Brianzecum

agosto 6, 2014

LA PORTA STRETTA

FAR POSTO ALL’ALTRO E ALLA SUA SOFFERENZA È L’UNICA VIA CHE PORTA ALLA VITA: PARADOSSALMENTE ALLARGA

di don Angelo Casati*

Controtendenza? Forse anche a voi, come a me, di primo acchito ciò che rimane impressa nella mente è l’immagine, in qualche misura inquietante, della porta stretta: “ Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. E che cosa è “porta stretta” ci chiediamo. Il Gesù, che abbiamo conosciuto come uno che allarga, forse che ora restringe? Come vedete si tratta di non fraintendere. Basterebbe pensare che gli ultimi detti di Gesù che Luca ha raccolto nel suo vangelo, proprio immediatamente prima dell’episodio che oggi abbiamo ascoltato, portavano due bellissime immagini di allargamento e di crescita. Ve le ricordo: il regno che Gesù porta sulla terra è nell’immagine di un piccolo granello di senape che cresce e diventa albero e gli uccelli del cielo a far nido tra i suoi rami. E, insieme, l’immagine del grumo di lievito che una donna mescola in tre misure di farina. Finché tutta sia fermentata. Ed ecco la porta stretta. Che sembra in controtendenza con il granello di senapa e il grumo di lievito.

Non conta il numero. L’immagine viene al cuore di Gesù in risposta a un tale che, molto probabilmente turbato dalle aperture di Gesù, dai suoi sconfinamenti, lo interroga sul numero di quelli che si salvano. Saranno molti? Si salveranno tutti? Certamente vi siete accorti che Gesù non risponde, non risponde sul numero, non risponde a questi che fanno questione di numeri e per di più fanno questione di numeri sulla pelle degli altri. Guardate che capita, capita ancora oggi, e nei nostri ambienti. Capita che in questione, in questione di salvezza, siano sempre gli altri e non noi, la fede degli altri e non la nostra. Perdonate, ma a volte mi è capitato di pensare che cosa succederebbe se sull’uscio apparisse Gesù. Non cambierebbe tono, ci direbbe: “Ma sforzatevi voi di entrare per la porta stretta”. Perché non conta il numero. Se poi lo sapeste, che cosa ne fareste? Voi sareste capaci di organizzare una tavola rotonda per discutere sul numero dei salvati. Così all’infinito!

Conta il passaggio per la porta. Che cos’è la porta? Dov’è la porta? Ebbene d’istinto la mente mi è andata a una pagina del vangelo di Giovanni dove Gesù attribuisce a sè questa immagine, dice che è lui la porta: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore… se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 7.9-10). Mi si è subito illuminata nella mente una cosa bellissima: misura della porta è la vita di Gesù. Mi sono detto: tu passa per quella misura. Misurati su Gesù, misurati, sempre più, sul vangelo. Non impallidirne la memoria nella tua vita, non impallidirla né per te né per gli altri. Perché Gesù e il suo vangelo sono porta alla vita vera, alla pienezza della vita. Non dimenticare! Era commovente oggi il racconto tratto dal libro di Giosuè. Il popolo, dopo le fatiche di un attraversamento di deserto durato quarant’anni, passa il Giordano ed entra nella terra promessa e Giosuè, il nuovo traghettatore, comanda che nel fiume vengano issate dodici stele, come dodici sono le tribù. A ricordo, a perpetua memoria, così che, quando i figli chiederanno conto di quelle pietre, si ricorderà loro che porta di uscita dall’Egitto, porta di ingresso nella nuova terra è stato ed è il Signore.

Non passa chi opera iniquità. Ebbene la porta che è Gesù, è stretta nel senso che non dà licenza di ingresso a coloro – lo abbiamo sentito – che sono nell’immagine del ladro, cioè di coloro che rubano, uccidono e distruggono. Non hanno niente da spartire con il vangelo. E voi sapete che ci sono tanti modi, alcuni meno evidenti, di rubare, uccidere, distruggere. Quando non vediamo altro che noi stessi noi decliniamo ampiamente tristemente questi verbi. Che sono la distruzione della vita. Porta stretta, ancora, è Gesù – e pure questo abbiamo ascoltato – per quelli che si professano suoi seguaci, suoi sostenitori e difensori, ma è solo vernice! Verniciano di religione e di difesa della religione i loro interessi, opere che sono contro la giustizia. Porta chiusa. Fa molta impressione la reazione di Gesù contro gli ultraortodossi della fede che sbandierano appartenenze, loro conclamati difensori della fede: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me , voi tutti operatori di iniquità”.

Ed ecco il paradosso – ormai siamo abituati ai paradossi del vangelo – la porta “stretta” diventa la porta “larga”, larga che più larga non si può. Riascoltiamo: “verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”. Ma allora per chi è stretta la porta di Gesù. Forse potremmo dire: per chi ha l’anima stretta, per chi ha il cuore stretto, per chi ha la mente stretta, le visioni strette, il modo di pensare Dio, se stesso e gli altri stretto. Stretta la porta anche per chi vi entra. In che senso? Nel senso che chi nel cammino della vita fa sua una visione senza confini, chi dà posto agli altri, chi non intende vivere solo per se stesso, prima o poi, non può non incontrare anche il passaggio stretto, stretto come i passaggi stretti che si ritrova in parete chi scala i monti, il passaggio stretto del sacrificio: tu dai posto se fai posto, se ti contrai nell’eccesso e nella esorbitanza delle tue attese. E contrarsi non è mai un gioco. Ci sono giorni che l’amore anche lo paghi. Perché amare, e già lo ricordavamo, non è uno spiaccichio di parole. Il Signore della croce ce lo ricorda. Ce lo ricorda con le sue braccia allargate. Le braccia allargate hanno pagato.

Stretta e sconfinata la porta della croce. Stretta e sconfinata la porta di chi veramente ama e ci mette del suo, per vivere ciò che oggi affermava Paolo nella lettera: “Forse che Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo anche delle genti!”. Fare posto all’altro, mettersi nella sofferenza dell’altro, può essere una porta stretta ma è la sola che porta alla vita, alla pienezza della vita. Allargare, dunque dilatare. Di tanto in tanto mi chiedo se io allargo, se dilato se nella mia vita faccio spazio. Non ancora del tutto, vorrei confessare. Non sempre, vorrei confessare. Qualche domenica fa ho citato un uomo di teatro, Alessandro Bergonzoni. L’ho ritrovato in un’altra sua espressione folgorante: “Faccio voto” dice “faccio voto di vastità”. Un voto che vorrei fare anch’io. Di vastità. E che Dio mi aiuti ad essere fedele! Al voto.

* Omelia del 27 luglio 2014, Domenica settima dopo pentecoste (Gs 4,1-9; Rm 3,29-31; Lc 13,22-30)

2014-07-14 14.49.21

Blog su WordPress.com.