LA SANTITÀ DI CHI OPERA A FAVORE DELL’UMANITÀ, SPESSO CANONIZZATA IN RITARDO, CON L’AUREOLA DELL’ORTODOSSIA
di don Giorgio De Capitani*
Santità canonica e umanistica. Tutti gli anni sono qui a fare considerazioni sulla festività di tutti i santi, quasi costretto a distinguere tra una santità canonica e una santità diciamo umanistica. Sì, quasi costretto, nel senso che secoli e secoli di storia della Chiesa hanno inculcato l’idea e la convinzione che i santi per eccellenza siano coloro che la Chiesa gerarchica ci propone di onorare e di venerare. Già il verbo venerare sa di qualcosa di idolatrico. Diciamo almeno che esso può generare tale pericolo. I santi non vanno messi su un piedistallo quasi fossero qualcosa da incensare. È vero che la Chiesa ci tiene a proclamare che i santi da essa proposti sono dei modelli da imitare. Ma in che senso? Mi sembra che ci sia come un circolo vizioso. La Chiesa mantiene se stessa, ovvero la sua struttura, nella proclamazione di santi che in realtà, proprio per lo stile di vita e per la loro riconosciuta fedeltà alla Chiesa-struttura, servono a dare maggiormente credito alla Chiesa stessa. Vorrei essere ancora più chiaro. Non è a dire che tutti i santi canonizzati, ovvero proclamati ufficialmente modelli di santità secondo le virtù scelte dalla Chiesa stessa, siano stati in realtà così come la Chiesa li propone poi al popolo di Dio. Li ridimensiona “opportunisticamente”, smussandone gli aspetti troppo spigolosi.
Il criterio talora scelto è il tempo. Non vi siete mai chiesto il motivo per cui alcuni santi sono stati lasciati nel cassetto per cento e più anni, prima magari condannati e poi canonizzati? Se oggi la Chiesa dovesse proclamare Lutero santo, non avrebbe quell’effetto se l’avesse canonizzato anche solo dopo un secolo dalla sua morte. Oggi il popolo di Dio non sa neppure chi è Lutero. Lutero non appare più quello spauracchio che ha fatto sì che la Chiesa lo condannasse come eretico cinquecento anni fa, anche perché la Chiesa stessa finalmente riconosce che una buona parte delle sue contestazioni erano più che valide. Ancora oggi la Chiesa proclama santi donne o uomini vissuti secoli fa, senza che il popolo capisca il motivo per cui li canonizza solo ora, e se ne frega. Ma alla Chiesa interessa aumentare il suo tesoro di credibilità. Così almeno essa pensa. Pensa cioè che, aumentando il numero dei santi, si garantisca la sua sopravvivenza. Ma c’è un altro motivo.
Chi spinge alla canonizzazione? Non certo il popolo di Dio che ha tutto un suo criterio nel venerare santi e sante, anche al di fuori della ortodossia stabilita dalla Chiesa. Oggi soprattutto, le virtù che il popolo stima maggiormente non rientrano per forza in quelle ritenute dalla Chiesa fondamentali per canonizzare i santi. Sono le Congregazioni e gli Ordini religiosi, i Movimenti cosiddetti ecclesiali che premono perché il loro fondatore venga riconosciuto ufficialmente come santo. Una garanzia per la sopravvivenza della Congregazione o dell’Ordine religioso o del Movimento ecclesiale. Che cosa importa al popolo di Dio se venisse beatificato don Luigi Giussani? Ma un beneficio ci sarebbe per il Movimento di Comunione e liberazione, se don Giussani dovesse uscire dalla tomba maledicendo coloro che hanno tradito la sua opera. Mi chiedo a che serva canonizzare il Fondatore di un Ordine religioso ecc. quando ormai tale Ordine è al tramonto.
