Brianzecum

gennaio 21, 2010

SEMPLICITÀ E UMANITÀ: FORZA DELL’ISLAM*

TRATTI ESSENZIALI DI UNA RELIGIONE IN ESPANSIONE

Parlare di una religione da parte di chi non la professa potrebbe essere scorretto o distorto: meglio parlare con anziché di. Avanziamo egualmente alcune ipotesi nella speranza di sollecitare interlocuzioni competenti. Dopo un inizio faticoso al tempo della predicazione di Maometto alla Mecca, lo sviluppo dell’islam è divenuto sempre più sostenuto, non soltanto grazie alle conquiste militari, ma anche per una sua forza intrinseca, che cercheremo di indagare e comprendere. Nel primo secolo della sua storia, l’islam è arrivato fino all’India, in seguito fino all’estremo oriente, raggiungendo oggi circa 1,5 miliardi di persone. Da una diffusione soltanto in ambiente arabo all’inizio, oggi lo è solo per il 20%, data appunto la grande espansione nei paesi non arabi.

Islam deriva dal verbo sottomettere e musulmano vuol dire colui che si sottomette, ovviamente a Dio. Il Dio che si è rivelato nel corso della storia attraverso una molteplicità di personaggi, tra cui Maometto. A lui è stata data l’ultima e definitiva rivelazione, ma prima di lui c’è Adamo, Noè, Mosè, Gesù, Giovanni Battista e tanti altri dell’antico e del nuovo Testamento. Si tratta di una rivelazione assieme particolare e universale: particolare perché fatta agli arabi, in lingua araba, da un profeta arabo; universale perché è la stessa rivelazione dell’unico Dio, rivolta ad ogni uomo, al di là della particolarità araba.

Centralità del Corano. Quello che per il cristianesimo è Gesù, per l’Islam è il Corano: riveste cioè un ruolo centrale. Non è corretto parlare di maomettani, perché non adorano Maometto, essendo questo soltanto un profeta. Sarebbe meglio parlare di coranisti o coraniani, appunto per la centralità di quel testo. Inizialmente non era uno scritto, ma un annuncio orale operato tramite l’angelo Gabriele a Maometto (che una tradizione vuole analfabeta), lungo i 23 anni della sua missione dal 610 al 632, anno della sua morte. Dopo di lui solo il terzo califfo, successore politico del profeta, si decise a far mettere il testo per iscritto. Anche questa ritardata trascrittura è un ostacolo nel capire il Corano. Come Gesù è il verbo di Dio incarnato, il Corano è il verbo di Dio fatto messaggio o libro: un libro perfetto, senza errori, miracoloso, che trascende le capacità umane. Non mancano ovviamente le dispute teologiche: il Corano essendo parola di Dio condivide con Dio tutti i suoi attributi (eterno, increato, ecc.), oppure è azione di Dio, quindi da Lui creato? È sorprendente il parallelismo con la natura umana o divina di Cristo, di cui discutevano le prime comunità cristiane, ma ancora più evidente è nella fenomenologia di questa trasmissione: Maria vergine riceve dall’angelo Gabriele l’annuncio dell’incarnazione del verbo di Dio; dallo stesso angelo Maometto riceve la parola di Dio fatta messaggio. Forse per questo parallelismo il nome di Maria è l’unico nome femminile che appare nei 6000 versetti del Corano (più di 30 volte).

Umanità. Come si pone rispetto all’umanità questo messaggio? Ha la pretesa di dire all’uomo qualcosa sulla sua stessa natura che l’uomo tende a dimenticare. Alla sura 7 versetto 172 c’è un misterioso racconto dal quale si ricava che se l’uomo non riconosce la sua dipendenza da Dio non è pienamente uomo, tradisce la sua natura e il patto primordiale col creatore. Questo viene ribadito in altre parti del Corano come il v. 56 della sura 51: io non ho creato gli spiriti e gli uomini altro che perché mi adorassero. Ancora la sura 30 v. 30 afferma che la fede è la natura degli uomini, chi non crede in Dio tradisce la propria natura. Il Corano è piuttosto asistematico, cioè non sempre sviluppa organicamente un discorso, ma spesso si limita a dei flash. Al v. 72 della sura 33 si dice che nell’uomo c’è al contempo grandezza e miseria. Quello dell’uomo è un mistero che Dio non ha voluto rivelare neppure agli angeli, tanto meno agli uomini stessi. Tuttavia dell’umanità tutti abbiamo esperienze dirette, mentre è assai più difficile avere esperienza di Dio, che è trascendente. Pertanto il piano dell’umanità può costituire un terreno di incontro tra gli uomini più agevole di quello dell’astratta teologia. E il Corano è ricco di aspetti di grande umanità. Ecco ad es. come indica poeticamente il comportamento da tenere nei confronti dei genitori: inclina davanti a loro mansueto l’ala della sottomissione.

Semplicità:  è un altro punto di forza dell’islam. La salvezza si ottiene seguendo le poche regole di comportamento prescritte (le cinque preghiere giornaliere, quella del venerdì, il ramadan..). Non vi sono complicate elucubrazioni teologiche. Nel Corano non c’è il precetto di amare i nemici – ritenuto troppo lontano dal buon senso – né quello di perdonare 70 volte 7; neppure è consigliato il celibato: non si chiede di diventare più che umani, né come angeli. Dio non si è fatto come noi (perché Gesù per l’Islam non è Dio ma soltanto un profeta) e noi non dobbiamo diventare come Lui. Nell’islam non è teorizzato il monachesimo, anche se qualcuno lo vive. Perché il Corano rifugge dagli eccessi. Come mai fai queste cose che vanno al di là dei limiti della natura umana? Non ti sarai montato la testa? Dio preferisce che si perdoni, dice il Corano. Si riconosce però che c’è una naturale tendenza a volersi vendicare. Può sembrare una contraddizione, ma c’è una saggezza anche in questo riconoscimento, perché chi fa del male, in tal modo, sa che riceverà del male e provocherà nell’altro sentimenti di pari aggressività. Un ultimo aspetto della tolleranza coranica riguarda il pluralismo e può essere colto nella sura 5 v. 48: a ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una comunità unica. Ma ciò non ha fatto per provarvi in quello che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone.

Sono queste alcune parziali considerazioni per comprendere perché l’islam abbia avuto tanto successo nei primi secoli e ancora oggi ne raccolga nel mondo.

*Dalle lezioni del prof. Paolo Branca alla Scuola di formazione teologica per laici, Zona pastorale di Lecco, 2009-2010.

Per riflettere:

-islam o sottomissione a Dio;

-ultima e definitiva rivelazione a Maometto;

-la centralità del Corano: verbo di Dio fatto messaggio;

-condivide con Dio i suoi attributi, o è da Lui creato?

-parallelismo con la natura di Cristo;

-importanza di Maria;

-senza fede l’uomo tradisce la propria natura;

-il Corano è ricco di umanità e rifugge dagli eccessi;

-non richiede di diventare più che umani;

-l’umanità può costituire un terreno di incontro tra gli uomini;

-umanità e semplicità sono il segreto del successo dell’islam.


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