L’ATTESA DEL MIRACOLO È SPESSO LA SCUSA PER NON OPERARE CONTRO I GRANDI MALI DEL NOSTRO TEMPO: DISORDINE NEL SESSO, DANARO, POTERE
omelia di don Giorgio De Capitani del 25 marzo 2012
Quattro resurrezioni. A parte la risurrezione di Cristo, nei Vangeli canonici troviamo tre casi di resurrezioni. Due sono narrati da Matteo, Marco e Luca: Gesù restituisce la vita alla figlia di Giàiro, capo di una sinagoga locale; e ridona la vita al figlio di una vedova di Nain. Il terzo miracolo riguarda la risurrezione di Lazzaro, che è presente solo nel quarto Vangelo. Ed è il brano di oggi. Prima di passare a fare qualche riflessione, vorrei dire una cosa, anche se potrà suscitare qualche perplessità. Non si dà nulla per scontato quando si tratta di studiare, commentare e riflettere sui Vangeli. Anche l’omelia domenicale non dovrebbe limitarsi a qualche riflessione moralistica. Certo, non è una conferenza, ma non penso che sia fuori luogo cercare di dire sempre qualcosa di nuovo nei limiti del tempo a disposizione. Non per mettere le mani in avanti, ma per amore della verità, premetto subito che ciò che dirò non sono mie congetture o le congetture di qualche eccentrico. Ci sono studiosi degni di considerazione che sentono l’esigenza di tornare il più possibile alla fonte delle narrazioni evangeliche, onde riscoprire il Cristo autentico, quello genuino, quello radicale ovvero delle origini, prima che i Vangeli venissero interpretati o addirittura manipolati dalle primitive comunità cristiane.
I miracoli non ci fanno maturare nella fede. Anche da parte mia non sopporto per niente l’idea di un Cristo santone, di un Cristo guaritore, di un Cristo esorcista, di un Cristo carismatico. Non è questo il Cristo che mi piace, anche perché non vi trovo quella Novità che mi aspetterei invece dal Figlio di Dio che si è fatto Uomo. Per cui insistere troppo su questi aspetti non potrà dare maggiore credibilità al Cristianesimo. Solitamente diciamo: i miracoli sono la prova che Gesù è il Figlio di Dio. Ma chi ha detto che per provare che Gesù è il Figlio di Dio occorrono i miracoli? Anche i santoni fanno cose straordinarie. Ho un concetto diverso di Cristo, diciamo di Dio. Cristo non è venuto sulla terra per compiere miracoli dimostrando così che egli era il Figlio di Dio. Se così fosse, perché allora gli ebrei del suo tempo, a iniziare dai capi e dai teologi di allora non gli hanno creduto? Anzi, secondo i Vangeli, più Gesù compiva i miracoli, più i suoi nemici diventavano ciechi, lo volevano addirittura uccidere. Se Dio oggi compisse numerosi miracoli straordinari, la gente aumenterebbe la propria fede? Non credo proprio. Le cose eccezionali non servono a farci maturare nella fede. I miracoli, poi, secondo la mia opinione personale, non rientrano in quella paternità universale di Dio che tanto predichiamo: Dio o compie i miracoli per tutti, o non li fa per nessuno.
Quale morte. Detto questo, è vero che nei Vangeli troviamo racconti di miracoli, di cui alcuni anche spettacolari. Ma perché ad esempio il miracolo della risurrezione di Lazzaro è narrato solo da Giovanni? Gli altri tre evangelisti se ne sono dimenticati? Ma come potevano di fronte ad un miracolo simile? Non ritengo opportuno, per diverse ragioni – questa è un’omelia, non una conferenza – dilungarmi sui miracoli in genere di Gesù e nemmeno sui racconti riguardanti la risurrezione dei morti. Dico solo: bisognerebbe anzitutto capire bene che cosa, ai tempi di Gesù, s’intendeva per morte. Se avete fatto caso, Gesù parla di sonno. “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato, ma io vado a svegliarlo”. Anche nel caso della figlia di Giàiro Gesù dice: ”La bambina non è morta, ma dorme”. Dunque, secondo alcuni studiosi, sempre più accreditati, non si tratterebbe di risurrezioni e nemmeno di rianimazioni di un cadavere, ma di una specie di catalessi, o di sonno momentaneo o, secondo altri, di uno stato comatoso che precedeva immediatamente la morte. Scusate la terminologia non strettamente medica. Non entro nel merito, tuttavia penso che sia doveroso tener conto delle teorie sulla pre-morte ai tempi di Cristo. In ogni caso, qualcuno ha fatto osservare: se è vero che la morte introduce ad uno stato di beatitudine, che senso avrebbe farci rientrare ancora in un precedente stato esistenziale di sofferenza? Comunque, la risurrezione di Cristo è un’altra cosa. Cristo, dopo la morte, non è ritornato su questa terra. Qui ci sarebbe da discutere a lungo sul Cristo risorto. Secondo me, dal dopo morte non si ritorna più indietro. Tutto sta allora nel capire che cosa s’intende per morte. E qui le parole di Cristo sono di grande aiuto: “la bambina non è morta, ma dorme” e Cristo la risveglia, così come ha fatto con Lazzaro.
