Brianzecum

agosto 17, 2008

1,21-45 FARE, NON SOLO DIRE

Quel sabato, nella sinagoga di Cafarnao dove aveva preso la parola (chiunque ne aveva possibilità), Gesù parlava come chi ha autorità, e non come gli scribi (1,22). Gli scribi mutuavano l’autorità del loro insegnamento dalle Scritture, dalla tradizione, da altri. Invece la parola di Gesù ha in sé la sua forza, non rimanda ad altri. Un importante motivo di questa autorevolezza è che Gesù non parla soltanto, ma opera; la sua non è solo parola ma anche gesto: gesto che libera e guarisce. La guarigione della suocera di Pietro (1,29-31) è uno di questi gesti; il fatto che subito lei si mise a servirli evoca, dopo una resurrezione (la fece alzare), un cammino sulla strada del servizio. Un servizio che può far nascere un senso critico nei confronti di certe forme di specializzazione o divisione del lavoro.

La cacciata dei demoni è un altro esempio dei gesti di Gesù. Inoltre li scaccia con un semplice ordine, senza passare dai lunghi riti, anche con risvolti magici, degli esorcisti di quei tempi. Si ha qui il primo incontro di Gesù col male. Il male non viene solo dagli uomini, ma anche dai demoni, distruttori della creazione. Questi conoscono chi è quel Gesù che li vincerà, e l’evangelista approfitta di loro per rivelarcelo: i demoni sono i primi teologi, perché appunto, rivelano la sua divinità – sia pure in modi e tempi inopportuni, tanto da meritarsi il rimprovero di Cristo. Il discorso dei demoni ci può lasciare piuttosto scettici, perché riferito a tempi lontani, quando ad es. non si sapeva individuare e curare la malattia psichica. Ma gli effetti del maligno sono tutt’altro che scomparsi. La distruzione della creazione appare oggi follemente accelerata, magari ad opera di noi stessi e del nostro consumismo. Ancora ci può essere un uso improprio della verità, ma forse è assai più frequente, semplicemente, la sua negazione (basti pensare alla pubblicità e alle distorsioni mediatiche della realtà). Per non parlare della fiducia nella tecnologia o nella guerra… Il diavolo, davvero, è ancora tra noi.

Non rivelare anzitempo. Ai demoni, così come a chi ha beneficiato con guarigioni miracolose, Gesù impone di non parlare di quanto ricevuto e di tacere sulla sua divinità: una divulgazione anticipata potrebbe compromettere il progetto messianico. Analogamente “Gesù percorre tutte le strade della Galilea in cerca delle folle, per predicare (1,39), e tuttavia sfugge all’assalto della folla ritirandosi in luoghi solitari (1,45).”[1] Sembrerebbero atteggiamenti contradditori. In realtà “Egli cerca le folle ed è solidale con la storia, ma deve anche prendere le distanze dagli equivoci che le folle e la storia contengono, dalle strumentalizzazioni che esse vorrebbero porre al disegno di Dio. (..) Egli è venuto ad annunciare il Regno, non a fare i comodi miracoli che gli uomini vorrebbero.”[2] I miracoli non sono la cosa principale, sono al servizio della fede e non ne eliminano la logica. Sono al servizio di un Dio che si rivela sulla croce, quindi non eliminano la croce, ma rivelano che solo nella croce è presente la vittoria di Dio.

In conclusione una fede miracolistica non è la fede che ha insegnato Gesù: attiva, attenta alle esigenze del prossimo e alla salvaguardia del creato, che non separa parole e opere, preghiera e azione. Il movimento ecumenico non può prescinderne. Queste pagine del vangelo di Marco inducono a imitare Gesù nel suo comportamento mite e schivo, che giunge persino a nascondere i propri meriti (miracoli). Spingono al contempo a stigmatizzare i comportamenti demoniaci di chi sfrutta e domina il prossimo, esalta i propri meriti, mente, vuole la guerra, compromette la natura… Non si può avere ecumenismo senza pace, giustizia e salvaguardia del creato.


[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pag. 46.

[2] Ibidem, pag. 47

Per la riflessione:

-autorevolezza di Gesù non mutuata da altri;

-non parla soltanto ma opera;

-sulla strada del servizio;

-la cacciata dei demoni, che rivelano la sua divinità;

-il diavolo è ancora tra noi?

-non rivelare anzitempo;

-una fede non miracolistica.


Blog su WordPress.com.