Brianzecum

giugno 19, 2013

CURARE LE CAUSE PROFONDE DELLA CRISI

UNA FIDUCIA ECCESSIVA NELLA TECNICA, CHE CI ALLONTANA DALLA REALTÀ, DALLA TRADIZIONE E DAI VALORI UMANI

da una lezione del prof. Mauro Magatti*

La fiducia  è un fattore essenziale nella società moderna, e può illuminarci sugli avvenimenti riguardanti l’attuale crisi mondiale. Come è noto, le prime avvisaglie si sono manifestate negli Stati Uniti nel 2007, con l’insolvenza di alcune banche americane. In precedenza, disponendo di molta liquidità, avevano erogato mutui per l’acquisto della casa anche a persone povere, disoccupate e facilmente insolventi, confidando in un complesso sistema di ripartizione e riassicurazione dei rischi. I debiti a rischio (subprime) venivano inseriti, assieme ad altri debiti di buona qualità, in titoli complessi, i quali a loro volta venivano raggruppati in titoli ancora più complessi, e così via, fino a rendere pressoché impossibile una loro valutazione. Una debolezza congiunturale, con diversi casi di disoccupazione, ha reso manifestamente insolventi molti mutuatari, costringendo le banche a vendere le loro case (ipotecate). L’aumento dell’offerta di case ne ha determinato il crollo del valore di mercato, anche al di sotto del loro valore iniziale. Così diverse banche sono arrivate all’orlo del fallimento, e alcune sono state lasciate fallire, in omaggio alla dominante ideologia liberista.

Infarto.  Questo però ha gettato il panico nel mondo finanziario e Obama ha capito che era il caso di intervenire pesantemente per evitare danni ancor peggiori. Infatti la crisi si è manifestata come un infarto che ha colpito il cuore della finanza mondale: Wall Street. Una cosa gravissima, che rischiava di far crollare tutto il sistema finanziario ed economico del globo. Questo era basato su un’enorme quantità di debiti, nonché su una spregiudicata esposizione delle banche, rispetto ai depositi, alla ricerca di guadagni sempre più alti e rapidi. Un infarto gravissimo che poteva portare alla morte del malato – cioè di tutti noi. L’infarto è stato fermato con un farmaco salvavita, cioè stampando qualcosa come 800 miliardi di dollari: avevano essenzialmente la funzione di ristabilire la fiducia nella gente, specificamente la fiducia che lo Stato americano fosse in grado di controllare la situazione, fosse il pagatore di ultima istanza.

Europa.  Poi la crisi è arrivata in Europa, dove però non c’è uno Stato unico, come quello americano. Difficoltà e problemi sono stati maggiori e più complessi: si sono avute speculazioni finanziarie persino contro l’euro; la liquidità erogata come farmaco salvavita è stata probabilmente ancor più abbondante che in America. Sostanzialmente si è avuta la contrattazione tra la Germania e i paesi del Sud (PIGS, sinonimo di maiali, o meglio PIIGS se si include anche il nostro paese). Facile comprendere chi ha avuto la meglio: il colosso tedesco, con la politica del rigore, contrapposta a quella interventista di ispirazione keynesiana. Tuttavia alla fine si è avuta la dichiarazione di Draghi che la BCE sarebbe comunque intervenuta in ultima istanza: sempre per ristabilire quel fattore fondamentale che si chiama fiducia.

Per superare un infarto  non basta somministrare un farmaco salvavita: bisogna curare l’organo cardiaco (chirurgicamente se necessario) e soprattutto modificare gli stili di vita (spesso caratterizzati da incongrui stili alimentari, ricchi di cibi-spazzatura). Fuor di metafora bisogna scoprire le motivazioni di fondo della crisi, strutturali e psicologiche, prima dell’evento finanziario che l’ha fatta scoppiare (ampia documentazione in CRISI ECONOMICA). Qui ci soffermiamo su un aspetto soltanto. Cos’è che ha spinto le banche a indebitarsi anche con persone facilmente insolvibili? Una eccessiva fiducia in uno strumento tecnico (l’inserimento dei loro crediti in titoli complessi e la loro vendita a ignari risparmiatori). Ma la stessa deregulation economica e finanziaria, che è all’origine della crisi, cos’è se non la fede che questo strumento tecnico anonimo che è il mercato sarà in grado di risolvere tutti i nostri problemi collettivi a prescindere da ogni volontà politica?

Fede nella tecnica:  si tratta di un fattore che possiamo riscontrare anche in altri campi della nostra modernità. Si pensi al riscaldamento climatico e ai rischi di irreversibilità: perché mai politici, imprese, gente comune non prendono sul serio questo pericolo? Per l’esistenza, più o meno inconscia, della fiducia che la tecnica sarà in grado di risolvere il problema quando sarà diventato grave. Così per l’energia atomica e lo smaltimento delle scorie. Un cenno particolare merita la bioetica, dato che la tecnica sarà sempre più applicata anche al nostro corpo. Gli ospedali si stanno trasformando in strumenti dove si entra con dei difetti e se ne esce messi a nuovo, grazie alla tecnica. Quella sanitaria è però una tecnica che più si sviluppa, più crea la propria domanda: in Italia la sanità rappresenta circa il 12% del PIL, negli Stati Uniti quasi il doppio: il 20%. Per evitare che la sanità diventi ingovernabile, oppure privilegio dei soli ricchi, si dovranno mettere in atto strumenti di prevenzione primaria, come l’adeguatezza della dieta: tornando, ad es. alla dieta della nostra tradizione: quella mediterranea. “Custodire la tradizione non è adorare le ceneri, ma trasmettere il fuoco”, diceva Malraux. Anche nel campo della salute la fede nella tecnica – che spesso assomiglia a una vera e propria fede religiosa – rischia di essere malriposta.

Il dogma  che sta dietro la nostra società tecnologica è che tutto ciò che è reso possibile dalla tecnica è di per sé legittimo. Così si è creato un sistema tecnico globale che si autogiustifica e che, alla fine, prescinde dalla realtà. Per questo si sono ignorati i limiti dello sviluppo – di ordine sociale, ambientale… – ci si è allontanati dai valori umani, dalle tradizioni, le radici ecc. Ed ecco l’esito: la crisi economica, dovuta essenzialmente all’avidità e imprevidenza del mondo finanziario, viene pagata in ultima analisi dai più deboli: giovani, lavoratori anziani, paesi e aree depresse… Tuttavia la crisi potrà avere un risvolto positivo se ci richiamerà ad anteporre l’umanità all’economia. Bisogna rifare quello che ha fatto Keynes nel secolo scorso: ricollegare l’economia alla società.

*dal titolo: La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto; 9 febbraio 2013, corso di formazione alla politica dei Circoli Dossetti. Testo non rivisto dal Relatore. Fonte: http://www.dossetti.com/corso/corso%202013/201304magatti.html

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