È NECESSARIO UN RAPPORTO VIRTUOSO TRA GOVERNANTI E GOVERNATI
La situazione di crisi è pressoché connaturata alla democrazia: questa infatti può essere definita come un rapporto circolare tra governanti e governati, o anche tra movimenti che vengono dal basso e istituzioni dall’alto, tra dinamiche spontanee e definizioni di regole. La democrazia quindi vive fra due poli tra loro in tensione che non garantiscono alcuna stabilità o perpetuità. In origine la democrazia (diretta) consentiva che ogni governato potesse diventare anche governante (magari attraverso il sorteggio). Oggi la democrazia è indiretta (passa cioè attraverso l’elezione), la dualità tra governati e governanti si accentua e può coniugarsi anche in modo non virtuoso. La democrazia moderna ha avuto grandi meriti, specie nella realizzazione dei diritti di cittadinanza, nella triplice scansione dei diritti civili, politici e sociali. Il rapporto circolare tra governanti e governati è infatti un potente motore di progresso, purché siano osservate alcune condizioni essenziali della democrazia, come: la razionalità nelle scelte, l’apertura al cambiamento, il perseguimento della meta utopica di una maggiore democrazia. Nelle esperienze del secolo scorso si è accusato il peso di una spesa pubblica crescente, specie nell’ambito dello “stato sociale”, che peraltro ha spesso favorito chi già stava bene, piuttosto che gli emarginati. C’è stato il ritorno ai servizi privati così che la soddisfazione dei bisogni essenziali non è stata più garantita a tutti. Oggi è soprattutto messa alla prova o persino interrotta la circolarità virtuosa tra governanti e governati. Questi ultimi non partecipano più alla presa delle decisioni collettive e il flusso rimane unidirezionale: dall’alto verso il basso e non più viceversa. Il popolo è chiamato soltanto a convalidare le scelte prese in alto, non può dire null’altro, non partecipa attivamente all’elaborazione delle scelte.
Deriva plebiscitaria è stata chiamata anni addietro questa situazione da alcuni studiosi (Habermas), mentre altri (Dahrendorf, Crouch) hanno rincarato la dose parlando di post democrazia, una situazione cioè in cui la democrazia non c’è più (forse persino senza ritorno). In effetti ogni situazione di crisi, come quella in cui si dibattono oggi diverse democrazie, tra cui la nostra, può portare o a un declino definitivo (come i totalitarismi del secolo scorso, di triste memoria), oppure al rafforzamento della democrazia: tutto dipende dalla volontà e lucidità dei cittadini. Ma vediamo più in dettaglio alcuni motivi di questa deriva nel mondo attuale:
• cambiano i luoghi della decisione. L’economia acquisisce un’importanza tale che spesso riesce ad oscurare o almeno condizionare il potere politico;
• si indebolisce lo stato nazione, sia per l’aggregazione di poteri a livello superiore (es. Europa), sia a livello inferiore (federalismo);
• molte scelte odierne richiedono un livello di conoscenze tecniche o scientifiche non presenti nelle masse (si pensi alla bioetica o al nucleare);
• vi è la presenza pervasiva dei media, che attua un flusso unidirezionale dall’alto verso il basso e perciò stesso tende a rendere passive le persone, anche in campo politico. La famosa definizione di Mc Luhan: il medium è il messaggio, può essere intesa, empiricamente, in questa accezione: il medium trasmette sé stesso. Diventa ad es. un rito, un obbligo, ascoltare il telegiornale, se non si vuole sentirsi “out”.
• Anche per questo la politica diventa spettacolo, gestita sempre più attraverso spot pubblicitari, secondo una logica commerciale, con sondaggi di gradimento. Si è interrotto però, in tal modo, il circuito virtuoso tra governanti e governati. Non si perseguono più interessi generali ma quello delle clientele o dei potentati. I soggetti a vario titolo non si identificano con i partiti, non più portatori di una forte connotazione ideologica. Si apre la via ad un rapporto diretto tra leader e masse, senza corpi intermedi di mediazione e partecipazione, ciò che definisce il degrado della democrazia nel populismo.
