Brianzecum

novembre 9, 2011

CRITERI E MODELLI DI ADULTITÀ

“USCIRE DI CASA” ASSUMENDOSI RESPONSABILITÀ

Diverse discipline. La biologia considera adulto l’individuo arrivato alla maturità sessuale e riproduttiva. In medicina solitamente si fa collocare la fase adulta con l’arresto della crescita, che può porsi, secondo attendibili ricerche, nella femmina intorno ai 22-24 anni, nel maschio intorno ai 26-28. L’accrescimento, infatti, prosegue dopo la maturazione sessuale e coinvolge soprattutto la struttura ossea. Con la fine del processo di accrescimento inizia la fase di degradazione cellulare, detta di invecchiamento. Il diritto semplifica radicalmente, considerando adulto chi ha raggiunto la maggiore età. Infine la psicologia richiede che sia raggiunto il completo sviluppo non solo sessuale o fisico, ma anche psichico, su cui si tornerà poco oltre.

Dilatazione dell’adolescenza.  L’età adulta si colloca successivamente all’adolescenza. Oggi si parla di una vera e propria dilatazione dell’adolescenza, in entrambe le direzioni: mentre tradizionalmente essa veniva ricompresa nella fascia tra i 13 e i 19 anni, oggi si ritiene cominci addirittura prima della pubertà a causa degli stimoli determinati dai processi di mediazione simbolica – quelli indotti dai mass media – e che duri per molto più tempo rispetto al passato. La causa va ricercata sia in fattori sociali (difficoltà di rendersi indipendenti economicamente al fine di affrancarsi dalla famiglia d’origine, fuoriuscita dalla famiglia d’origine senza creare parallelamente un nuovo nucleo familiare) sia in problematiche soggettive diffuse e almeno in parte determinate dai fattori sociali stessi (mancanza del senso di responsabilità, difficoltà all’autorealizzazione, incertezza verso il futuro, proroga degli stili di vita e dei comportamenti di consumo acquisiti durante la fascia tradizionalmente considerata adolescenziale). È ovvio che questa dilatazione dell’adolescenza comporti ulteriori fattori di difficoltà nella definizione di adultità.

Il termine adultità  è stato coniato di recente, in questo contesto sociale. Indica ovviamente condizioni e qualità che caratterizzano l’adulto. In un certo senso invita a parlare di questa età di cui, al contrario, pochissimo è stato detto, tanto da poter far pensare a una sorta di vera e propria rimozione. Parlare dell’età adulta significa anzitutto problematizzare l’idea tradizionale di adulto, inteso come individuo la cui crescita è già compiuta, che ha raggiunto la piena maturità psicosomatica, il culmine delle capacità di rendimento e di attitudine. Si verifica invece che questa pure è un’età in evoluzione e cambiamento. Parlare di adultità vuol dire cercare in cosa consista la maturità. Può sostanzialmente discutere sui modelli da perseguire o sugli obiettivi da raggiungere. Si arriva quindi ad aspetti filosofici e teologici.

L’uomo diventato adulto  è colui che si serve della propria ragione senza la guida di un altro”: così Kant nel ‘700 ha definito l’adulto. Dando peraltro occasione alla predicazione cattolica della Restaurazione di bollare questa proclamata autonomia dell’uomo adulto come ribellione contro Dio. In quei tempi si parlava di obbedienza della fede, fondandola sul nesso di dipendenza della creatura dal Creatore. Si arrivava alla netta distinzione tra chiesa docente e chiesa discente, tra pastori e pecore, esaltando per queste ultime, il “sacrificio dell’intelletto”. Il grande teologo protestante Bonhoeffer – impiccato nel 1945 per essersi impegnato nella vita politica cospirando contro Hitler – ha mostrato come non debba mai essere richiesta all’uomo la rinuncia a usare l’intelletto. Ha pure avanzato un criterio per definire l’adultità in campo teologico. Il cristiano adulto è tale non certo se ha risposte pronte in campo scientifico, etico o metafisico, ma se si carica della miseria umana, partecipando alle sofferenze del mondo. Il martirio di Bonhoeffer, consumato nell’incomprensione della sua chiesa, ci mostra, più di ogni discorso, come questo criterio consista nell’amare gli altri, se necessario fino alla morte.

Modello cristiano di adultità.  Una metafora tratta dalla vita di Gesù, può ulteriormente illustrare questa idea teologica di adultità. Quando, diventato adulto, esce di casa, Gesù dà inizio a una nuova fase della propria vita: dalla fase formativa, trascorsa in famiglia, taglia con quest’ultima il “cordone ombelicale” e assume le proprie responsabilità nella vita, comprese quelle nei confronti dei familiari. Senza rinnegare nulla di quanto ricevuto, passa alla fase adulta, tagliando ogni forma di dipendenza, anche psicologica, dalla famiglia d’origine. Gli screzi narrati nel vangelo, dovuti all’incomprensione dei familiari stessi, testimoniano di questo taglio definitivo del cordone ombelicale, pur nell’immutato affetto, fedele e riconoscente. Analogo dovrebbe essere il comportamento dei cristiani “adulti” nei confronti delle loro Chiese o Movimenti che li hanno “svezzati” alla vita di fede.

Per riflettere:

-criteri di adultità in diverse discipline;

-dilatazione dell’adolescenza;

-definizione di Kant di uomo adulto;

-obbedienza della fede e sacrificio dell’intelletto;

-definizione di Bonhoeffer di cristiano adulto;

-significato del suo martirio;

-modello cristiano di adultità;

-metafora dell’uscita di casa di Gesù;

-dalla fase formativa alla fase adulta;

-taglio del cordone ombelicale:

-alla sequela non di un Gesù bambino;

-ma di un rabbi itinerante perché uscito di casa;

 

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