Il potere logora chi non ce l’ha. Lo diceva un anziano uomo di potere della nostra “serva Italia”, come l’ha chiamata Dante. Forse sarebbe meglio parlare esplicitamente di servilismo degli italiani, sempre pronti ad applaudire acriticamente il vincitore di turno. Questo servilismo, più o meno attinente alla presenza mafiosa, potrebbe spiegare come sia possibile che nel nostro paese appaia contraddetta persino un’altra sentenza della sapienza universale, secondo la quale è possibile ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma è ben difficile ingannare molte persone per molto tempo. Possiamo dunque ritenere di validità più generale l’affermazione che risale a quasi tre secoli fa: Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente. Montesquieu è partito da questa considerazione per elaborare la sua teoria della separazione dei poteri, ormai affermatasi universalmente. Come è noto si tratta del potere legislativo (fare le leggi), del potere esecutivo (farle eseguire) e del potere giudiziario (giudicarne i trasgressori). Condizione oggettiva per la libertà e la democrazia è che questi tre poteri statuali non siano concentrati nelle stesse mani, ma affidati a persone diverse e indipendenti. È su questa separazione che si regge il moderno stato di diritto, dove tutti sono sottoposti alla legge, compresi i governanti. La mentalità mafiosa rifiuta anche questa subordinazione alla legge. La separazione dei poteri è pure la base del costituzionalismo universale, che viene di solito fatto risalire al 1776, con la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.
Le novità. Una difficoltà nell’applicazione di questo classico schema di articolazione del potere pubblico può derivare oggi dall’allargamento del ruolo del settore privato rispetto a quello pubblico. Ciò che non era pensabile 60 anni fa, quando fu redatta la nostra Costituzione repubblicana – e tanto meno ai tempi di Montesquieu – è che il potere privato potesse raggiungere una concentrazione tale da poter insidiare anche lo stesso potere pubblico (basta pensare che certe multinazionali possono avere budget molto superiori anche a quelli di stati di media grandezza). Il potere economico può prevaricare sui diversi poteri statuali, imponendo i propri interessi sul bene comune. Causa ed effetto di questa prevaricazione può essere il potere mediatico, in Italia concentrato nelle mani di un ben noto personaggio. Grazie ad esso si va sempre più verso la politica-spettacolo, nella quale non contano più le idee, le capacità, l’onestà dei candidati, ma il numero di apparizioni in televisione, la brillantezza delle battute, gli spot e simili. In altri termini conta l’apparenza, non la realtà: una delle caratteristiche più significative del fascismo. Così si sceglie il partito come si sceglie la squadra del cuore: senza nessun fondamento razionale. Ma la prevaricazione del potere mediatico può essere assai più rilevante se si pensa che è in grado di determinare gli argomenti su cui concentrare l’attenzione, magari per nascondere altri aspetti della vita pubblica o privata, fino a dettare di fatto le priorità sociali (consumismo, paura dello straniero, ecc. ecc.).
L’intreccio tra poteri: economico, mediatico e quelli statuali, costituisce forse il massimo pericolo per la democrazia, specie nel nostro paese. Come non pensare che se ne parla poco proprio perché è uno dei temi che il potere vuole nascondere, così come quello del conflitto di interesse, del cumulo delle cariche o altri ancora? Nelle mani del presidente Berlusconi, oltre al potere esecutivo, si concentra oggi il potere legislativo, dato che la maggioranza è spesso “blindata” su ciò che è nel suo interesse, tanto che la funzione dei parlamentari e dei partiti è oggi sminuita come non mai. Superfluo poi parlare del potere mediatico e di quello economico dell’uomo più ricco del paese. Resta il potere giudiziario, nel quale fortunatamente non tutti i giudici sono berlusconiani. Ma i tentativi di sottomettere anche il potere giudiziario al suo controllo sono noti e ripetuti. Siamo comunque di fronte ad una concentrazione del potere del tutto inedita nel mondo, che farebbe sobbalzare ogni spirito democratico, se non obnubilato da una televisione alienante o da una mentalità mafiosa.
La separazione dei poteri, in definitiva, non è solo un problema di giuristi o costituzionalisti. Ogni persona di buon senso lo può comprendere. Il grande teologo protestante Bonhoeffer, impiccato nel 1945 per aver cospirato contro Hitler, ne ha intuito nella prigione nazista un fondamento teologico: accaparrarsi tutti i poteri è la bestemmia di chi vuole mettersi al posto di Dio.