Diversi sono gli episodi in cui Gesù viene contestato. Il vangelo di Marco, nel terzo capitolo, avvicina tre diverse forme di contestazione: da parte dei demoni, da parte dei suoi stessi parenti, da parte degli scribi: quest’ultima contestazione merita una particolare attenzione poiché nel suo ambito viene configurato un peccato gravissimo, imperdonabile.
I demoni (forze del male che portano distruzione, confusione e menzogna) sono i primi a contestare Gesù, riconoscendone la divinità, quindi l’inconciliabile contrarietà verso di loro. Dicono la verità, ma non al momento e con le modalità opportune, tanto che Gesù li zittisce severamente. Questo ci può insegnare che, in taluni casi, può essere persino diabolico annunciare le verità divine (per noi potrebbe essere il caso, ad es., di un annuncio che prescinde dai grandi problemi dell’umanità: pace, giustizia, salvaguardia del creato).
La seconda contestazione a Gesù viene dai suoi parenti o compaesani. Disturbati dalla fama che va spargendosi attorno a lui e dalle folle che l’assediano, i suoi insinuano che ha perso la testa, che è fuori di sé, che non rientra nelle regole: “un modo molto frequente per squalificare le manifestazioni di Dio e prendere le distanze.”[1] Gesù ci invita a stare fuori di noi, ad avere il coraggio di giocarsi, a non rimanere chiusi nel nostro preteso “ordine” o “buon senso”, a non risparmiarci nella fatica e nella disponibilità agli altri. Anche l’ecumenismo deve partire dal “fuori di sé”. È una condizione per poter trascinare anche quelli che non credono e dovrebbe essere caratteristica del cristiano in quanto tale. Inoltre dovremmo saperci identificare con la folla e, come lei, subire il fascino di Gesù, della sua figura umana che emerge anche da queste pagine (semplicità, realismo, attenzione ai particolari, apertura agli altri…): dà un grande senso di libertà e attira la gente.
Infine la terza e più intrigante contestazione viene dagli scribi, cioè i colti, quelli che sanno: dicendo che Gesù è posseduto dal demonio, identificano consapevolmente il bene col male, e questo è un peccato irreparabile, la bestemmia contro lo Spirito santo. Si opera così quando si vuole mettere sé stessi al centro, col rifiuto programmato di Cristo. Così si può aprire un percorso di peccato che può portare all’aberrazione di vedere in Gesù l’incarnazione del male: il massimo della confusione diabolica, grave soprattutto per chi ha la fortuna di avere un certo livello culturale. Questo percorso è il peccato imperdonabile, mentre i singoli atti inseriti nel percorso possono essere perdonati. Per questo molti sostengono che soltanto noi, che abbiamo conosciuto Cristo, possiamo diventare l’Anticristo. Non va cercato altrove (ad es. nel comunismo, nel capitalismo): il pericolo maggiore siamo noi. Può essere lungo e faticoso, ma il recupero dell’unità ecumenica non può che passare da un percorso penitenziale nel quale si cerca satana dentro di noi, nelle chiese, al posto di Cristo.
[1] B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella ed., Assisi 1985, pag. 62.
Per la riflessione:
-tre forme di contestazione a Gesù;
-in certi casi può essere diabolico annunciare verità divine;
-non restare chiusi nel nostro preteso ordine o buon senso;
-subire il fascino di Gesù;
-peccato irreparabile degli scribi che identificano consapevolmente il bene col male;
-solo noi che abbiamo conosciuto Cristo possiamo diventare l’anticristo.





