Brianzecum

agosto 17, 2008

2,1-3,6 LA NOVITÀ DELL’EVANGELO

Vino nuovo in otri vecchi è la nota contraddizione citata da Gesù per indicare la grande novità che lui rappresenta: una novità non solo cronologica (mai sentita prima), ma qualitativa, escatologica, qualcosa che rigenera e ringiovanisce. Ma cosa rappresenta il vino e cosa gli otri? Marco lo spiega con una serie di vicende che tracciano una progressione logica (2,1-3,6). Prima della rivelazione completa sulla croce, Gesù rivela la sua grande verità – quella di essere il Messia, il figlio di Dio – solo in modo sommesso e discreto, forse per evitare di essere scambiato per un messia terreno, secondo le attese del popolo. Operando i miracoli, svela capacità non comuni; con la guarigione del paralitico e la successiva rimessione dei peccati per la sua fede, dimostra agli scribi (intellettuali) la propria divinità, poiché solo Dio può rimettere i peccati. Non riconoscendolo, gli scribi lo accusano di bestemmia.

Scandali per i benpensanti. Un secondo “scandalo” dà Gesù agli scribi, sedendo a mensa assieme a pubblicani (esattori, di solito corrotti) e peccatori. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (2,17) risponde Gesù agli scribi. Un’altra provocazione riguarda i discepoli di Giovanni e i farisei che digiunavano, mentre quelli di Cristo non osservavano questa pratica. La risposta è che i figli dello sposo non digiunano mentre lo sposo è con loro, digiuneranno quando sarà loro tolto. Infine i farisei si scandalizzano di fronte alla libertà di Gesù e dei suoi di operare miracoli e procurarsi cibo anche nel giorno di sabato: Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (2,27) risponde Gesù.

Resistenza alla novità. Si configura così una progressione di tre novità che introducono la radicale novità evangelica: “il perdono dei peccati (basta la fede per appartenere al Regno); il crollo delle divisioni (Gesù sta a tavola con tutti); la libertà del credente di fronte al digiuno e al sabato”[1]. Ma “gli uomini fanno resistenza alla novità. Con le sue parole sul vecchio e sul nuovo, Gesù individua una prima fondamentale resistenza all’accoglienza del suo messaggio: si può rifiutare la conversione evangelica in nome dell’equilibrio (la saggezza!) e della tradizione: due valori più che sufficienti a mettere in pace la coscienza. Equilibrio e tradizione significano in questo caso attaccamento al proprio schema e rifiuto a rinnovarsi.”[2]

Il radicale rinnovamento evangelico parte dal ribaltamento dell’idea di Dio che spesso gli uomini si costruiscono a propria immagine: un Dio lontano, vendicativo. Invece “in Gesù si rivela un Dio per noi: ecco la novità. Ma gli uomini sembrano rifiutare un Dio che li ama e che li libera. Decidono di toglierlo di mezzo. Sembrano preferire un Dio che li spadroneggi.”[3] Solo un uomo radicalmente rinnovato al suo interno può contenere il “vino nuovo” dell’evangelo; solo passando da questo rinnovamento potranno essere abbattute le barriere religiose che gli uomini hanno eretto tra loro, perché non hanno ascoltato il radicale messaggio di Cristo.


[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pag. 54.

[2] ivi

[3] ivi, pag. 55

Per la riflessione:

-perché Gesu rivela di essere il Messia solo in modo sommesso e discreto?

-scandali e ribaltamenti per i benpensanti;

-tre novità per introdurre alla radicale novità evangelica;

-equilibrio e tradizione per opporsi alla novità;

-un Dio per noi, ecco la novità.


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