ALLA RADICE DELLA ATTUALE CRISI C’È UN’IDEA DI ESPANSIONE SENZA LIMITI, INDIVIDUALISTICA E DISTRUTTIVA
da una lezione del prof. Mauro Magatti*
Espansione. Anche se il nostro paese vi ha partecipato in misura marginale, gli ultimi due decenni sono stati caratterizzati da un straordinaria espansione economica planetaria. Il crollo del muro di Berlino del 1989 ne ha create le premesse, così come la globalizzazione dei mercati, il progresso tecnico, specie nel campo informatico, la finanziarizzazione ed altro ancora. Si è avuta la novità storica di un sistema organizzato e univoco, che ha esteso un elevato livello di tecnologia pressoché in tutti i paesi. Parallelamente a quella economica, c’è stata una forte espansione della soggettività e della libertà individuale; questa è stata intesa prevalentemente nella direzione di esplorare il mondo, collezionare esperienze, cogliere opportunità.
Consumo. Tutto ciò si esprime anzitutto nel campo del consumo. Non si tratta di banale consumismo, che appartiene ad una fase storica precedente; si tratta di avere una disposizione aperta a cogliere ogni occasione in un mondo percepito in espansione da tutti i punti di vista. Il termine consumo va qui inteso in un suo significato originario e profondo, derivante dal latino cum summa che evoca l’esperienza sessuale dell’orgasmo. Nel senso che col consumo cerchiamo di toccare qualcosa della realtà che ci sfugge: non è una banalità, ma un atto di profonda ricerca, se pure spesso illusoria.
Risvolto tragico. A questo modo di concepire la libertà nell’espansione non è mancato un risvolto tragico: ha slegato i rapporti sociali, a partire dai rapporti affettivi. Perché se l’espansione consiste nell’aumento delle opportunità e bisogna soggettivamente disporsi a coglierne il più possibile, ogni vincolo – familiare, sociale, amicale – può limitare. La relazione è stata concepita come una riduzione della libertà! Per questo i ragazzi oggi non si sposano più, perché se la cultura dentro cui vivono impone di cogliere tutte le opportunità, non possono impegnarsi per sempre: non solo non si possono fidare dell’altro, ma neppure di sè stessi. Non possiamo impegnarci in qualcosa che riduce le possibilità future.
Due motori. A livello politico possiamo distinguere due motori, attivi soprattutto negli ultimi vent’anni: il motore della destra, che fa coincidere la libertà con la scelta di mercato; e il motore della sinistra, secondo cui ciascuno è legislatore di se stesso: decide il bene e il male per conto proprio. Due motori che hanno fatto finta di combattersi, il primo spingendo sul lato dell’economia, il secondo sul lato dei diritti soggettivi. In realtà vanno tutti dalla stessa parte – quella del capitalismo tecno-nichilista – proprio perché non mettono in discussione l’idea di libertà assoluta che entrambi abbracciano – oltre ovviamente ad altre componenti.
La libertà assoluta, cioè sciolta da tutto, va incontro all’esperienza della perdizione, come dice la sapienza biblica. È come essere abbandonati nel deserto o in mezzo al mare: si è liberi di andare dove si vuole, ma in realtà non si va da nessuna parte. Il problema della libertà, che è una gran bella cosa, ha in se il drammatico problema della perdizione, o per dirla con un’altra categoria, dell’auto-annichilimento. Se si è sempre liberi di disfare tutto quello che si è fatto il giorno prima, alla fine non resta più nulla. L’altro fondamentale aspetto è che non siamo individui isolati: non siamo proprio nel deserto. L’immagine che dovremmo piuttosto utilizzare è che noi siamo dentro un mercato arabo, o una festa patronale, con un flusso di gente che ti chiama, ti spinge, ti condiziona. Francamente, la nostra libertà è lungi dall’essere nel senso che ognuno può fare quel che vuole. Naturalmente siamo ben orgogliosi di essere dentro una storia di libertà, della modernità e della cristianità medioevale (che è la genitrice della modernità). Ma non possiamo trascurare i condizionamenti e il nichilismo che questa libertà ha in sé.
Crisi spirituale. Da ultimo non possiamo non fare un cenno alla questione del senso, del significato. Il processo di espansione lascia un vuoto nella vita personale e collettiva. Siamo sempre più pressati da un sistema tecnico che ci chiede tanto, facciamo un’ampia collezione di esperienze, ma alla fine ci sfugge il perché. Così la depressione è diventata la malattia sociale di questi ultimi vent’anni. E se ne può anche capire il motivo: perché è forte l’energia richiesta, ma non se ne comprende la motivazione. Va bene il godimento del consumo, però non è che sempre si stia proprio così bene; spesso la vita è diversa da quello che si immagina. Allora la crisi è una crisi economica, certo, è una crisi sociale, certo, ma è anche una crisi spirituale, come dicono i pontefici: una crisi spirituale della libertà di massa. Se non partiamo da qui, anche le vicende più spicciole sono completamente sganciate dalla realtà.
Generatività. In sintesi il problema è: passare da una libertà dissipativa, consumativa, a una libertà generativa. In una società come la nostra in cui si fanno meno figli e pertanto il ciclo della generatività biologica si riduce, si pone il problema di altre forme di generatività: cioè di qualcosa di impegnativo, che ha a che fare col mettere al mondo. Proprio perché il consumo tocca corde profonde, come si è detto, non possiamo non mettere in campo qualcosa di veramente profondo per superarlo. Non si tratta di opporsi al consumo, si tratta di capire che la nostra libertà non si può ridurre a quell’atto e che in quanto liberi noi possiamo fare tutto quello che vogliamo, ma alla fine la nostra libertà è chiamata a giocarsi per qualche valore che si mette al mondo. Che si tratti di un’impresa per un artigiano, facendo le cose in una certa maniera, che sia un’associazione di volontariato o un circolo culturale, che siano i tuoi allievi da far crescere se sei un insegnante, o tirar su i figli se sei un genitore, la generatività vuol dire che abbiamo bisogno di mettere al mondo valori. Dato che il nostro essere cittadini non riguarda solo il momento del voto, abbiamo il diritto e il dovere di partecipare alla produzione del bene comune, ciascuno per un suo frammento.
Anche le democrazie sono in crisi: attraverseranno decenni di sventura se noi cittadini non ci assumiamo più pienamente questa responsabilità dell’essere generatori di valori, offrendoci, in certo senso, alla comunità per realizzare una parte di noi stessi. In definitiva la generatività, che ha a che fare con l’esperienza antropologica fondamentale del mettere al mondo, può riguardare diverse cose. Alcune cose meritano la nostra vita, perché hanno valore e questo è anche il vero antidoto al nichilismo. Perché il nichilismo non si batte con le prediche, ma solo testimoniando che nella vita c’è qualcosa che vale e che noi contribuiamo a incarnare.
*dal titolo: La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto; 9 febbraio 2013, corso di formazione alla politica dei Circoli Dossetti (testo non rivisto dal Relatore). Fonte: http://www.dossetti.com/corso/corso%202013/201304magatti.html


curiose formazioni granitiche nell’isola indonesiana di Belitung

Curiose formazioni granitiche nell’isola indonesiana di Belitung