Il populismo, come anche il termine connesso popolo, vengono spesso usati in modo ambiguo, talvolta con connotazioni negative, talaltra positive. Ad es. l’illuminista Voltaire parlava di populace, canaglia, mentre col suo contemporaneo Rousseau si comincia a parlare di popolo come saggezza e razionalità (capace quindi di esercitare democrazia). Anche al termine populismo si è cercato di attribuire connotati positivi, specie da parte di esponenti della destra, ma di solito esso assume significato deteriore, come appunto la deriva plebiscitaria della democrazia. Si intende di solito quel processo di semplificazione che non solo cerca di rendere superflue le articolazioni istituzionali della democrazia (partiti, sindacati, associazioni e via dicendo) ma si estende anche alla semplificazione del linguaggio, fino a ridurlo a spot pubblicitari. Questo linguaggio viene spesso usato in maniera strumentale, per garantirsi il consenso delle masse ignoranti. La situazione di ignoranza è infatti funzionale al populismo e viene dunque prolungata e perseguita attraverso diverse vie, quali l’inefficienza dell’istruzione pubblica, della politica culturale e soprattutto l’uso non qualificato dei media. Si fa leva sulla predominanza del coinvolgimento emotivo e passionale, così che il carattere di argomentazione e persuasione razionale, necessario per l’agire politico corretto, viene a deteriorarsi.
La funzione del cambiamento è un altro aspetto importante del degrado in atto. Il potere tende ad esaltare la propria capacità di innovazione e di progresso, moltiplicando i cambiamenti. In realtà vengono promossi solo quei cambiamenti che servono a non cambiare la sostanza delle cose. Si possono così avere molte innovazioni e scarsa novità, la democrazia viene ridotta a una sorta di amministrazione dell’esistente. Crouch ha ipotizzato una fase di entropia della democrazia, sostenendo la necessità di attraversare questa fase, nella quale si può avere sia il deterioramento delle sue forme proprie, sia la regressione a forme di governo politico del passato. Opporsi all’entropia della democrazia richiede forza di organizzazione e di costruzione, alte dosi di tenacia e pazienza, anzitutto la fiducia che potrà esserci uno sbocco positivo. Non deve mai essere abbandonata infatti la meta utopica di una maggiore democrazia.
Due vie, battute da Obama, tra le tante, possono essere qui ricordate per ottenere oggi un salto qualitativo contro la crisi della democrazia:
a) l’allargamento nel tempo e nello spazio, fino all’intero pianeta, degli obbiettivi perseguiti, avendo presente non solo gli aspetti civili e sociali, ma anche gli equilibri climatici e ambientali;
b) suscitare il contatto con la base, stimolare il suo protagonismo e la circolarità
virtuosa tra governanti e governati, con l’uso intelligente della rete internet, che, a differenza della televisione, consente il flusso bidirezionale della comunicazione. Essa inoltre è particolarmente congeniale ai giovani, che, avendo davanti la vita, sono necessariamente più sensibili all’evoluzione positiva e democratica della società. Potrebbero costituire un target importante anche nella dinamica della competizione elettorale.
*dalle lezioni del prof. Francesco Totaro il 18 e 19 luglio 2009 alla settimana di Motta sulla crisi della democrazia, organizzata dalla Comunità di via Sambuco 13, Milano
Per riflettere:
-democrazia come rapporto circolare tra governanti e governati;
-ogni governato poteva diventare governante;
-oggi la democrazia è quasi solo indiretta, elettiva;
-è motore di progresso solo sotto certe condizioni;
-si deve perseguire la meta di maggiore democrazia;
-il flusso circolare è diventato solo dall’alto verso il basso;
-il popolo non partecipa all’elaborazione delle scelte;
-l’economia spesso condiziona il potere politico;
-molte scelte esulano dalle competenze delle masse;
-i media attuano un flusso unidirezionale;
-la politica diventa spettacolo;
-così si è interrotto il circuito virtuoso tra governanti e governati;
-si apre la porta ad un rapporto diretto tra leader e masse;
-cioè al degrado della democrazia nel populismo o deriva plebiscitaria;
-processo di semplificazione che rende superflui i corpi intermedi (come partiti o sindacati);
-semplificazione del linguaggio fino a ridurlo a spot pubblicitari;
-l’ignoranza delle masse viene proseguita e prolungata;
-molti cambiamenti ma senza cambiare la sostanza delle cose;
-allargare gli obbiettivi nel tempo e nello spazio;
-utilizzare la rete internet, che consente flussi bidirezionali.