Brianzecum

aprile 25, 2011

I FUNERALI DI VITTORIO ARRIGONI (VIK)

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IL 24 APRILE, GIORNO DI PASQUA, A BULCIAGO

“Restiamo umani”

Ieri ho parlato con la mamma di Vittorio. Le ho consegnato la lettera di PeaceLink e le ho portato i saluti di tutti.

25 aprile 2011 – Laura Tussi

 Un’immagine di Vittorio Arrigoni, molto amato dai pacifisti per la sua attività nell’International Solidarity Moviment e le cronache da Gaza

 

 “Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini ad una stessa famiglia che è la famiglia umana”

Vittorio Arrigoni

I funerali di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista, militante acceso, schierato a favore del popolo palestinese, si sono svolti alla presenza di migliaia di persone, numerose autorità e movimenti attivi per la Pace, per la Resistenza Nonviolenta, nell’impegno antifascista contro tutti i poteri e contro le conseguenti ingiustizie sociali che ledono i diritti umani imprescindibili e universali.

L’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza segue l’assassinio del pacifista pro palestinese Juliano Mer Khamis in Cisgiordania. Tutto il mondo ha condannato l’uccisione di entrambi. Tutti siamo toccati dal dolore della perdita di Vittorio, nel ricordo della sua voce profonda e piena di sorriso e di umorismo. Un uomo dedito alla Resistenza Nonviolenta, per rivendicare il diritto alla vita dei più deboli, assassinato in maniera disumana e brutale. Juliano e Vittorio erano rispettati ed apprezzati entrambi per il loro impegno militante e creativo. Juliano per ispirare una nuova generazione di attori e scrittori a Jenin e per la sua filmografia sulla vita sotto l’occupazione. Vittorio per i suoi apprezzati scritti e per le trasmissioni sulle sofferenze dei palestinesi a Gaza e impegnato nella ricostruzione del clima di resistenza Nonviolenta, denominato ISM, International Solidarity Movement, contro l’embargo, per portare solidarietà, giustizia, pace e libertà ad un popolo oppresso, attraverso la semplice parola e la testimonianza.

Due vite dedite ai più deboli, agli ultimi, agli emarginati, gli oppressi. Due esistenze che portano un esempio, un credo profondo nel significato ultimo, sovversivo ed eversivo della creatività rivoluzionaria, dell’umorismo dissacrante, del cambiamento costruttivo anche nelle situazioni più atroci, dove il lume della ragione, dell’ingegno, dell’estro creativo, dell’impegno militante si oppongono alla barbarie distruttrice, all’annientamento umano, al baratro dell’oppressione, all’oscurantismo nazionalista che ottenebra la spinta vitale di persone come Vittorio e Juliano sempre in prima linea sul fronte dell’aiuto solidale, del dibattito leale nel denunciare la verità e la realtà più atroce, nel sostegno degli altri e attivi nell’impegno morale e solerte per la costruzione di una umanità di pace.

Vittorio, amico, attivista della solidarietà è stato ucciso, dedicando la sua esistenza all’Umanità.

È certo difficile non avvertire qualcosa di minuziosamente atroce, di perversamente studiato e abissalmente malvagio nell’omicidio di questo giovane attivista. Tutti ci chiediamo chi sia stato il carnefice.

“Restiamo umani” non deve scadere nella retorica vacua e ripetitiva dello slogan. È il motto di un impegno a riconoscere e soccorrere gli ultimi da tutti i mali e tutte le ingiustizie sociali.

Vittorio è protagonista di un concreto, collettivo, universale attivismo,un ideale per la pace che riscatterà l’umanità intera, nel rivendicare vita, dignità e diritti, nel significato ultimo del comandamento biblico “tu non uccidere”, perché solo la Nonviolenza può salvare il mondo.

Fonte: http://www.peacelink.it/pace/a/33874.html

LE ULTIME DUE CORRISPONDENZE DA GAZA DI VIK

4 palestinesi morti nei tunnel della sopravvivenza di Gaza.
13/04/2011
4 lavoratori sono morti ieri notte per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah. Tramite i tunnel passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano. Dai tunnel riescono a entrare nella Striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame (vedi foto).Anche gli ospedali della Striscia si approvvigionano dal mercato nero dei tunnel.Dall’inizio dell’assedio a oggi più di 300 palestinesi sono morti al lavoro sotto terra per permettere ad una popolazione di quasi 2 milioni di persone di sfamarsi.E’ una guerra invisibile per la sopravvivenza.I nomi degli ultimi martiri sono: Abdel Halim e suo fratello Samir Abd al-Rahman Alhqra, 22 anni e 38 anni, Haitham Mostafa Mansour, 20 anni, e Abdel-Rahman Muhaisin 28 anni.Restiamo UmaniVik da Gaza city 

