Brianzecum

febbraio 16, 2014

CORRUZIONE, COME TOGLIERCI LA MAGLIA NERA

SCARSA ATTENZIONE ALLE DIVERSE FORME DI CORRUZIONE. NECESSARIO RINNOVATO IMPEGNO COMUNE

di Stefano Micossi,  La Repubblica del 10-2-2014, suppl. Affari e finanza, pag. 10, sez. Commenti

Quale corruzione. Il primo Rapporto della Commissione europea contro la corruzione – pubblicato a Bruxelles il 3 febbraio scorso (documento COM(2014) 38) – ha avuto vasta e meritata eco non solo in Italia, ma nell’Europa intera. La sua principale conclusione è che in gran parte dei paesi membri vi sono strumenti legali e istituzioni per prevenire e combattere la corruzione, ma che tali strumenti sono applicati con intensità variabile. Va sottolineata la definizione di corruzione data nel Rapporto, che va oltre la richiesta o il pagamento di “mazzette”: è corruzione qualunque abuso di potere per beneficio privato, dove privato si riferisce a individui, ma anche a organizzazioni collettive, come partiti e sindacati. Tanto per fare esempi concreti da casa nostra, rientrano in questa definizione sia l’assegnazione di appalti ad imprese “amiche”, come con vari trucchi continuano a fare in maggioranza gli amministratori di regioni, ASL, province e comuni, sia la nomina di persone “espressione” di partiti e sindacati nelle amministrazioni, le aziende pubbliche (ultimo clamoroso esempio, l’INPS, occupato militarmente da esponenti sindacali) e persino le autorità indipendenti (penso al braccio di ferro che obbligò Monti a nominare due esponenti di partito nella neo-nata autorità “indipendente” dei trasporti). Rispetto a questi fenomeni, la discussione pubblica sui costi diretti della politica – la numerosità delle assemblee elettive piuttosto che le province da abolire – si concentra sulla punta dell’iceberg. L’iceberg essendo costituito dall’occupazione sistematica di tutte le amministrazioni e aziende pubbliche da parte di politici e sindacalisti, producendo distorsioni e costi giganteschi che sono la prima ragione della stagnazione economica italiana.

Prevenire e reprimere. Sappiamo già che nel confronto europeo l’Italia esce male, con livelli di corruzione percepita e accertata tra i più elevati. Quel che i commenti hanno finora trascurato sono i suggerimenti e le raccomandazioni del Rapporto su come migliorare la situazione. Da questo punto di vista, il Rapporto distingue le norme per la prevenzione della corruzione nell’amministrazione da quelle per la loro repressione penale: sul primo fronte il nostro quadro normativo risulta piuttosto avanzato, ma la politica e le amministrazioni s’industriano per ritardarne l’applicazione; sul secondo fronte, esistono serie lacune normative da colmare. In effetti, le norme contro la corruzione promosse del governo Monti (con la legge 6 novembre 2012 n. 190) creano presidi in tutte le amministrazioni, obbligandole ad adottare piani anticorruzione (con regole rafforzate di trasparenza su appalti e nomine), e introducono regole di integrità più stringenti per le cariche pubbliche elettive (presidiate da nuove norme di incandidabilità e decadenza dalle cariche elettive). Per ora però le norme sono scarsamente applicate, né si vede alcuna spinta politica a farlo.

ANAC. C’è anche un’autorità anti-corruzione, l’ANAC, ma essa per ora langue senza poteri (e anche senza il presidente); se si volesse fare sul serio, l’azione dell’ANAC potrebbe essere irrobustita con decreti ministeriali o del presidente del consiglio, dato che si tratta di attuare norme in vigore. Invece, viene definito debole e formalistico il quadro di controllo sul finanziamento dei partiti, nonostante il recente decreto; qui ovviamente sono massime le resistenze, ma c’è ancora parecchio da fare anche sul piano normativo (intanto, il disegno di legge sul finanziamento dei partiti annaspa in parlamento). Il Rapporto propone anche di dare alla Corte dei Conti poteri ispettivi, simili a quelli di altre autorità (Antitrust, Consob, ecc.) nei confronti di tutti i soggetti che spendono denaro pubblico.

Campagna di moralizzazione. Sul fronte penale, il Rapporto individua serie lacune normative (peraltro, largamente coincidenti con quelle già ben identificate nel sito Piattaforma per la Giustizia, a suo tempo promosso dal Presidente del Senato Grasso): l’Italia non ottempera ai requisiti in materia di contabilità (falso in bilancio e obblighi di revisione), previsti dalle convenzioni penale e civile del Consiglio d’Europa sulla corruzione. Lo spacchettamento del reato di concussione ne ha reso l’applicazione aleatoria, invece che rafforzarla. Il codice penale non contempla il reato di auto-riciclaggio, il riciclaggio compiuto dal percettore dei proventi di attività criminose; il Senato è al lavoro, ma senza molta fretta. Le norme sulla prescrizione fanno decadere troppi procedimenti (ma si dovrebbe anche accrescere l’efficienza del sistema giudiziario). Simili richieste all’Italia sono presenti nelle Raccomandazioni del Consiglio europeo all’Italia nell’ambito del semestre europeo, che sono legalmente vincolanti. Ovviamente, quel che servirebbe come il pane, e che finora è mancato, è un’iniziativa politica forte del governo su tutte le raccomandazioni del Rapporto; così come servirebbe una campagna interna di moralizzazione di partiti e sindacati, centrata sull’annuncio della fine dell’occupazione a fini privati delle pubbliche amministrazioni e delle aziende pubbliche. Se ciò accadesse, Grillo e i suoi scalmanati sparirebbero dalle nostre assemblee elettive.

2013-12-13 11.01.23

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