INCONTRARE DIO GRAZIE E NONOSTANTE LE APPARTENENZE RELIGIOSE
di Piero Stefani*
Una guida feconda, per la grande apertura introdotta mezzo secolo fa (sia pur bisognosa di essere a propria volta approfondita) possono essere i documenti conciliari, in particolare la dichiarazione sui rapporti con le religioni non cristiane, la Nostra aetate, e la costituzione Lumen gentium (in calce il n.16). Ricordiamo che le dichiarazioni sono i documenti che il Concilio ecumenico vaticano II ha pubblicato con riferimento all’esterno della chiesa, mentre quelli riguardanti l’interno sono i decreti; le costituzioni poi sono i documenti fondamentali, talvolta con caratteri dogmatici. Successivamente sono stati erogati altri documenti sul dialogo con l’esterno della chiesa, i più consistenti dei quali sono: Dialogo e missione del 1984 e Dialogo e annuncio del 1991. Dialogo e missione indicava 4 modalità di dialogo: 1) il dialogo delle opere (ad es. lavorare a favore di una causa comune); 2) il dialogo dell’esperienza religiosa; 3) il dialogo degli scambi teologici, a livello di esperti; ed infine 4) il dialogo della vita.
Dialogo della vita e dell’esperienza religiosa meritano un cenno in questa sede. Dialogo della vita può essere, ad es. il caso dei matrimoni interreligiosi, dato che il matrimonio configura uno scambio tra i più profondi rispetto ad ogni altra comunità interumana, un dialogo radicale. Comporta pertanto la relativizzazione dell’appartenenza religiosa, ciò che potrebbe condensarsi nella formula: il mio Dio è anche il tuo. Ci si può chiedere se è la vita che definisce l’appartenenza o se viceversa è più determinante l’appartenenza: si può rispondere che entrambe influiscono, in un processo dialettico. Dialogo della esperienza religiosa potrebbe raggiungere profondità abissali nelle esperienze mistiche, ma più semplicemente possiamo esemplificarlo nella preghiera comune (come nel modello Assisi). Si deve notare che le esperienze religiose non si possono gerarchizzare, dicendo ad es. la mia è più intensa della tua: si può solo dire che sono esperienze diverse. La Nostra aetate, dopo aver ricordato che la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle altre religioni, dopo aver loro espresso sincero rispetto, afferma: “Tuttavia essa (la Chiesa) annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa…”. Quest’ultimo aggettivo, religiosa, dovrebbe essere superfluo, se è vero quanto appena indicato sulla non gerarchizzabilità delle esperienze religiose.
Buccia e polpa. Ogni appartenenza religiosa si rivolge a un Dio che può avere caratteristiche e contenuti diversi. Il Dio della tradizione biblica, ad es. non coincide con quello dei filosofi. Le definizioni di Dio sono sempre insufficienti perché se Dio coincidesse con la sua definizione non sarebbe Dio. Un detto della tradizione mistica islamica afferma che fare esperienza di Dio è come cogliere la polpa di un frutto, oltre la buccia che la contiene (cioè la religione). Per inciso si può notare che nessuna polpa potrebbe esistere di per sé, senza la buccia. Se dunque è Dio il centro delle esperienze religiose, non dovremmo pensare alle altre comunità religiose se non in relazione a Dio. La Lumen gentium al n.16 (sotto riportato) afferma che quanti non hanno ancora ricevuto il vangelo sono ordinati al popolo di Dio, cioè alla chiesa, non a Dio. In modo coerente trae la conclusione che la chiesa mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni. Dovremmo dunque guardare con occhio più aperto alle altre esperienze religiose.
Rami di un solo tronco. Una poesia del grande mistico e martire musulmano al-Hallaj narra che, dopo aver riflettuto sulle diverse religioni cercando di comprenderle, si può trovare che sono tutti rami di un solo tronco. La conseguenza pratica è quella di non dover chiedere a nessuno di abbracciare una diversa religione perché lo si allontanerebbe dal proprio principio. Si deve ritenere che è Dio in cerca dell’uomo e che il pluralismo religioso non è altro che la manifestazione di questa ricerca: un pluralismo teocentrico. Si tratta di capire come le bucce determinano l’esperienza della polpa, come relativizzare l’esperienza che nasce dalle diverse appartenenze, nonché ribadire l’equivalenza della propria rispetto alle altre. Incontrare Dio grazie e nonostante le appartenenze religiose.
*dalla relazione tenuta a Motta il 21 luglio 2012 sul tema: Dove abita Dio? Fede e appartenenze religiose
Dalla Costituzione conciliare Lumen gentium
n. 16: I non cristiani e la Chiesa
16. Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio [32]. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 17,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna [33]. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo [34] e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: «Predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni.
