Brianzecum

agosto 18, 2008

8,27-9,13 VIA DELLA CROCE E DESTINO DI FELICITÀ

Chi dite che io sia? (8,29): questa domanda sull’identità di Gesù è centrale nel Vangelo di Marco, segnando l’inizio della seconda parte, quella dedicata alla passione, morte e risurrezione. L’importanza deriva dal fatto che la risposta illumina anche sull’identità dei cristiani. Viene evocata la figura dei profeti, cioè di coloro che denunciano le oppressioni e le ingiustizie, indicando – senza alcun condizionamento – le vie per un mondo migliore. Gesù è molto vicino ai profeti, ma è qualcosa di più. La risposta di Pietro: tu sei il Cristo, cioè il Messia, è formalmente quella giusta, ma Pietro, come anche gli altri apostoli, avevano in mente una messianicità facile, rapida, basata sui miracoli e la conquista del potere: sostanzialmente la stessa che gli era richiesta dal tentatore e dalle folle. Il progetto divino per la redenzione dell’uomo era diverso: una via lunga e faticosa, che passa attraverso l’ignominia della croce e porta alla liberazione dall’interno della persona e della società.

Felicità, nostro destino. La conferma sulla validità del progetto divino, che Gesù sta per abbracciare, è contenuta nel successivo episodio della Trasfigurazione sull’alto monte. “È un momento di felicità perfetta (..). La storia della Trasfigurazione di Gesù dice che, per essere felici, bisogna accedere a una certezza sempre più chiara intorno alla missione della propria vita[1]. La voce del Padre nella nube, come già nel battesimo di Gesù all’inizio della sua vita pubblica, ne dà conferma. Inoltre “la Trasfigurazione diventa la rivelazione non solo di ciò che Gesù sarà, dopo la croce, ma di ciò che Egli è, lungo il viaggio verso Gerusalemme.”[2] Altri fattori di questa gioia intensa possono essere: la metamorfosi, il cambiamento; la presenza dei tre[3] discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che saranno le colonne portanti della missione cristiana nel mondo, nonché di Mosè ed Elia, i quali rappresentano la radice ebraica e forse anche i valori della liberazione dalla tirannia straniera e dagli idoli.[4] In definitiva la Trasfigurazione è un’anticipazione profetica della meta dell’uomo, la conferma che la felicità è il nostro destino, la nostra vocazione profonda.

Possono coesistere gioia e croce? Per lunghi secoli si è risposto a questa contraddizione recependo la distinzione platonica tra corpo e anima. Ma l’uomo non è né può mai diventare un angelo: il corpo è fondamentale per l’uomo, anche nell’al di là; né la Bibbia ha mai operato questa separazione. Anche la separazione tra vita presente e vita futura può portare a grosse aberrazioni, come l’accettazione delle ingiustizie in vista di una ricompensa nell’altra vita (religione oppio dei popoli) ed è forse anche all’origine di fenomeni oggi incredibili, come l’inquisizione o la caccia alle streghe. Il Concilio vaticano II ha fatto giustizia di queste ed altre artificiose separazioni, recependo anche critiche provenienti dalla riforma protestante – da vedersi spesso come sollecitazioni profetiche. L’apertura alla profezia – urgente priorità per ogni chiesa e ogni uomo – nonché la risposta alla contraddizione tra gioia e croce, possono essere trovate in altre affermazioni di questo brano: chi vorrà salvare la propria vita la perderà (8,35), perché la vita va progettata in funzione degli altri, del loro bene spirituale e anche materiale, della liberazione da tiranni e idolatrie – oggi così diffusi, invadenti e camuffati; rinneghi sé stesso (8,34), cioè accetti, “a differenza di Pietro, il progetto messianico di Cristo”[5], scoprendo la gioia che deriva dalla certezza della propria vocazione nell’ambito del progetto divino.



[1] E. Drewermann, Il Vangelo di Marco, immagini di redenzione, Queriniana, Brescia 1994, pag. 88.

[2] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella, Assisi 1985, pag. 131.

[3] “Nella psicologia del profondo il numero tre significa l’unità della personalità maschile”. E. Drewermann, ivi.

[4] E. Drewermann, cit, pagg. 248ss.

[5] B. Maggioni, cit, pag.128.

Per la riflessione:

-messianicità facile: miracolistica e di potere;

-progetto divino che porta alla liberazione dall’interno;

-trasfigurazione come certezza della propria missione e anticipazione profetica del destino di felicità;

-contraddizione tra gioia e croce.


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