Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo (1,15). Questa, secondo Marco, la sintesi della predicazione di Gesù in Galilea, dove era rientrato dopo essersi fatto battezzare da Giovanni nel Giordano e dove aveva iniziato la sua vita pubblica. La frase riportata è forte e densa di significati profondi (fa parte dei primi 20 versetti considerati un prologo all’intero vangelo). Cerchiamo di coglierne alcuni aspetti. Anzitutto notiamo che il Vangelo parte dalla Galilea (dove pure si concluderà con le apparizioni del Risorto): una regione di Israele scismatica e lontana dal centro (Gerusalemme e Giudea). Viene sottolineata così, già dall’inizio, la dimensione “al margine” dell’annuncio evangelico.
Il tempo è compiuto è una affermazione molto impegnativa sul piano teologico: significa che è finita l’attesa messianica dei profeti e del popolo (che è sempre tentato di riempirla delle proprie speranze e di modellarla sui propri schemi). Con Gesù, il Messia, si avvicina il “Regno di Dio” e si conclude la Rivelazione: dopo di lui non ce ne sarà altra. Il Regno di Dio indica la giustizia e l’azione salvifica e definitiva di Dio nella storia. “L’annuncio di Gesù ha un tono di gioia e insieme di urgenza. In secondo luogo, la proclamazione di Gesù (tutto il racconto evangelico lo dimostrerà) è universale: egli rivolge l’appello a tutti coloro che, comunemente, erano ritenuti fuori dalla gioia messianica, esclusi: i poveri, i peccatori, i piccoli, gli stranieri.”[1]
Convertitevi e credete al vangelo: è la conseguenza, per gli uomini, dell’annuncio di cui sopra. Si tratta di due aspetti che concretizzano la sequela a Gesù. Merita in particolare soffermarsi sulla conversione, che potrebbe essere la parola chiave di tutto il vangelo. Conversione può voler dire sia un tornare indietro, una svolta a U sulla strada che stiamo percorrendo (come i discepoli di Emmaus), sia un tornare alle origini, cercando quale era il disegno di Dio (nel caso, ad es. del matrimonio monogamico). La strada che percorriamo deve essere la sequela a Cristo: se non c’è lui al centro, ma il nostro io o altre esperienze, anche religiose, ci vuole la conversione. Ecco perché talvolta una certa esperienza religiosa è il più grande ostacolo all’incontro con Gesù (è il caso ad es. dei farisei). L’esperienza del vangelo stabilisce un rapporto personale con Lui. Un esempio di conversione è contenuto nei versetti immediatamente successivi (16-20) con la chiamata dei primi discepoli.
Pescatori di uomini. Gesù chiama i primi discepoli non perché sono più religiosi, intelligenti, colti, sensibili o altro: infatti l’ambiente da cui sceglie è la quotidianità di persone che lavorano manualmente (pescatori nel “mare di Galilea”, cioè il lago di Tiberiade). Non dà contenuti dottrinali, ma solo richiede la sequela a Lui. La chiamata, come la fede, è gratuita. Richiede però un distacco radicale. “Non si tratta di lasciare le reti o un lavoro, ma più a fondo – come si chiarirà lungo il vangelo – si tratta di lasciare le ricchezze (10,21), di abbandonare la strada del dominio e del potere, di smantellare quell’idea di Dio che noi stessi abbiamo costruito a difesa dei nostri privilegi (8,34).”[2]
Questa radicalità evangelica è molto importante sul piano ecumenico. Pescatori di uomini significa propriamente che il loro ambito di azione non sarà più il lago ed i pesci, ma l’umanità intera. Così sono abilitati ad annunciare a tutti la parola, che potrà far uscire gli uomini da uno stato di opacità e diventare più uomini. Anche le chiese cristiane, che proseguono l’opera dei discepoli, hanno bisogno di conversione. Non devono porsi come maestre, né devono indicare norme da seguire. Norma e maestro è Gesù, che va riscoperto nella sua umanità, nella sua incarnazione. Credere nel vangelo, convertirsi per mettersi alla sua sequela e incarnarlo nel quotidiano, sono le vie sicure verso l’ecumenismo.
[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pagg. 32-33.
[2] Ivi, pag. 35.
Per la riflessione:
-cosa significa che il tempo è compiuto;
-convertitevi e credete al Vangelo;
-perché una certa esperienza religiosa può essere ostacolo all’incontro con Gesù?
-smantellare l’idea di Dio costruita a difesa dei nostri privilegi;
-quale radicalità evangelica.
