Brianzecum

agosto 22, 2008

2,1-3,20 IMPEGNATIVO VANTAGGIO DEI GIUDEI

Empietà, idolatria, ira di Dio, degrado morale – cioè gli aspetti negativi con cui Paolo inizia la sua lettera, per poter poi maggiormente far risaltare l’annuncio positivo della salvezza – non valgono soltanto per i gentili, ma anche per gli ebrei, nonostante la loro elezione da parte di Dio. Il cap. 2 inizia con un’importante affermazione sull’inescusabilità di chiunque pretenda di giudicare gli uomini: solo Dio li conosce nel profondo e li può quindi giudicare. In ogni caso nessuno potrà evitare il giudizio di Dio, il quale, solo, è secondo verità (2,2); riserverà gloria, onore e immortalità per quanti cercano la vita eterna con la perseveranza nell’opera buona; ira e furore per coloro che con autosufficienza disobbediscono alla verità mentre si sottomettono all’ingiustizia (2,7-8). E tutto ciò tanto per il giudeo prima, quanto per il greco (2,9.10). Dio dunque è imparziale e il suo giudizio è universale, si estende a tutti gli uomini, anche se permane una priorità per gli ebrei: una priorità che non è soltanto cronologica ma anche teologica, trattandosi del popolo scelto da Dio per rivelarsi all’intera umanità. Su questa priorità Paolo insiste molto in questa lettera. Del resto Gesù era un ebreo e ha vissuto soltanto nella loro terra, la Palestina, lontano dai grandi centri di potere di quei tempi (Atene, Roma, Alessandria, Antiochia…).

La legge, assegnata da Dio tramite Mosè al popolo ebraico, distingue quest’ultimo dagli altri popoli. Ma la legge, di per sé, non è sufficiente a salvare l’uomo, a cancellare il peccato, anzi, quando viene codificata in una legge, la colpa diventa imputabile. La legge può dare delle sicurezze a chi l’ascolta, ma per essere giusti davanti a Dio non basta l’ascolto, occorre l’attuazione della Legge (2,13). Per i non giudei vi è una legge scritta nei loro cuori (2,15) che devono osservare: in base a ciò Dio giudicherà i segreti degli uomini (2,16) in modo assolutamente imparziale. Anche la circoncisione, segno esterno che contraddistingue il popolo della Legge, è utile se pratichi la Legge, se però sei trasgressore della Legge la tua circoncisione è diventata incirconcisione (2,25). Paolo oppone l’esteriorità al segreto del cuore, la circoncisione della carne a quella del cuore, lo Spirito alla lettera, “per sottolineare che soltanto lo Spirito del Signore permette l’osservanza della Legge”[1].

Quale dunque il vantaggio del giudeo? O quale l’utilità della circoncisione? Grande, sotto ogni aspetto! Prima di tutto perché a loro furono affidate le parole di Dio (3,1-2). Forse il livellamento del giudeo e del gentile, dimostrato nel cap. 2 è stato eccessivo al punto di essere soggetto a fraintendimenti. “Paolo si propone di evitare alcune false conclusioni che possano derivare dalla situazione universale dell’incombente ira divina”[2]. Va distinto vanto e vantaggio. Se è negato il vanto dei giudei in quanto per tutti vale l’assioma dell’imparzialità divina, il loro vantaggio “è saldamente affermato perché si regge sulla fedeltà di Dio alle «sue parole»”[3].

Per concludere potremmo chiederci perché Dio ha scelto il popolo ebraico e non altri, per manifestarsi al mondo. Si deve rispondere che i giudizi di Dio sono imperscrutabili, non coincidono con i nostri giudizi né con la nostra razionalità. Pertanto dobbiamo riconoscere il vantaggio del giudeo, senza con ciò ritenere che la chiesa possa considerarsi sostitutiva di quel popolo, come per quasi due millenni si è preteso. È difficile in questa pretesa non ravvisare quell’inescusabilità di qualunque uomo che giudichi altri uomini, con cui inizia il cap. 2.


[1] A. Pitta (nuova versione, introduzione e commento di), Lettera ai Romani, ed. Paoline, II ediz., Milano 2001, pag. 133.

[2] A Pitta, cit., pag. 134.

[3] A Pitta, cit., pag. 135.

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