FESTA CHE ESALTA L’AMORE DEI CREDENTI E LA GIOIA CHE NE DERIVA
Profezie, visioni, sogni. “Negli ultimi tempi, dice il Signore, io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni” (At 2,17). Il commento del card. Martini a questa citazione del profeta Gioele, ripresa da Pietro nella sua predica di Pentecoste, è il seguente: “Che i figli e figlie saranno profeti significa che essi devono essere critici. La generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la Chiesa. Il profeta dice poi che la generazione di mezzo, vale a dire coloro che sono responsabili, avrà delle visioni. Un vescovo, un parroco, una madre, un imprenditore: essi dovrebbero avere degli obiettivi, per una comunità, una famiglia, un’azienda (…). Il profeta rammenta agli anziani che devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita” (C.M. Martini, G. Sporschill, Conversazioni notturne a Gerusalemme, Mondadori, 2008, pp. 60-61). Ogni generazione quindi, ha un compito da svolgere: questo è un fattore di gioia, perché nessuno deve sentirsi inutile.
Le differenze che caratterizzano le diverse età della vita tendono anch’esse ad accentuarsi oggi, con l’allungamento della vita media, ostacolando il dialogo tra generazioni, fino talvolta all’incomprensione. Ma non sono certo le uniche: differenze di lingua, di razza, di religione, di sesso, di sensibilità, di cultura diventano sempre più evidenti nella moderna società pluralista, richiedendo aperture ed atteggiamenti nuovi in tutti noi, persino una nuova antropologia. Le differenze possono essere un ostacolo, una fonte di confusione e di incomprensione, ma anche un potente fattore di arricchimento personale e sociale. Nell’educazione, nella ricerca, nelle innovazioni, nel progresso tutti sanno quanto possono influire diverse sensibilità e opinioni. Il vero problema è quello di riuscire a valorizzare le differenze.
Unità d’amore. La Pentecoste è presentata nella Bibbia come la promessa di ricostituzione della unità d’amore del genere umano voluta da Dio. Dopo la costruzione della torre di Babele, come sfida a Dio, fu generata l’incomprensione della lingua altrui e la conseguente dispersione degli uomini nel territorio. Nella Pentecoste tutti capiscono le altre lingue come la propria, grazie alla discesa dello Spirito santo. Il superamento della differenza linguistica è la premessa per un ritorno all’originaria unità d’amore. Qualcosa di simile a quest’ultima fu gustata dalla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, come indicato dagli Atti degli Apostoli: avevano “un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (4,32), praticando fraternità e solidarietà (2,45). In breve lo Spirito santo consente di contenere il negativo (conflittualità, contese, odi, rancori…), esaltando il positivo (amore, pace, condivisione…).
Questo dà gioia. Nell’inferno della prigione nazista Bonhoeffer riusciva a trovare gioia leggendo parole del poeta Gerhardt sulla Pentecoste: «Tu sei uno spirito di gioia…» e «dà gioia e forza» o versetti biblici: «non è forte colui che non è saldo nella sventura».(Pr 24,10) o «Dio non ci ha dato uno spirito di timore ma di forza, di amore e di saggezza» (2Tm 1,7). Conclude Bonhoeffer: “questo mi dà gioia” (Resistenza e resa, ed. S.Paolo 1996, pag.114). Ecco dunque il profondo significato della Pentecoste: lo sforzo di ritrovare il positivo che ci unisce; a perseguire profezie, visioni, sogni che danno un senso alla vita; ci fa comprendere e valorizzare le differenze in un mondo sempre più complesso e variegato; al contempo ci spinge a riconoscere ed evitare ciò che davvero è negativo e ci divide dagli altri.
(contributo dell’Équipe ecumenismo e dialogo della Zona pastorale di Lecco)
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