QUELLA DI BERGOGLIO È UNA PROTESTA LAICA; LA VIOLENZA È CONTRO NATURA, LO DICE LA SCIENZA
di CARLO BRAMBILLA, La Repubblica 4 sett. 2013, pag. 13
«Il digiuno come protesta laica». «Come contestazione di un mondo consumistico che ignora la solidarietà». «Il digiuno come valore simbolico: la forza del controllo della mente sul corpo». «La vittoria del pensiero sui bisogni dell’organismo». Umberto Veronesi spiega la sua scelta di osservare, sabato 7 settembre, un giorno di digiuno per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero. E perché ha esteso l’invito a digiunare a tutti i membri del movimento Science for Peace di cui è presidente e fondatore, e di cui fanno parte 21 premi Nobel.
Professor Veronesi, un grande laico come lei accetta l’appello di Papa Francesco? «Questo terreno è un punto di incontro tra scienza e pensiero evangelico. Le parole del Papa “non è la cultura dello scontro e del conflitto che produce la convivenza” coincidono con le conclusioni riportate nella carta di Siviglia, il documento che riporta gli studi più recenti su biologia e antropologia umana, che confermano come la natura umana sia incline alla solidarietà e all’aiuto reciproco. La violenza è una reazione a situazioni avverse, prima di tutto ad altra violenza. Biologicamente la violenza genera violenza. Rispondere alle armi con le armi non risolve i conflitti, ma, al contrario, li amplifica».
Lei pensa davvero che l’alleanza tra tutte le forze pacifiste mondiali, credenti o non credenti, possa indurre il Congresso Usa a fermare il suo presidente? «Vale la pena di provare. È impensabile che le armi, per quanto sofisticate, colpiscano solo obiettivi militari. Siamo certi che moriranno centinaia di civili, molti dei quali bambini».
Lei è convinto che la guerra sia un atto contro natura. «La posizione di Bergoglio si rifà alla grande cultura pacifista di molti suoi predecessori, come Giovanni XXIII che con l’enciclica “Pacem in Terris” ha posto le basi del pacifismo moderno, condiviso dai movimenti laici. Riecheggia anche il pensiero agostinano nella sua teoria della “privatio boni”: il bene è la regola della vita umana e il male non è che la sua privazione. Dunque, anche dal punto di vista filosofico, se l’uomo è buono per natura ogni violenza è un atto contro natura. E quindi la guerra è contro natura».
Il digiuno come grande mobilitazione popolare? «Nel mondo moderno la volontà popolare è quella che fa la Storia. Con il web e la globalizzazione siamo entrati nell’era della partecipazione. È chiaro a tutti che è un’assurdità, anzi un atto di crudeltà, andare ad uccidere in un Paese che già conta oltre 90 mila morti». Come contrastare però l’uso delle armi chimiche? «Reagire uccidendo con armi convenzionali non è meno grave. La campagna contro l’intervento militare in Siria deve essere l’occasione per riaffermare il principio della pace, che sta prevalendo quasi ovunque salvo che negli Usa. Gli Stati Uniti con la loro tradizione western continuano ad avere un approccio violento come mezzo di controllo e di dominio. Non a caso sono l’unico Paese occidentale a mantenere la pena di morte».
Un digiuno allora come giornata di riflessione? «Sì. Il cibo non predispone né alla meditazione né alla semplice riflessione».

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