Servi inutili. Chissà perché dimentichiamo che siamo servi inutili: se siamo utili è solo per il regno di Dio, o per l’umanità che continua anche dopo di noi, e anche senza la nostra aureola. Nessuno è santo per se stesso, o per la sua opera. Casomai dobbiamo essere santi per il bene dell’Umanità. Più che la persona da venerare, è la fede nell’Umanità da stimare, perché ciascuno di noi sia stimolato a credere nell’Umanità, nella testimonianza quotidiana. E allora nei santi canonizzati dalla Chiesa dovremmo riscoprire quegli aspetti nascosti, talora taciuti di proposito, che mettono in evidenza, al di là delle virtù canoniche, il vero volto dell’Umanità verso cui camminiamo. Così come Cristo stesso ci ha indicato. Ed ecco la domanda:
Quali sono le virtù evangeliche proposte da Gesù? Queste corrispondono alle virtù canoniche che sono in funzione di una religione che Cristo non ha mai inventato? Prima di rispondere, c’è un’altra cosa da chiarire. Se prima dicevo che il popolo di oggi ha tutto un suo criterio nel valutare la santità (impegno sociale, altruismo eroico, onestà professionale, fede nell’umanità ecc.), è anche vero che continua tra il popolo quel bisogno di aggrapparsi ai santi dal miracolo facile, dalle grazie sovrabbondanti, magari magiche. Il popolo ha bisogno di eroi su cui scaricare le proprie attese, le proprie speranze, la propria salvezza. È quel bisogno di sentirsi quasi protetti, di avere garanzie per un presente migliore, di uscire da situazioni difficili. E la Chiesa lo sa, ecco perché propone santi anche su misura di queste esigenze popolari. È come un contentino! E il popolino è soddisfatto! Tornando alla domanda sulle virtù evangeliche proposte da Gesù stesso, allargherei il discorso sul rapporto tra santità canonica e profezia.
Santità canonica e profezia. Diciamo subito che la Profezia non può essere compresa nella santità canonica, quella proclamata dalla Chiesa ufficiale secondo certi canoni, certe regole, certe criteri nella scelta delle virtù di riferimento. In altre parole, la Profezia non può essere racchiusa in schemi prestabiliti, altrimenti che Profezia sarebbe? La Profezia esce dai canoni, dalle regole, dalle strutture. La Chiesa-struttura-religione mortifica la Profezia. E se la Profezia abita nella Chiesa, il suo intento è quello di sciogliere il più possibile la sua rigidità, di smuovere il suo immobilismo, di darle più respiro, di far sì che la Chiesa si tolga dalla sua ingessatura secolare. La Profezia, dunque, non potrà mai essere canonizzata, perché la Chiesa-struttura andrebbe contro se stessa. Lo so che il Signore gioca brutti scherzi, e tra i santi canonizzati la Profezia rimane al momento come nascosta o perlomeno mortificata, pronta poi a uscire allo scoperto, a farsi valere. E la Chiesa, appena fiuta la pericolosità, attraverso il consenso del popolo che si butta a capofitto in un devozionismo fuori posto, interessato alla strumentalizzazione del santo a fini taumaturgici, fa di tutto per coprire con l’aureola ogni intuito profetico.
Aureola di ortodossia. Ed ecco la domanda: oggi la Chiesa, diciamo la società in genere, di che cosa ha bisogno? Di santi ingessati in una struttura ecclesiastica, oppure di profeti aperti, senza paura di oltrepassare i limiti dell’ortodossia, pur di far valere il messaggio radicale di Cristo? Non dico di rifiutare i santi proclamati tali dalla Chiesa. Cerchiamo però di vedere in loro, più che gli aspetti canonici, qualche aspetto profetico. E se anche la Chiesa, un giorno, dovesse beatificare don Mazzolari, don Milani, Carlo Maria Martini, tanto per citare alcuni nomi, pur nel timore che la Chiesa metta sulla loro testa l’aureola della ortodossia, e che perciò poi il popolo li strumentalizzi a modo suo, noi non faremo un passo indietro, ma continueremo a prenderli come modelli di Profezia. Ma non aspettiamo che la Chiesa freghi il popolo con una eventuale canonizzazione: cerchiamo ora di cogliere nei profeti di oggi quella carica umanistica che accomuna le religioni e gli spiriti liberi, al di fuori di ogni religione, nella ricerca del vero bene comune dell’Umanità.
*Omelia del 1 novembre 2012: Festività di tutti i santi http://www.dongiorgio.it/31/10/2012/omelie-di-don-giorgio-festa-di-tutti-i-santi/
San Pietro al Monte (Civate), battistero