IL VERO PECCATO È L’IMMAGINE SBAGLIATA DI DIO: ECCO PERCHÉ LA VERITÀ CI FARÀ LIBERI
di don Giorgio De Capitani*
Idea sbagliata. Nel Vangelo di oggi (Gv 8,31-59) ci sono alcune parole-chiave che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. Eccole: verità, libertà, Abramo, diavolo, peccato. Il dialogo durissimo avviene tra Gesù e quei giudei che avevano iniziato a credere in lui. Stavolta il contrasto non è tra Gesù e gli scribi e i farisei. Sembrerebbe già difficile immaginare che questi giudei credenti alla fine del dialogo decidano poi di lapidarlo. Come mai? Probabilmente si erano fatti di Gesù un’idea sbagliata, e quando si hanno idee sbagliate su di una persona si può rimanere poi delusi, ed è facile quindi passare al contrattacco, all’odio. Diciamo che i peggiori nemici di Dio sono quelli di casa. Farsi un’idea sbagliata di Dio è pericoloso: si arriva al punto di stravolgere la religione e di metterla contro Dio stesso. È successo con questi ebrei simpatizzanti di Gesù.
Struttura o Vangelo. Il brano di oggi ci tocca da vicino. È facile dire: Gesù se la prendeva con i suoi nemici, con coloro che lo ostacolavano. Ma dire che Gesù addirittura se l’è presa con i suoi seguaci, beh allora qui c’è qualcosa che dovrebbe farci riflettere. Ci siamo dentro tutti. Dovremmo una buona volta smetterla di guardare fuori casa, e di vedere nemici dappertutto. Il brano di oggi ci dice che i veri nemici sono in casa. Sono i credenti – ovvero coloro che credono di credere in Gesù – a farsi ostacolo al regno di Dio. Il diavolo abita nella Chiesa: fuori non ci prende gusto. La sua opera consiste nel demolire la vera immagine di Dio, facendo credere ai credenti di adorare il vero Dio. La Chiesa diventa così il luogo dove ci si scontra tra il vero e il falso Gesù, tra il Gesù della Chiesa-struttura e il Gesù del Vangelo.
Provocare per scoprire. Gesù parte subito con un’affermazione provocatoria: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Stavolta è lui a provocare. Parte in offensiva. È la cosa migliore per mettere nel sacco gli avversari. Provoca, e mette quei falsi discepoli nella necessità di scoprirsi. Certe volte sembra che andiamo tutti d’accordo, anche perché usiamo parole tanto vaghe che vanno bene a destra, a sinistra, al centro, come cattolici e come atei. A me fa ridere come iniziano certe discussioni. Ci si sorride, e poi basta scendere nel concreto, basta toccare alcuni punti chiave, e allora si scatena la guerra. Per questo le amicizie stanno sulle generali. Conosco persone che sono amiche solo per convenienza, evitando di affrontare certi argomenti per non scontrarsi. E ci si limita alle solite domande: Che tempo fa? Stai bene in salute? E non si va oltre. Questo succede nel campo della politica, e nel campo della fede. Per andare d’accordo si evita di andare a fondo di un problema.
Verità che rende liberi. Gesù di proposito ha provocato quei giudei apparentemente suoi simpatizzanti su temi veramente scottanti. Non poteva permettersi di avere attorno gente che in realtà non la pensava come lui, ma su questioni vitali. Gesù non è venuto per ottenere il consenso dalla gente, ma per provocarla sul senso della vita, sul concetto di libertà e di verità. Ma non ha inteso fare filosofia: discutere e basta. Gesù dice: “Se rimanete nella mia parola…”. Ed è qui che si scatena la guerra. È qui che quei falsi discepoli reagiscono di brutto quando sentono dire: la verità vi renderà liberi. Come? Loro si sentivano già liberi, in quanto figli di Abramo. Si sentivano già liberi per il fatto di appartenere alla religione ebraica. Abramo li aveva liberati, e in quanto figli di Abramo si sentivano già liberi. Come popolo eletto.