guerrilla radio dixit – permalink
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Silvio Berlusconi: “fermeremo la Freedom Flotilla”.
13/04/2011
 Silvio Berlusconi oggi: “faremo in modo di impedire la partenza della Freedom Flotillaper Gaza.”Secondo quanto riferisce la radio israeliana secondo Berlusconi la missione della Flotilla non lavorerebbe in supporto alla pace nella regione.Proponendo dei negoziati da tenersi in Sicilia (nelle tenute di Vittorio Mangano?), il premier “bunga bunga” ha ricordato per l’ennesima volta che Israele è l’unico paese mediorientale amico dell’Occidente, e che dovrebbe entrare a far parte dell’Unione Europea.Berlusconi spinge per l’adesione d’Israele alla Comunità Europea, e contemporaneamente farà cacciare l’Italia al più presto.Vi prego, ditemi che è la solita barzelletta…Stay HumanVik da Gaza city

 fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

Lettera alla famiglia

Ricordando Vittorio

15 aprile 2011 – Lorenzo Galbiati (Associazione PeaceLink)

Cari genitori di Vittorio,

vi scrivo a nome dell’associazione Peacelink, per esprimervi il nostro cordoglio per la morte di Vittorio, un ragazzo che ha segnato la storia dell’attivismo pacifista in Medio Oriente degli ultimi anni.

Abbiamo spesso segnalato i suoi articoli sulla nostra pagina Facebook, e alcuni li abbiamo ospitati sul nostro sito.

Siamo attivamente impegnati, ora, a ricordare la sua opera con la nostra associazione, in particolare a custodirne e diffonderne il patrimonio su internet.

Permettetemi di aggiungere che, a livello personale, ho incontrato Vittorio poche settimane prima della sua ultima partenza per Gaza, a Milano; eravamo in corrispondenza via blog da un anno, e poi siamo rimasti corrispondenti su facebook.

Sono contento di averlo abbracciato quando mi disse che voleva tornare a Gaza.

E questo abbraccio, da parte di tutta l’associazione, è arrivato questa notte a Vittorio, e vogliate ora riceverlo voi.

Con grande affetto,

Lorenzo

Fonte: http://www.peacelink.it/editoriale/a/33838.html


NON TACEREMO!   NON È PIÙ POSSIBILE TACERE!

 Dall’omelia della domenica delle Palme 2011

di Paolo Farinella, prete – Pacco del mercoledì, 20 aprile

Genova 17 aprile 2011. – L’omelia non è una pia riflessione edulcorata ed astratta sulla Parola di Dio, ma lo sforzo di incarnare la stessa Parola, oggi la Passione di Cristo, nella storia dei nostri giorni: o la Parola di Dio è Parola «incarnata» o è oppio che addormenta e distrae. Per questo, di fronte agli eventi di questi giorni, ho deciso di cambiare il commento che avevo preparato, cercando di leggere i fatti alla luce della Parola. Nessuno può dire o può accusare che questo è un discorso politico, perché affermo che lo è dalla prima all’ultima parola. Ogni volta che proclamiamo la Parola di Dio o celebriamo l’Eucaristica, noi compiamo l’atto più politico della nostra vita di credenti perché immergiamo nella storia i criteri di valutazione della fede e imponiamo a questa di camminare con gli occhi aperti attenti alle conseguenze delle nostre scelte e parole. Ne va di mezzo la nostra credibilità che compromette anche la credibilità di Dio che cammina e si manifesta attraverso la nostra vita, i nostri gesti, le nostre parole, le nostre scelte. Se noi siamo credibili, anche Dio lo è. Se non lo siamo, Dio resta Crocifisso sulla croce dell’insipienza inadeguata di chi dice di credere, mentre gioca solo con la religione di mercato.

Una dedica

Dedico questa eucaristia a VITTORIO ARRIGONI che poneva se stesso in mezzo tra Israeliani e Palestinesi per permettere a questi ultimi di coltivare gli orti e ai primi impediva con la sua sola presenza di sparare sui Palestinesi che coltivavano gli orti. Non c’è amore più grande di questo. Se oggi è domenica di passione, quest’anno assume il volto di Vittorio Arrigoni, giovane generoso che aveva scelto come «patria» della sua umanità un lembo di terra di cui nessuno al mondo s’interessa perché senza valore economico: la Striscia di Gaza. Scelse di vivere tra i Palestinesi per essere uno di loro. Sua mamma ha detto di essere orgogliosa di suo figlio. Quando una  madre è orgogliosa della morte di un figlio, è segno che un Paese può ancora risorgere, nonostante l’ignominia in cui è caduto per abdicazione etica.

