GAZA COME SVOLTA VERSO UNA NUOVA SENSIBILITÀ POLITICA E CULTURALE
INTUIZIONE PROVOCATORIA DI ALESSANDRO BARICCO
liberamente tratto da: https://substack.com/home/post/p-175604558
Ingiustizie. In un articolo (come questo sito non coperto da copyright) pubblicato anche da Repubblica il 9-10-25, lo scrittore Baricco indica nelle vicende di Gaza l’avvio del superamento di un’epoca buia, con l’affermarsi di nuove priorità etiche e culturali. Usa l’efficace immagine di un animale che, sentendosi alla fine, diventa più aggressivo. Il palese tentativo di genocidio a Gaza è l’ultimo colpo di coda dell’animale morente, così come l’aggressione all’Ucraina e le altre guerre in corso. Il mancato intervento degli organismi sovranazionali, bloccati da veti oggi del tutto ingiustificabili, l’indifferenza complice di molti governi, compreso il nostro, l’arroganza dei potenti che si ergono al di sopra delle leggi: tutto questo ci ha imposto di assistere impotenti a quelle tragiche ingiustizie. Animale morente, dunque, il novecento, con le sue guerre disastrose, i campi di sterminio, la bomba atomica, la Guerra Fredda, i totalitarismi e, soprattutto, la cultura della guerra: “credere che la guerra sia una soluzione e la sofferenza dei civili un prezzo accettabile con cui finanziare lo scontro tra le élites, (…) il culto dei confini, la centralità delle armi e degli eserciti, la religione del nazionalismo. (…) L’onda lunga di un disastro”.
Politica e cultura mostrano una forte resistenza a recepire il nuovo messaggio pacifista: Baricco parla di tremenda resistenza del Novecento, e ne abbozza una spiegazione: “c’è un’enorme parte del tessuto economico, politico, intellettuale e sociale che sapeva giocare il gioco del Novecento ma non sa ancora giocare quello della nuova civiltà. Quindi si acquatta tra le pieghe dell’animale morente. (…) La leggerezza con cui spesso i media soffiano sui venti di guerra tradisce l’istinto ad andarsi a rifugiare nei toni, e nelle idee, che a lungo hanno assicurato loro una qualche centralità, e dunque dei solidi profitti”. Gaza, dice Baricco, ci impone di schierarci, di aprire gli occhi, di provare a vivere in modo diverso, per non morire nello stesso modo dei padri. “Che così tanti narratori di talento lavorino in queste ore per portare ossigeno a una narrazione esausta come quella del Novecento – lei e la sua desolante epica guerriera – è cosa che inclina a reazioni durissime. (…) Di fatto, gli scontri di civiltà si decidono in buona parte sulla capacità di narrazione, cioè sull’efficacia con cui alcuni riescono a convertire una nebulosa di fatti in una storia convincente, e dunque in realtà”.
La rivoluzione digitale “ha fatto saltare i bunker strutturali e culturali su cui il Novecento aveva potuto edificare il proprio disastro: attraverso il digitale abbiamo scelto un mondo immensamente più liquido, più trasparente, in cui muri e confini perdono di consistenza; abbiamo accettato il rischio di liberare tutte le informazioni e le opinioni mettendole in circolo quasi senza cautele; abbiamo accelerato tutti i tempi generando di fatto un tavolo da gioco che si modifica in continuazione impedendo alle idee di sclerotizzarsi o di assurgere a miti; abbiamo reso estremamente difficile creare sacche protette dove far accadere la Storia al riparo da sguardi indiscreti; e abbiamo reso più impervio l’esercizio del dominio da parte di qualsiasi élite”. Tutto ciò è stato capito prima dai giovani scesi in piazza, che si sono sentiti scippare di una cosa troppo preziosa: “il futuro che vogliamo. Chi poteva capirlo meglio che dei ragazzini?” Dobbiamo essere grati a loro e anche a Baricco che ce lo ha narrato con l’elegante efficacia di scrittore di qualità. Un giornale autorevole come il Times è arrivato a ipotizzare che le piazze giovanili siano diventate la seconda potenza mondiale dopo gli USA. Ce lo auguriamo vivamente.
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