RIFLETTERE SU VALORI E SIGNIFICATI DELLA VITA OGGI
Di Don Giorgio De Capitani*
Una giornata istituita dalla Chiesa italiana nel 1979, con un intento almeno inizialmente ben preciso: quello di combattere l’aborto, e successivamente l’eutanasia. In altre parole, la giornata è sempre stata caratterizzata da una visuale molto ristretta della vita, nel suo nascere e nel suo morire. Penso che ci sia ben altro: se la vita è come un arco, va oltre i due punti su cui l’arco si appoggia: da dove esso parte e dove si conclude. Un arco che, corto o grande che sia, comprende in poche parole tutta l’esistenza umana che, se è vero che ha un inizio e una fine, è ancor più vero che tra l’inizio e la fine c’è tutto il nostro vivere. Come dunque si può dimenticare che la nostra esistenza sta tra la nascita e la morte? Perché preoccuparci allora solo della nascita e della morte? Certo, qualcuno mi dirà: se non nasco, come potrò parlare di una mia esistenza? Vero! Ma non basta farmi nascere a tutti i costi, se poi nessuno si preoccuperà della mia realtà esistenziale.
Sulla morte, non vorrei annoiarvi ripetendo le mie idee: già il vivere talora è una morte, se poi lo vogliamo prolungare oltre i limiti della natura, questo io chiamerei pazzia, per non dire crimine. Al di fuori del Figlio di Dio, nessuno viene in questo mondo liberamente. Se ci sono, qualcuno senza di me l’ha voluto. Già questo basterebbe per farci riflettere su tante cose. I genitori che non si preoccupano dei figli o li abbandonano al loro destino sono doppiamente colpevoli: sia in quanto genitori-educatori, sia in quanto genitori-genitori. Mi avete dato voi questa esistenza, e poi mi abbandonate? Che genitori siete? Già qui si porrebbe il problema della procreazione, che non è fine a se stessa come dice ancora oggi la Chiesa. Che significa procreare con amore? Se vuoi solo fare sesso, fallo in modo tale da evitare figli! I mezzi ci sono, no? Non osservare ciò che dice la Chiesa sul preservativo! Usalo!
Educare. Non vorrei cadere anch’io nel rischio di vedere la Giornata per la vita limitatamente al suo inizio e alla sua fine. Il Papa ha scelto un tema che richiama il messaggio del primo dell’anno: “Giovani aperti alla vita”. È vero che di nuovo il Papa cade nel solito difetto di richiamare la gravità dell’aborto e dell’eutanasia, ma, nel messaggio, possiamo anche trovare qualche spunto interessante. Scrive ad esempio: «Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica… Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono [della vita] è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo. Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso…
Senso della vita. Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita… Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti».
Senso del dovere. Mentre trascrivevo queste parole del Papa era da poco successo il fattaccio della nave Costa Concordia. Pensavo al comportamento vile del comandante e dei suoi ufficiali, a quanti avevano responsabilità (ad esempio alcune animatrici dei bambini) che, di fronte al pericolo, avevano tradito la loro missione. Ecco: che esempio hanno dato ai nostri giovani? Una volta i gesti eroici servivano ad entusiasmare noi ragazzi. Ora i giovani vivono in una società che ha perso ogni senso del dovere. Sì, ho detto “dovere”. Il dovere purtroppo è stato nel passato così enfatizzato da essere come investito di un alone di eroicità, ma era sbagliato. Dovere è dovere. Un comandante non può abbandonare la nave finché ci sono passeggeri. Se ci rimane, non è un eroe: fa il proprio dovere. Chi l’abbandona, non rinuncia tanto ad essere un eroe, ma tradisce la propria missione.
Ideali. Sì, oggi si è perso il senso del proprio dovere, e ciò lo vediamo nelle emergenze, quando si tratta di scegliere tra la propria vita e quella degli altri. Sì, ci sono ancora casi eccezionali che, appunto, perché eccezionali vengono presi per atti eroici (come il gesto del batterista che ha ceduto il posto sulla scialuppa ad un bambino), ma ciò che vorrei dire è che l’egoismo, favorito anche da ideologie malsane, ha intaccato anche i nostri ragazzi. Dite quello che volete: il berlusconismo ha tolto il senso del dovere dal cuore della gente e ha inquinato i nostri ragazzi. Ce ne vorrà di tempo prima di parlare di vita in senso pieno. La vita si è svuotata lasciando il posto a pseudo-valori che hanno tolto quegli ideali che danno ali alla vita.
*dalla omelia del 4-2-2012: http://www.dongiorgio.it/scelta.php?id=1815&nome=prima

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