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IL SISTEMA MEDIATICO È IN GRADO DI INCIDERE SUGLI ATTEGGIAMENTI UMANI PIÙ QUALIFICANTI SPECIE NELLA PRIMA INFANZIA
spunti da un incontro col prof. Piero Giorgi*
Le bambine-lupo. La leggenda di Romolo e Remo si avvera oggi abbastanza di frequente in India, dove permane l’idea che la nascita di una femmina sia una disgrazia. Si ha così che la neonata venga portata dalla nonna nel bosco e, dopo qualche preghiera e qualche lacrima, abbandonata al suo destino. Talvolta la piccola viene raccolta da una lupa, allattata e allevata nella sua tana. Quando vengono ritrovati dopo qualche tempo, questi bambini presentano gravi tratti patologici: non camminano in posizione eretta ma a quattro zampe; non parlano ma ululano, come i lupi; non hanno le mani prensili, perché nessuno ha loro offerto modelli umani di comportamento, incoraggiandone l’imitazione. Ciò significa che funzioni umane elementari come: camminare, parlare, destrezza manuale, non sono istintive, ma devono essere apprese dagli altri, in particolare dalla madre. Questo vale per gli umani, ma anche per gli animali superiori: se un cucciolo di leone non apprende dalla madre, con appositi esercizi, come si fa a cacciare, non diventerà mai un vero leone. A maggior ragione un bambino allevato da animali non diventerà mai un uomo, ma assumerà i comportamenti dell’animale che lo ha allevato.
L’apprendimento delle funzioni fondamentali della propria specie è particolarmente importante nel bambino perché il suo cervello, a differenza degli altri sistemi d’organo, è scarsamente formato alla nascita, ma plastico e malleabile: quello che apprende in quel periodo, mentre il cervello sta formandosi, lo segnerà profondamente per tutto il resto della vita. Inversamente, quello che non apprende, con grande difficoltà lo apprenderà in seguito. Qui si pone un problema: mentre per il lupo o il leone è abbastanza facile indicare le funzioni fondamentali, per l’uomo la questione è più complessa. Senza entrare nella vastissima problematica teologica o filosofica, ma restando sul piano strettamente biologico, quali sono le funzioni fondamentali dell’uomo in quanto animale? (certamente non è solo animale, ma anche animale). Si può indicare anzitutto, con Aristotele, che l’uomo è un animale sociale, che non vive da solo, ma in comunità più o meno vaste (oltre alla famiglia). Pensatori come Rousseau o Hobbes, che ipotizzavano un uomo isolato nello stato di natura, non beneficiavano delle nostre conoscenze scientifiche e, come le proposte di quei tempi antichi, non sono affidabili: non esiste un tale essere umano. Il suo ambiente naturale è una comunità. Per vivere socialmente l’uomo deve sviluppare qualità empatiche e avere fiducia negli altri.
I neuroni-specchio, presenti nel cervello umano (e di qualche altro animale, come le scimmie), sono forse deputati proprio alla creazione di empatia. Consentono di immedesimarsi negli altri e vedere il mondo con gli occhi degli altri. Grazie ad essi, quando vediamo qualcuno fare qualcosa, siamo portati, più o meno inconsciamente, a fare altrettanto. Inutile sottolineare l’importanza di tale caratteristica, specie oggi, al tempo della presenza pervasiva delle informazioni e degli schermi. Ingenuo pensare che questa caratteristica non venga sfruttata dal potere per rinforzarsi sempre più nei confronti del singolo, non protetto da una comunità e dai propri valori. Ma continuiamo con altri aspetti della nostra cultura, che ha una lunga storia.
Proprietà, obbedienza, dipendenza. Nel lungo periodo dell’era paleolitica (circa 150 mila anni) i nostri progenitori si spostavano alla ricerca di cibo in piccole tribù di persone egualitarie, che facevano le stesse cose, senza gerarchie. Con una vita nomade e senza possedere la terra, la proprietà era estremamente limitata: a qualche strumento o effetto personale che potevano portare con sé negli spostamenti. È solo col neolitico avanzato che si è avuta la proprietà della terra, col conseguente accumulo delle ricchezze da parte dei maggiorenti: quindi la gerarchizzazione nella società. Interesse di chi stava in alto nella gerarchia sociale era ovviamente quello di non mantenere le originarie qualità di socialità, empatia, comunità, eguaglianza; ma invece di avere persone obbedienti e dipendenti, pronte ad accettare ordini e osannare il capo, senza metterne in discussione la legittimità. Inoltre gli aggregati umani andavano aumentando sempre più, creando problemi di anonimato e ordine pubblico. Così si è diffusa anche nelle istituzioni la violenza.
