Non si può comprendere il significato dell’eucarestia prescindendo dal contesto, ricco di memoria, simboli ed eventi, in cui Gesù l’ha istituita. Ne ricordiamo due, la festa e il tradimento.
Era la festa primaverile della pasqua, nella quale i giudei ricordavano la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto: un ricordo gioioso. “Ma non si trattava semplicemente di una gioia che scaturiva da un ricordo: la festa assunse la dimensione di un’attesa, (..) un anticipo della liberazione escatologica. Al tempo di Gesù questa dimensione escatologica era vivissima (..) ma facilmente contaminata dalle ambigue attese messianiche del popolo,”[1] ben lungi dal pensare che la via messianica potesse essere quella della croce.
Il tradimento è un secondo importante aspetto del contesto. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di prendere Gesù a tradimento (14,1), cioè approfittando di qualche suo momento di debolezza, ma non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo (14,2). A questo si aggiunge il tradimento di Giuda, di Pietro e degli altri apostoli, che fuggono quando le cose si mettono male per Gesù, lasciandolo solo. È ovvio che il tradimento di Giuda ha una gravità assai maggiore di quello di Pietro. Giuda, indipendentemente dalle sue intenzioni, si oppone al disegno salvifico di Dio e si accorda con gli oppositori di Gesù, cadendo poi nella disperazione, mentre Pietro riconosce il suo peccato, si pente amaramente e, grazie alla fede, evita la disperazione. L’obiettiva gravità del tradimento di Giuda può essere ricondotta all’inquietante episodio di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), come tentativo di alterare dall’interno della nuova comunità la logica della gratuità portata da Gesù. In entrambi i casi rifiutare Gesù comporta un’auto-condanna.
Gratuità, condivisione, abbondanza. Introdotto dalla gratuità “eccessiva” della donna di Betania, il dono, in particolare il dono della vita, è il significato profondo dell’eucarestia. Questo dono radicale di Gesù è offerto a tutti, anche a Giuda, il grande traditore. Se Gesù lo ha offerto persino a Giuda, come possono le chiese rifiutarlo a taluni e addirittura a chi appartiene a chiese sorelle? In realtà già quando è stato istituito questo dono gratuito è stato rifiutato e Gesù lasciato solo nel suo gesto di donazione della vita per noi. Forse dobbiamo assistere ancora oggi, come ai tempi di Gesù, al tradimento dei sommi sacerdoti e degli scribi, anche se si confessano cristiani. Molti così ritengono più grande il dono di Cristo che non i vincoli clericali. È comunque triste vedere come ancora oggi le chiese cristiane spesso si ritengano padrone di questo dono gratuito: così diventa oggetto di separazione anziché di comunione, perde il suo significato originale di nutrimento gratuito per tutti noi peccatori. Corollario della gratuità divina è la condivisione tra gli uomini. Oggi ad es. non dovrebbe esserci eucaristia senza l’impegno a ridurre le spaventose disuguaglianze nel mondo. Se gli uomini condividessero le risorse non ci sarebbe scarsità e fame, ma si otterrebbe il miracolo dell’abbondanza per tutti. Questa logica di gratuità, condivisione e abbondanza dovrebbe entrare nella logica del rito. Non va poi dimenticato che, oltre alla frazione del pane, i primi cristiani erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli, nell’unione fraterna e nella preghiera (Atti 2,42): l’eucarestia dunque, non va separata da queste diverse attività. Neppure va dimenticato che la comunione vera implica la riconciliazione. Tra le chiese l’eucarestia non dovrebbe essere soltanto rituale o simbolica, ma perseguire un’effettiva riconciliazione, un’unità basata sul nucleo essenziale del messaggio evangelico, un impegno che non guarda soltanto al presente o al passato, ma a un futuro: di gioiosa liberazione escatologica.
[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella editrice, Assisi 1985, pag. 195.
Per la riflessione:
-il contesto: festa di pasqua e tradimento;
-rifiutare Gesù comporta un’auto-condanna;
-il significato profondo dell’eucarestia è il dono della vita;
-può diventare oggetto di separazione, anziché di comunione;
-corollari della gratuità divina: condivisione tra gli uomini, ascolto, unione fraterna;
-ne conseguirebbe l’abbondanza.
