Brianzecum

agosto 19, 2008

16,1-20 NELL’ASSENZA DI DIO, LA RESURREZIONE

Il centurione: un pagano addetto a mansioni orribili, come quella di torturare i condannati, preoccupandosi però di non farli morire in fretta perché potessero soffrire più a lungo. Eppure è l’unica persona, nella storia della passione, che riconosce Gesù come figlio di Dio. I discepoli lo hanno tradito e sono scappati tutti, a cominciare dai più vicini, prima della sua morte. Persino le donne, “le uniche che non sono fuggite in una vicenda di soli uomini, (..) le sole considerate degne di rendere visibile la vittoria della vita sulla morte”[1], persino le donne abbandonano di fronte alla resurrezione: fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura (16,8). Questo era il tutt’altro che lieto fine del vangelo di Marco nella sua versione originale. I 12 versetti successivi sono stati aggiunti, si pensa, già nel secondo secolo per attenuare la drammaticità di quella chiusa o perché ritenuti smarriti. Si afferma infatti che i discepoli credono, partono e predicano mentre il Signore operava insieme con loro (16,20). Nonostante questa correzione, il vangelo di Marco fu accantonato per secoli e solo da alcuni decenni è stato riscoperto e rivalutato sul piano teologico.

Significati. Ma cosa voleva comunicare Marco con quella conclusione “disperata” del suo vangelo? E prima ancora cos’è la resurrezione? Per credere nella resurrezione bisogna chiarire di che si tratta. Anzitutto non ha avuto testimoni; certo dopo quell’evento Gesù è apparso di nuovo vivo ai discepoli, che tanto avrebbero desiderato la sua presenza, ma non è restato. La resurrezione è un’assenza: e a questa assenza ogni discepolo presente e futuro si dovrà abituare. Quanto al significato del vangelo di Marco si possono ricordare alcuni punti centrali:

dobbiamo fidarci di Dio, non degli uomini, della tecnica, tanto meno di noi stessi o della nostra buona volontà. Gli altri evangelisti hanno sottolineato aspetti diversi, come la mediazione della chiesa, attenuando forse la radicalità della fiducia in Dio che Marco propone;

-lo Spirito soffia dove vuole: è un’altra grande lezione di ecumenismo che Marco ci dà. Il caso più eclatante è quello del centurione: nel momento in cui tutti i “credenti” abbandonano Gesù, il centurione si converte in conseguenza del modo in cui è morto. Se lo Spirito si avvale di una persona così lontana come il centurione, quanto più non dovrebbe avvalersi di credenti in altre fedi? A tutti noi è richiesto di operare nel senso dell’annuncio, della missione, dell’evangelizzazione, ben sapendo però che possiamo soltanto essere modesti strumenti nelle mani dello Spirito;

Dio si rivela nella debolezza, anzi nell’assenza; è un tema caro anche alla cultura giudaica, con riscontri nell’antico Testamento. Ad es. Elia sul monte Oreb percepì Dio nel silenzio, nel vuoto, nell’assenza appunto (brezza o vento leggero sono cattive traduzioni) (1 Re 19,12). Questa idea che Dio è presente dove massima sembra la sua assenza procede parallelamente a quella della debolezza. La croce è essenzialmente segno di debolezza. Se una chiesa è troppo forte, è esposta alla tentazione di annunciare sé stessa invece del vangelo. Solo chiese povere possono essere davvero annunciatrici, e solo chiese povere possono incontrarsi.

In conclusione la resurrezione è l’evento culminante, che fornisce la chiave per la comprensione di tutto il vangelo di Marco. Giustamente è stato rivalutato questo testo evangelico più antico ed essenziale, anche perché in grado di ispirare correttamente ogni attività ecumenica. Gesù ha mandato ad annunciare il vangelo persone che lo avevano tradito, dalla fede debole, dalle scarse certezze e capacità, ma l’efficacia dell’annuncio fu garantita già allora non certo dalle loro qualità o dagli strumenti impiegati, bensì dallo Spirito, che si avvale delle vie più impensate, come i viaggi dei commercianti. Oggi, con la globalizzazione, le possibilità di trasporto e di comunicazione si sono moltiplicate come non mai. L’ecumenismo deve basarsi non già sulla tecnica, neppure sulle certezze clericali di possedere la verità, ma su un’incondizionata fiducia nell’azione dello Spirito.


[1] E. Drewermann, Il Vangelo di Marco, immagini di redenzione, Queriniana, Brescia 1994, pag. 528.

Per la riflessione:

-la resurrezione è un’assenza;

-conversione del centurione, perché lo Spirito soffia dove vuole;

-Dio si rivela nella debolezza, anzi nell’assenza;

-la resurrezione è la chiave per comprendere il vangelo di Marco;

-fiducia nell’azione dello Spirito per l’ecumenismo.


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