Dice la madre di Vittorio: «Dopo l’Estonia, nel 2002, giunse in Palestina per la prima volta: “Rimase folgorato, letteralmente, sulla via di Damasco. Gli scrissi, allora: “Vittorio, stai camminando sulle strade di Gesù”. Conservo ancora la sua profetica risposta: “Mamma, Gesù non cammina più sulle strade di Gerusalemme”. Per lui è diventata quella l’unica causa: viveva da palestinese più degli stessi palestinesi».

Se Rachele piange i suoi figli sulla via dell’Egitto, Egidia Beretta, madre di Vittorio, profeta e martire, ringrazia Dio perché il figlio ha dato la vita per i Palestinesi di cui era diventato uno di loro e più di loro. E’ lui un esempio da additare al Paese di cui ha espresso l’anima profonda. Quanta differenza tra mamma Egidia e le mamme delle prostitute di Berlusconi che offrono le figlie sull’altare del drago perché le concupisca pur di vederle nude e con le tette al vento in tv e ricavandone soldi e benefici di ogni genere. Queste sono matrone che prostituiscono le loro figlie ad un debosciato senza etica e senza dignità, orripilante e flaccido; quella è una matriarca che è sicura che il seme del figlio vivrà in migliaia e migliaia di altri giovani che ne seguiranno l’esempio.

IL SATYAGRAHA DI VITTORIO ARRIGONI –

 di Nanni Salio

Non ho conosciuto direttamente Vittorio, anche se ho letto alcuni dei suoi messaggi da Gaza, e in particolare la raccolta curata dal Manifesto che porta il titolo di uno dei suoi slogan ricorrenti “Restiamo umani”.

Nelle molte riflessioni e commenti che sono stati scritti su di lui, manca una puntualizzazione più precisa. Vittorio non era un “pacifista” e in questo ha ragione il commento, per altri aspetti ingeneroso, di Pierluigi Battista (Corriere della Sera 16 aprile 2011) là dove afferma: “Arrigoni non era un pacifista”. Ma quello che segue a questo commento è profondamente sbagliato, quando si sostiene che Vittorio “era il combattente di una guerra sbagliata”.

Vittorio non era un “pacifista” e non combatteva affatto una “guerra”, ma cercava di essere un satyagrahi, nella migliore tradizione gandhiana: disposto a morire ma non a uccidere. Cercatore di una verità che sfugge sempre completamente a tutti noi, ma alla quale possiamo faticosamente avvicinarci. Non combatteva una guerra, ma lottava cercando di usare al meglio i mezzi della lotta nonviolenta, come stanno facendo in molti in Palestina.

È questo ciò che tanti, anche tra coloro che lo hanno ammirato, non sono riusciti a capire pienamente. Chiedeva di “restare umani”, ma in realtà voleva dire superare l’attuale condizione di noi umani che, a differenza degli animali nostri fratelli maggiori (che ci hanno preceduto nel processo evolutivo), ci uccidiamo sistematicamente su larga scala nel “culto della guerra”.

Vittorio ha cercato di tradurre concretamente in pratica, con l’ International Solidarity Movement (ISM), ciò che andiamo da tempo proponendo: la costituzione di Corpi Civili di Pace. E molti degli attivisti e delle attiviste dell’ISM hanno anch’essi seguito la strada dei satyagrahi. Basti ricordare, fra tutte, Rachel Corrie.

Altre e altri in Palestina hanno fatto la stessa scelta, quella che Gandhi chiamava la nonviolenza del forte, del coraggioso, di chi ha sconfitto la paura, anche quella di morire. Juliano Mer-Khamis, anch’egli assassinato quindici giorni prima di Vittorio, è un altro esempio significativo.

La strada del satyagraha è quella seguita sino all’estremo da Gandhi come da Martin Luther King, entrambi assassinati. Insieme a Nelson Mandela essi hanno aggiunto alle tecniche dell’azione nonviolenta pragmatica un obiettivo più impegnativo: amare il proprio nemico (si veda il bel libro di John Carlin, Ama il tuo nemico, Sperling & Kupfer, Milano 2009). Un aspetto che è stato riscoperto anche da Uri Avnery in “La saggezza di Gandhi” (un articolo del settembre 2010 che ripubblichiamo adesso http://serenoregis.org/2011/04/la-saggezza-di-gandhi-uri-avnery/), dove Uri ci invita a compiere questo passo ulteriore per rendere più incisiva ed efficace l’azione nonviolenta.

Ci rattrista che proprio nella cultura dei “giusti” non trovino accoglienza questi nuovi “giusti”, questi bodhisattva, questi satyagrahi, che prendono su di sé il dolore e le ingiustizie del mondo. Eppure un giorno troveranno anch’essi posto nel “giardino dei giusti” a Gerusalemme. Quello sarà sicuramente un gran giorno, nel segno della avvenuta riconciliazione e Gerusalemme tornerà a essere autentica città della pace.

Fonte: http://serenoregis.org/2011/04/il-satyagraha-di-vittorio-arrigoni-nanni-salio/

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