L’appartenenza non libera. È la solita obiezione che torna sempre. In ogni religione. Ed è stata ed è la solita giustificazione presente anche nella Chiesa. Appartengo alla Chiesa cattolica, dunque sono nel giusto, nel vero, sono libero. Il brano di oggi, ripeto, è di grande attualità per la stessa Chiesa cattolica. Gesù si rivolgerebbe ancora oggi non agli atei, ai suoi nemici dichiarati, ma ai suoi seguaci, ai cristiani, e li provocherebbe proprio sul tema della verità e della libertà. Il fatto dell’appartenenza, cioè di appartenere ad una determinata religione, ad un determinato gruppo o associazione o movimento, non garantisce dal rischio di cadere nello stesso errore dei giudei simpatizzanti del Vangelo di oggi. Fino a quando sono schiavo di una struttura, non posso dire di essere libero. Neppure Dio mi vuole schiavo, e Dio non si fa schiavo di nessuna religione, neppure della sua Chiesa. Mi vuole libero. In quanto sono figlio dell’Umanità. Al di fuori di una struttura schiavizzante. Certo, ognuno di noi fa parte di una struttura. Il problema non è questo: il problema è che la struttura non è il nostro vivere di ideali, di sogni, di speranze. Poggio i piedi sulla terra, ma il pezzo di terra dove abito non è tutta l’Umanità. Non ho i piedi incollati, ma cammino. Non mi sento libero se vivo in una prigione, ma se esco di casa, guardo i cieli aperti, raccolgo i semi di speranza che sono nell’universo.
I peccati e il peccato. Gesù parla di peccato. Notiamo, non parla di peccati. Ed è qui l’equivoco che poi determinerà tutta quella secolare visione peccaminosa della propria vita, in forza della quale la Chiesa ha stabilito anche un sacramento di penitenza. La Chiesa si è dimenticata di dirci che i peccati sono la conseguenza del “peccato” che è la fonte di deviazioni, di stili di vita sbagliati, di visioni distorte di Dio. Il vero peccato è l’immagine sbagliata che mi faccio di Dio. La Chiesa, ancora oggi, impone una morale, e perciò fa un elenco di eventuali mancanze: una morale che non è lo specchio del vero Dio, e dell’Umanità, specchio di Dio. Da questa distorsione dell’immagine di Dio sono nati elenchi di peccati che la Chiesa, tramite il sacramento della confessione, vorrebbe perdonarci, ma in nome di quale Dio? Voi capite che se il mio esame di coscienza lo faccio su una morale distorta, mi convinco che sbaglio, che pecco, ma senza cogliere il vero peccato. Mi confesso per peccati quasi inutili, e non mi accorgo che il vero peccato sta nella mia visione sbagliata di Dio. Se Dio non è cattolico, come ha detto Martini, come può la Chiesa farmi un elenco di peccati, come se l’unico obiettivo fosse quello di obbedire alla sua morale?
Il vero peccato è la menzogna: e menzogna è dire che bisogna vivere secondo la morale e la dottrina di una Chiesa-struttura che fa della propria appartenenza l’unico criterio per essere figli di Dio. Torno sul diavolo. La parola, già l’ho spiegata altre volte, significa colui che divide. In che senso divide? Non penso che il suo compito sia quello di dividere sui pettegolezzi, e nemmeno di dividere i non credenti tra di loro. Divide sull’idea che uno si fa di Dio. Divide perciò i credenti tra di loro, presentando con menzogne una visuale di Dio che è falsa. E i primi a cedere nella tentazione sono i credenti più fedeli alla religione. Torno su questo concetto. È importante. Il diavolo fa credere che i peccati siano quelli stabiliti dalla religione. E nasconde qual è il vero peccato: l’immagine sbagliata di Dio. Il demonio non tenta coloro che sono legati ad una religione, ortodossi fino all’osso, ma coloro che sono spiriti liberi, e vorrebbero smascherare il peccato di una religione che fa credere che basti essere figli di un battesimo per essere veri discepoli di Cristo.
Smascherare l’ipocrisia. All’inizio dicevo che è difficile immaginare come dei simpatizzanti di Gesù arrivino poi a tentare di lapidarlo. Gesù li ha smascherati. Vistisi denudati, quei falsi credenti passano al contrattacco, prima con l’offesa (danno dell’indemoniato a Gesù), poi prendono le pietre per ucciderlo. Se penso alla storia della Chiesa e penso a quei momenti in cui sono stati torturati e uccisi dei profeti (Inquisizione), oppure i dissidenti sono stati emarginati e scomunicati (ancora oggi), mi chiedo che cosa l’abbia spinta e tuttora la spinga ad agire in questo modo. Una ragione c’è: quando si smaschera l’ipocrisia, quando si mette la gerarchia con le spalle al muro, quando si usano in tutta la loro efficacia e concretezza parole quali libertà e verità, allora si crea un certo allarmismo, allora si teme che il popolo di Dio si svegli e si prenda la propria coscienza. Oggi quando uso con frequenza la parola Umanità, i miei superiori mi contestano. Sanno benissimo che entrerebbe in crisi la stessa religione, e l’apparato ecclesiastico fondato sulla religione. Né più né meno come ai tempi di Cristo.
* Omelia del 3 marzo 2013: Terza di Quaresima fonte: http://www.dongiorgio.it/02/03/2013/omelie-2013-di-don-giorgio-terza-di-quaresima-rito-ambrosiano/