Violenza: oltre a quella fisica (uomo contro uomo), si possono individuare altre forme di violenza: quella strutturale, quando si impedisce a qualcuno di realizzare le proprie potenzialità umane (due esempi estremi: le bambine discriminate nell’educazione scolastica rispetto ai maschi, le morti causate dalla fame o dalla globalizzazione); violenza culturale (razzismo, sessismo, repressione delle culture minoritarie, pubblicità: varie forme di lavaggio del cervello); guerra, come forma estrema di violenza, oggi, nell’era atomica, “fuori dalla ragione” (papa Giovanni), cioè folle. Di esaltazione della guerra è piena tutta la nostra cultura, dai poemi omerici fino ai nostri giorni, quando ai bambini vengono regalate le armi e la violenza viene proposta sotto mille forme, nei filmati ecc. Ma la cultura che il potere predilige, dispone oggi di ben altri strumenti.
Metamessaggi. I singoli messaggi pubblicitari sono del tipo: compra questo e sarai felice; compra quello e sarai felice. Ma cosa lasciano nella mente questi singoli messaggi? Che la felicità si raggiunge con gli acquisti, il denaro, il possesso; non già, come è vero, migliorando i rapporti interpersonali. Ecco come si plasma un uomo possessivo, che preferisce l’avere (e anche l’apparire) rispetto all’essere. Un’altra tecnica può essere quella di distrarre l’attenzione dalle cose importanti per orientarla su cose che non disturbano il potere: quella che potrebbe essere chiamata arma di distrazione di massa. Un esempio nel campo della pace potrebbe essere la convinzione che bastino manifestazioni oceaniche, anziché un impegno continuo e prolungato, a cominciare dal livello comunitario locale. Ma questi sono solo piccoli esempi delle possibilità studiate da quella che è diventata una vera e propria scienza a disposizione del potere: quella della comunicazione e della convinzione occulta. Eccone un altro esempio.
Indottrinamento subliminale. Il potere ha sempre l’interesse ad avere di fronte singole persone individualiste, piuttosto che comunità mature, competenti e solidali. Oggi l’indottrinamento avviene soprattutto attraverso televisione, videogiochi e simili: in questi programmi, specie quelli di passatempo passivi, sono facilmente individuabili messaggi, subliminali o anche espliciti, inneggianti all’individualismo egoistico e alla violenza – oltre, ovviamente, ad un consumismo senza controllo. Quello che è grave è che questi messaggi, anche senza accorgerci, vengono recepiti indirettamente dai bambini piccoli, che osservano il comportamento dei più grandicelli o degli adulti. E quanto acquisito da un cervello in formazione, come detto, rimane indelebile per tutta la vita. Di un bimbo piccolo si dice di solito: imparerà quando andrà a scuola. Grave errore: a 6 anni il cervello è praticamente già formato e i messaggi perversi della televisione sono già acquisiti. Se per insegnare agli studenti ci vogliono laureati, per insegnare ai bimbi in formazione ci vorrebbero persone con due lauree e un dottorato!
In definitiva, oggi l’infanzia è esposta a rischi gravissimi. Precisamente che la pressione del potere impedisca loro di acquisire le qualità fondamentali di una vera umanità. Bisogna stabilire assi tra famiglie e con gli insegnanti per studiare a fondo come difenderli. Perché il cucciolo di uomo possa diventare vero essere umano, anzitutto empatico, comunitario, solidale, nonviolento.
*il 20 sett. 2014 con i sigg. Brenna, Cesarini, Frey, Miori, Pasinetti, Ranci, in casa De Carlini. Bibliografia: Rivoluzione nonviolenta nella vita quotidiana, seconda parte http://www.neotopia.it/area_download.html

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