Nostra responsabilità di fare miracoli. Certamente, tutto il racconto del miracolo porterebbe a pensare il contrario, ovvero che si è trattato di una vera morte. Ma non dimentichiamo, e qui ci aiutano ancora gli esegeti, che il racconto rivela una grande discontinuità di narrazione, contiene elementi che non si amalgamano bene tra di loro, è come un collage di più redazioni. È difficile da parte degli stessi esegeti ridurre il racconto al testo originario. A noi importa però cogliere il messaggio essenziale. Anche questo racconto si presta a simbologie utili per una riflessione inerente alla nostra fede. Padre Aldo Bergamaschi, alla fine del suo commento al brano di Giovanni, così invita a riflettere. «… Molti cristiani sono “miracolisti”, cioè continuano a pensare la storia dopo Cristo, coma prima di Lui. Prima di Lui la storia era concepita così: Dio, un essere onnipotente che ronza attorno alla storia e fa quello che vuole; può dare una scoppola a uno, una carezza a un altro e così di seguito. Questo, il cristiano se lo deve dimenticare, ormai la concezione di Dio per noi è quella di “Dio con noi”: Gesù è entrato nelle nervature della storia e i miracoli li dobbiamo fare noi! Avete capito? I miracolisti credono tanto nei miracoli perché si vogliono togliere di dosso la responsabilità, come cristiani, di doverli fare loro! L’abilitazione che Gesù ci ha dato, cioè la sua vera novità, è la cosiddetta “metànoia” (conversione nel profondo) in cui divento una nuova creatura e operatore di “miracoli”.
Sesso, danaro, potere. Guardo con estrema pietà i “movimenti spirituali” – e prego per loro – i quali, accentuano questo aspetto miracolistico del cristianesimo; fanno riunioni che durano ore, dove si canta, si balla, si battono le mani, ci si getta per terra e così via; e dopo? Finito tutto, credono di avere capito il movimento dello spirito ecc. Poi quando tornano a casa, il mondo resta come prima, a parte tutti i travagli che ognuno di loro ha all’interno della coscienza. Ora, se noi siamo abilitati a fare i miracoli, vi dico i punti che ci devono responsabilizzare e che finalmente faranno vedere la novità cristiana nel mondo. I peccati su cui poggia la società – basta aprire la televisione e lo vedete – sono: sesso in disordine, danaro in disordine, e potere in disordine. Le tragedie delle famiglie, si ripetono in piccolo; quando c’è una famiglia che va a picco, andate a vedere: sesso, danaro, potere, non si scappa. Questo è il punto che Gesù è venuto a sanare, questo è il miracolo che nessun fondatore di religioni ha mai detto; “Amatevi come io ho amato voi”: senza profitto in quei tre settori. Sogno una comunità cristiana, non riunita qui con mille persone a gracidare e così via, ma in una fattoria, dove si è messo in ordine il lavoro, vale a dire l’origine del capitale. Il danaro, o viene dal lavoro o diversamente è una divinità che ci inganna tutti quanti, e così nel sesso, così nel potere.
Miracolo del granellino. Mettere in ordine questi tre punti, che sono poi il cuore del messaggio di Gesù: sono il miracolo che il mondo attende e che i cristiani devono fare. Il miracolo che abilita il cristiano a introdurre la novità nel mondo è paragonabile a quella del granellino di frumento, il quale deve rinunciare ad essere granellino per diventare farina; la farina a sua volta deve lasciarsi fecondare dall’acqua e dal lievito; per diventare pane deve lasciarsi andare dentro al forno, solo allora da quel granellino avremo il pane profumato. Il miracolo è dovuto alle rinunce del piccolo seme di grano. Non dobbiamo celebrare un Gesù che fa dei miracoli per metterlo di fronte a quelli che non credono, dobbiamo celebrare quella conversione che Gesù è venuto a operare in quelli che credono in Lui. Soltanto così, rinnoveremo noi stessi e il mondo».
Fonte: http://www.dongiorgio.it/scelta.php?id=1866&nome=prima

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