Brianzecum

aprile 15, 2012

ACCELERARE L’ERA DELLO SPIRITO

LA FEDE OGGI DEVE ESSERE PROFETICA

 

di don Giorgio DE CAPITANI*

Conoscenza diretta.  Secondo Gioacchino da Fiore, monaco, teologo e scrittore vissuto nel XII° secolo, tenuto un po’ a distanza dalla Chiesa ufficiale per certe sue affermazioni ritenute eretiche (comunque, non mi meraviglierei se un domani la Chiesa lo facesse santo), la storia si potrebbe dividere in 3 tappe: quella del Padre, quella del Figlio e quella dello Spirito santo. L’Era del Padre è caratterizzata dal dominio della Legge e della paura di Dio (Antico Testamento). L’Era del Figlio è iniziata con Gesù ed è caratterizzata da un tempo di fede e di devozione filiale al Vangelo e alla Chiesa (Nuovo Testamento). L’Era dello Spirito Santo apre la strada ad una libera esplosione d’amore, di gioia e di saggezza che durerebbe fino al Giudizio Finale. Secondo Gioacchino l’era dello Spirito vedrebbe una conoscenza spirituale direttamente manifestata nel cuore di tutti gli uomini, una sorta di carismatica gnosi universalmente distribuita che realizzerà il lamento di Mosè in Numeri, versetto 11,29: “fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito“.

Evoluzioni.  L’intuizione di Gioacchino da Fiore è innegabilmente suggestiva, e in parte veritiera. Tuttavia ogni divisione e suddivisione della storia sacra in periodi cronologici ben distinti non mi convincono, anche se possiamo parlare di diverse fasi che io chiamerei evoluzioni della Parola di Dio: prima ha parlato Dio Padre (nell’Antico Testamento per mezzo dei profeti), poi ha parlato il Figlio, la Parola di Dio che si è incarnata, infine lo Spirito santo ora traduce la Parola in Profezia. In realtà il mondo vive senza accorgersi del trapasso di queste ere. In ogni momento, anche nell’era attuale, è come se vivessimo ancora nell’Antico Testamento con tutte le sue leggi assurde e le concezioni di un dio più padrone che padre, più vendicatore che misericordioso. Sì, parliamo anche di Cristo, ma in modo del tutto vago. Oppure per noi il Cristo è solo un alibi per imporre il nostro modo di vedere il mondo. In fondo Cristo ci piace nella sua umanità, ma il problema è che noi dell’Umanità abbiamo una visuale molto riduttiva, più terrena che spirituale.

È lo Spirito che oggi ci manca.  Anche qui ne abbiamo fatto magari un distintivo: ci sono Movimenti che si appellano allo Spirito, ma senza capirne la potenzialità che è anzitutto Libertà di pensiero, Libertà di azione, ovvero è Profezia. Lo Spirito non si manifesta con segni esterni particolari. Lo Spirito vuole fede, solo fede. È nel nostro modo di vedere il mondo che lo Spirito si manifesta. I segni esteriori, che sono la caratteristica di certi Movimenti ecclesiali, screditano la Libertà dello Spirito santo. L’episodio di Tommaso che vorrebbe dei segni per credere nel Risorto è la prova che la fede è tutt’altro. Cristo lo rimprovera. E notate: Cristo rimprovera Tommaso non tanto per i suoi dubbi, quanto invece per la sua pretesa di volere dei segni tangibili per credere. “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Come possiamo dire di essere nell’era dello Spirito santo, se la nostra fede è ancora attaccata a dei segni esteriori, vive di tangibilità: voglio toccare per credere, voglio mettere il mio dito nel segno dei chiodi, mettere la mia mano nel fianco… Che fede è mai questa? La fede è tale che, se anche non avessi prove che Dio esiste, crederei lo stesso. Ecco perché l’ateo che ricerca Dio crede più di chi pensa di credere in Dio, ma su continue prove tangibili della sua esistenza. Noi credenti non facciamo altro che tentare Dio, pretendendo da lui segni, ma nonostante questo siamo sempre tanto avidi di un dio taumaturgo che non basta un solo miracolo, ne vogliamo altri: siamo drogati di miracolismo.

Lo Spirito Santo è allergico ai miracoli: non agisce facendosi accompagnare da segni particolari. Lui agisce nell’interiore, perché la Libertà è interiorità. Il campo d’azione dello Spirito è il cuore o la mente dell’essere umano. È chiaro che poi il mio agire sarà diverso, completamente diverso dall’agire di chi pretende che lo Spirito santo distribuisca miracoli a tutto spiano. Vogliamo o no capire che con i miracoli o con i segni esteriori il mondo non cambia? Non c’è peggior egoista di chi vive di miracoli. Il segno che lo Spirito agisce è quella libertà di pensiero che apre sull’Umanità e sull’Universo. La religione è l’era dell’Antico Testamento. Con Cristo c’è stata la rottura. Ma in realtà non è così. Oggi c’è un ritorno alla religione dell’Antico Testamento. Eppure già i profeti veterotestamentari parlavano di Spirito. È affascinante e sempre provocatoria la pagina di Ezechiele (capitolo 37) che ha una visione: vede una pianura piena di ossa aride. Dio impone al profeta: “Profetizza su queste ossa aride e annuncia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete!”. Questa è la Profezia divina! Far rivivere questo mondo che è come un insieme di ossa inaridite! Una suggestiva immagine, ma quanto è reale!

Fede e Profezia sono la stessa cosa,  per me. Ambedue hanno in comune lo Spirito santo. E lo Spirito santo punta sull’essere, che è la parte più vitale di ogni realtà esistenziale. Il vero cristianesimo rifugge da ogni sensazionalismo, da ogni spettacolarità, da ogni strutturalismo. Il mondo d‘oggi ha bisogno di fede purissima, di Profezia che è Libertà di pensiero e di azione nello Spirito santo. I dubbi ci saranno sempre, ma serviranno a tenerci in guardia: essere profeti, e lo dobbiamo essere tutti, non significa essere dei privilegiati, perfetti, già arrivati. Il dubbio fa crescere: siamo dei viandanti.

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