco la domanda: c’è una ragione che possa giustificare la buona fede di quella parte della Chiesa che è convinta di agire per il bene delle anime? Una ragione c’è, ed è qui che entra in gioco l’altra parola: verità.

Dogmatizzazione. Sì, è proprio per aver interpretato male la verità che la Chiesa ha tolto anche la libertà. Proprio per proteggere la verità, ma nel modo sbagliato. L’ha protetta per paura che la verità fosse soggetta alla ricerca, e per fare questo ha fatto sì che, ad ogni polemica, seguisse subito una dogmatizzazione della verità: ingabbiarla, renderla intoccabile, dicendo che non era più soggetta a discussioni. Ogni dogma chiudeva ogni possibilità di ulteriore ricerca. Ogni dogma metteva un marchio sulla verità, un sigillo, il copyright. Proprietà privata! Anche la struttura, anche il potere, anche gli organismi vari erano tutti in funzione di una verità dogmatica, per proteggerla, ma da che cosa? Ecco il punto. A che serve proteggere la verità, quando la verità, stretta in un dogmatismo chiuso ad ogni Novità, diventa inutile, sterile?

Appropriazione.  Sta qui un grosso equivoco. Il più grande equivoco della religione. Fare cioè della verità un privilegio, una sua proprietà. Anche l’errore della Chiesa sta qui: nel non capire che la verità è fuori di ogni schema, di ogni struttura, di ogni religione: la verità, se possiamo trovarle una casa, abita nell’Universo, è disseminata nell’Universo. La religione casomai dovrebbe aiutarci a scoprirla nell’Umanità e nell’essere umano in quanto essere umano. Così la Chiesa che non deve perciò ritenersi l’unica casa dove abita la verità.

Verità che salva. Proprio in nome della verità che si è fatta dogma da proteggere tra quattro mura, nelle sue formulazioni più restrittive, in una rigidità di vocabolario al limite del fondamentalismo più bieco, la Chiesa è dovuta ricorrere ad ogni mezzo per garantire la verità, la “sua” verità, bruciando libri ritenuti pericolosi, mandando al rogo gli eretici o ritenuti tali, sospettando di tutto e di tutti, chiedendo vergognosi giuramenti prima di assumere certe cariche ecclesiastiche, minacciando scomuniche. La verità-dogma ha giustificato porcherie, torture, emarginazioni. E poi ha avuto, e tuttora ce l’ha, la spudoratezza di parlare di una verità che salva! Sì, in realtà sta proprio qui il valore della verità rivelata: verità che salva. E come si può parlare di verità salvifica quando non si è fatto altro che voler a tutti i costi salvare la verità da ogni tentativo di ricerca? E la ricerca della verità non consiste forse nel dare alla verità più possibilità di salvezza?

Verità da ricercare. Il peccato più grosso della Chiesa è stato quello di boicottare ogni ricerca della verità, e perciò di togliere all’Umanità di camminare nella storia della salvezza. E per salvezza intendo libertà, democrazia, progresso, sviluppo, umanesimo. La verità è nell’Universo in ogni sua particella, in ogni suo respiro. Il vero credente è colui che guarda il mondo intero, e allarga le sue possibilità di vivere in libertà. Il vero credente è colui che dubita di ogni dogma come ostacolo alla ricerca. La verità è ricerca. Il vero credente è colui che teme le strutture troppo rigide. Casomai le prende per sviluppare con più forza la sua ricerca di una verità che è infinita, e se è infinita non può essere chiusa tra quattro mura, o in un dogma. La Chiesa non deve temere le ricerche nel campo scientifico o filosofico, e non deve allearsi con le teorie che fanno comodo alle sue dottrine. E tanto meno la Chiesa deve mettere sotto sigillo la teologia che, come dice la parola, è lo studio sulle verità che riguardano Dio. Studiare non è solo imparare a memoria formule già precostituire, ma approfondire ovvero ricercare la verità divina. Non si chiede alla Chiesa il permesso di cercare, ma il diritto di cercare, perché la verità è ricerca. Ma la Chiesa stessa ha il dovere di mettersi in ricerca, di uscire da se stessa come struttura, perché la Verità non è la Chiesa.

Farsi guidare dalla profezia. Allora – se sono stato chiaro – il vero peccato della Chiesa è di fondo, strutturale: in due mila anni non ha fatto altro che ridurre le verità in formule, in dogmi, e ha condizionato tutto in funzione di una dottrina asettica, priva di salvezza e non si è accontentata di ingabbiare le verità religiose, ma la verità in sé, mortificando la ricerca nel campo scientifico e filosofico. Qui potrei parlare di un crimine di cui oggi paghiamo le conseguenze. Ha ucciso l’umanesimo, il rinascimento, l’illuminismo, la civiltà. Qualcuno obietterà: la Chiesa nei momenti bui della storia è stata come un faro, ha lasciato orme di santità, è stata talora l’unica testimonianza di quella carità sociale che ha dato speranza ai più deboli. Tutto vero! Non vedo tuttavia un rapporto vitale tra la dottrina e la carità, c’è sempre stato un grande divario tra la profezia e una dottrina tanto rigida quanto disumana. Il bene sociale è stato lasciato nelle mani di un volontariato coraggioso e talora eroico, mentre la dottrina ha tenuto la Chiesa ingessata, a freno, sempre in ritardo sul progresso umano. Se la carità illuminava il cammino, il dogma spegneva il giorno. Ma la carità senza la profezia è puro pragmatismo del momento. Se si vuole incidere sul progresso dell’Umanità, occorre farsi guidare dalla Profezia, ma la Profezia ha sempre trovato ostacoli nella Chiesa, la quale invece dava credito alla dottrina, chiusa all’Umanità. La Profezia cammina, la dottrina è immobile. La profezia è vita, la dottrina è morta.

Basta il volontariato? Vorrei concludere con una domanda molto attuale: di tutta la secolare dottrina-dogma della Chiesa che cosa oggi è rimasto? Sì, la carità continua la sua strada, per fortuna, anche se il volontariato ha perso parecchio della profezia di un tempo, profezia legata anche alla gratuità del gesto, ma basta il volontariato per dare più futuro a questa società che sembra in balìa della demenza più atroce e della follia più cieca? Un volontariato cristiano, tra l’altro, che è una contraddizione: cerca di sanare o di alleviare le ferite di una politica economica che la Chiesa stessa sostiene! E la Chiesa insiste nelle sue battaglie per proteggere principi assurdi che non stanno né in cielo né in terra, nel campo soprattutto della morale e della bioetica, e difende una politica che ogni giorno si diverte a strozzare la libertà del nostro essere umano. La verità vi farà liberi! Mio Dio, ma quale verità? Se in realtà non ci sentiamo oggi per nulla liberi, quale verità abbiamo finora predicato? E perché ci ostiniamo a predicare una verità che non libera affatto?

Fonte: http://www.dongiorgio.it/scelta.php?id=1493&nome=omelie


Blog su WordPress.com.