CONVERTITO, ABBRACCIÒ UN CRISTIANESIMO RADICALE, SEGUENDO ALLA LETTERA LE INDICAZIONI EVANGELICHE
Commistione dei poteri. Quello valdese è l’unico movimento “ereticale” del medio evo sopravvissuto fino ai nostri giorni. Non era nato con l’intenzione di fondare una nuova chiesa, ma come desiderio di rinnovare il cristianesimo. Si opponeva in particolare alla corruzione dilagante nelle gerarchie ecclesiastiche, conseguente anzitutto alla commistione tra potere religioso e potere civile. Questa commistione, basata sulla convinzione che anche la società civile, come quella religiosa, deve fondarsi sulla fede, era ormai invalsa ovunque, dopo lunghi secoli di cristianità. Superata la svolta del secondo millennio, stava anche affermandosi una nuova classe di borghesi, in prevalenza mercanti e banchieri, da cui risultava la possibilità di fondare la ricchezza non soltanto sul lavoro umano, ma anche grazie all’accumulazione del capitale: un primo embrione dell’attuale capitalismo. Accanto a corruzione e ricchezza della chiesa crescevano ovunque movimenti di contestazione, fondati in prevalenza su principi pauperistici: Valdo in Francia e Francesco in Italia sono i due casi più noti, ma non certo i soli e non soltanto in queste due aree geografiche.
Le informazioni relative alla conversione e ai primi tempi del movimento di Valdo possono essere ricavate da un numero relativamente alto di fonti storiche. Spesso però si tratta di documenti ecclesiastici scritti a scopo inquisitorio, la cui obiettività lascia a desiderare, utili però per incroci e confronti. Contrariamente a quanto a lungo ripetuto, si può mostrare come, più che a un eretico, siamo di fronte a un profeta, alla ricerca di una vita di santità – ciò che può spiegare la validità e la permanenza del messaggio, nonostante la posizione minoritaria e spesso anche marginale del movimento. Valdo era stato un abile operatore economico, aveva accumulato una consistente ricchezza ed era diventato un “cittadino” eminente di Lione. Nel 1173 ebbe la conversione (indotta, sembra, dal pensiero della morte). Abbracciò un cristianesimo radicale, che considerava come ordini anche i consigli evangelici (povertà, castità…); lasciò alla moglie il patrimonio immobiliare che aveva accumulato, costituì una dote per garantire alle due figlie adolescenti una educazione qualificata e distribuì tutte le restanti ricchezze ai poveri, oltre a coloro che aveva danneggiato con attività usurarie. Così restò completamente povero fino al punto di dover a sua volta mendicare, sotto gli occhi inorriditi dei suoi concittadini. Sia Valdo che la moglie avevano confidenza con l’arcivescovo di Lione, Guichard, un sant’uomo legato all’ambiente riformatore cistercense (che voleva riportare la povertà negli ambienti monastici): così la moglie, che evidentemente gli voleva ancora bene, ottenne che l’arcivescovo impegnasse Valdo a chiedere soltanto a lei questa elemosina ogni volta che si trovasse a Lione.
Sete della Parola. Non essendo ancora stata inventata la stampa, le Scritture erano allora soltanto in latino, custodite dal clero e praticamente negate alla gente comune. Tra le prime iniziative di Valdo c’è stato l’affidamento a due chierici dietro compenso della traduzione in lingua corrente (provenzale) di molti passi evangelici, biblici e anche patristici (la Tradizione della chiesa). Trascritte in un libro intitolato Sentenze, furono poi lette e rilette da Valdo, fino a impararle a memoria. Attorno a lui cominciarono a raccogliersi i seguaci, disposti, come lui, a condurre una vita di povertà e castità, anche con una predicazione, non tanto dottrinale, quanto prevalentemente di testimonianza: fate come noi. Probabilmente questa testimonianza fu anche utilizzata dai primi valdesi, in accordo con l’arcivescovo, per arginare l’eresia che più preoccupava in quei tempi la chiesa: quella dei catari. Anche questi erano partiti dall’esigenza di povertà nella chiesa, ma giungevano ad eccessi opposti: rifiutando tutto ciò che è materiale o carnale (compresa economia, matrimonio, ecc.): una esaltazione dello spirito e un disprezzo della materia, che allontana dalla realtà umana, come risulta anche dalle stesse Scritture.
L’amicizia con l’arcivescovo Guichard può anche spiegare la visita di Valdo e dei suoi seguaci al papa Alessandro III nel 1179: la visita si concluse positivamente, col riconoscimento ufficiale del nuovo movimento in ambito cattolico e con un abbraccio che benediva la loro coraggiosa scelta di vita. Guichard infatti era amico del papa e la visita a Roma probabilmente era stata da lui consigliata. Il papa, valente giurista, non poteva però confermare l’autorizzazione alla predicazione, facoltà riservata dalle norme canoniche ai soli chierici. In ogni caso rinviò ogni decisione in proposito al loro arcivescovo, cioè Guichard. Due anni dopo però morirono sia il papa che l’arcivescovo. Il nuovo arcivescovo di Lione, Giovanni Bellemani, annullò subito i decreti riformatori del suo predecessore. Nel 1183 convocò i Valdesi, notificando loro il divieto alla predicazione. Appellandosi alle parole di Gesù: “predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15) e di Pietro: “piuttosto che agli uomini, bisogna obbedire a Dio” (At 5,29), Valdo e i suoi si rifiutarono e vennero espulsi da Lione. Infine l’anno successivo il nuovo papa Lucio III inserì i valdesi nell’elenco dei movimenti da perseguire da parte dell’inquisizione ecclesiastica, elenco nel quale figuravano anche i catari – proprio quelli che i valdesi avevano contribuito ad arginare assieme alla chiesa di Roma!
Funzione profetica. Ci si può domandare cosa ha spinto il nuovo papa Lucio III ad un provvedimento così radicale e indiscriminato contro i valdesi. Dopotutto il loro desiderio di predicare non era una richiesta peccaminosa né scandalosa. Inoltre vi erano fior di pareri autorevoli a favore della predicazione laicale. Potrebbe essere stata la paura di fronte a un così ampio dissenso, oppure lo spirito bellico: in guerra non si sta a guardare se l’avversario è buono o cattivo, si spara e basta. Sta di fatto che dopo appena un decennio dall’autentica e radicale conversione, Valdo e i suoi furono espulsi dalla chiesa, anche per una serie di circostanze fortuite, legate alle persone incontrate. Ma in questo si può anche ravvisare un disegno provvidenziale, che assegna a questa sparuta minoranza una funzione profetica: quella di richiamare alla fedeltà al vangelo una chiesa che troppo spesso se ne allontana.
*tratto dalle lezioni del prof. mons. Saverio Xeres al corso di teologia per laici di Lecco 2011-2012

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