Brianzecum

aprile 22, 2013

PROFEZIA CORAGGIO INTELLIGENZA*

TRE QUALITÀ INDISPENSABILI, SIA IN AMBITO ECCLESIALE CHE POLITICO

Finalità e coraggio.  Dove c’è una pluralità di persone, una comunità, sempre ci sono difficoltà. Così anche per i primi cristiani. C’erano contrasti perfino tra gli stessi apostoli: litigavano, si dividevano, ognuno andava per la sua strada. Discutevano anche animatamente, non tanto per questioni personali o per gelosie, quanto invece per diversità di vedute. Paolo era un tipo duro, molto deciso, determinato, anche autoritario. Non era facile collaborare con lui. E soprattutto era infaticabile e coraggioso: metteva in difficoltà qualsiasi collaboratore che fosse timido, pauroso, non abituato alla fatica. Non si lasciava condizionare: se si prefiggeva uno scopo in cui ravvisava la volontà di Dio, lo raggiungeva a tutti i costi, mettendo a rischio anche la propria vita. Così ad es. aveva intrapreso il lungo e pericoloso viaggio verso Gerusalemme, senza lasciarsi dissuadere dal sentimento dei suoi, che non lo volevano perdere. Spesso è proprio quando ci viene tolta una persona che ci accorgiamo del suo valore. Ed è proprio il martirio a risvegliare la coscienza degli indifferenti. Chi rischia la vita merita sempre la nostra ammirazione.

Profezia. Ogni tanto nella Bibbia si trovano persone dotate del carisma della profezia. In realtà non dimentichiamo che lo Spirito santo, il giorno della Pentecoste, aveva fatto alla Chiesa il dono della profezia, che perciò è di tutti, dovrebbe essere di tutti i credenti. Ancora oggi fatichiamo a distinguere la profezia come dono dello Spirito santo dalla profezia come predizione di qualcosa che riguarda il futuro. Di per sé profezia non è predizione del futuro. Anzi, la profezia, dono dello Spirito santo, riguarda il presente, un presente che è già futuro. Noi solitamente diciamo: quel tale sa prevedere il futuro nel senso che quel fatto poi capiterà. La profezia anticipa in un certo senso il futuro. La profezia fa sì che non si perda troppo tempo posticipando ciò che oggi potremmo già fare. Noi, purtroppo, arriviamo sempre tardi: ciò succede un po’ in tutti i campi, da quello socio-politico a quello ecclesiastico. Il profeta è colui che cammina col passo di Dio, il quale sempre anticipa i tempi che, per vari motivi, ritardano in confronto all’orologio di Dio; e ciò può succedere per vari motivi: per pigrizia, per poca saggezza, per poca oculatezza, per poco discernimento delle varie situazioni. Senza offesa, purtroppo, anche noi cristiani, siamo dei ritardati: arriviamo sempre in ritardo sulla tabella di marcia di Dio.

L’intelligenza del Maligno.  Ora, non si può non fare un richiamo alla attuale situazione politica italiana. Perché ci sia una buona politica occorrono almeno tre cose: l’amore spassionato (e profetico) per il bene comune, l’intelligenza di saperlo individuare, distinguendolo dai beni particolari, e il coraggio di perseguirlo senza farsi condizionare da sentimenti, pregiudizi o ideologie obsolete. In particolare va ricordato che per intelligenza (che deriva dal latino intus+legere) è da intendere la capacità di saper leggere in profondità soprattutto il presente, ovvero il momento storico in cui viviamo, nelle sue varie sfaccettature ed evenienze. Noi credenti sappiamo che, dopo Dio, l’essere più intelligente è proprio il Principe del male. Perciò stiamo attenti: l’intelligenza non è prerogativa assoluta del bene. Il Maligno sa leggere realisticamente il presente, e che cosa fa? Inocula al momento opportuno ogni sorta di male. E, per fare questo, usa tutti i mezzi a sua disposizione: la calunnia, la menzogna, la corruzione. La cosa peggiore, dunque, è quando l’intelligenza fa corpo unico con la volontà di fare del male. Questa è la cattiva politica.

La buona politica,  invece, si ha quando l’intelligenza si unisce all’amore spassionato per il bene comune. Non bastano, dunque, le migliori intenzioni, la buona volontà, e neppure la rettitudine morale. Non può mancare assolutamente l’intelligenza, ovvero quel saper leggere il momento presente per poter poi trovare le soluzioni migliori. Quando si tratta di fare scelte importanti per il bene comune, occorre anzitutto l’intelligenza di saper cogliere la realtà. È ciò che è mancato alla politica della sinistra italiana che doveva proporre come presidente della repubblica l’uomo o la donna migliore, in vista del bene comune del paese, senza fare i soliti giochi o giochetti politici in vista di chissà quali alleanze. In Italia, purtroppo, l’intelligenza è di casa nel campo politico più corrotto, mentre sembra mancare tra le persone più oneste. Oggi la sinistra italiana difetta di “intelligenza”, ovvero di capacità di cogliere il momento presente. Non bastano più (certo, ci vogliono!) le buone intenzioni o la rettitudine morale. La destra italiana è più opportunistica, perché sa trovare la strategia giusta per colpire il cuore della Democrazia. È triste dirlo: siamo nelle mani di politici corrotti che sanno usare più intelligenza dei politici onesti. Speriamo che il sacrificio di qualche onesto svegli e illumini le coscienze. La capacità di unire profezia, coraggio e intelligenza è la sfida che non possiamo evitare sia nel campo ecclesiale che in quello politico-sociale.

*riflessioni dall’omelia di don Giorgio De Capitani del 21 aprile 2013¸ fonte: http://www.dongiorgio.it/20/04/2013/omelie-2013-di-don-giorgio-quarta-di-pasqua/

DSC00875

Blog su WordPress.com.