Brianzecum

aprile 11, 2011

RIFLESSIONE SUL RACCONTO DEL CIECO NATO

Filed under: 6) lettura ecumenica di testi biblici — brianzecum @ 9:24 PM

DALLA RELIGIONE CHE BENDA GLI OCCHI, ALLA FEDE CHE LI APRE

di don Angelo Casati, omelia del 3-4-2011 su Gv 9,1-38b

Sono tante le emozioni, che mi rimangono in cuore, al termine di questo racconto del vangelo di Giovanni. Alcune dilatate dal pensiero dei vostri occhi. Anche i vostri, come quelli del cieco, in sete di luce. E alla fine consegnati alla luce. I vostri occhi.

Sfioro il racconto. Che cosa precede il racconto? C’è un legame con ciò che precede? Non sappiamo se c’è una cucitura. Forse sì o forse no dal punto di vista cronologico; ma forse sì dal punto di vista dei simboli, dei significati. Da dove veniva Gesù? Gesù era salito a Gerusalemme alla festa delle Capanne, festa delle tende, festa di sukkot. Festa dell’acqua e festa della luce.

Nel secondo giorno della festa si celebrava il rito della “gioia del pozzo”, con danze e canti. Gesù attese l’ultimo giorno, il più solenne della festa, per levarsi in piedi ed esclamare, a gran voce: “Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me” (Gv 7,37). Sempre nell’occasione della festa la spianata del tempio, anche a notte fonda era illuminata a giorno, da torce e bracieri: fu in questa occasione che Gesù, forse fissando i grandi fuochi accesi, proclamò: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

Nel vangelo di Giovanni accade spesso che Gesù prima faccia una affermazione e poi quasi la traduca in un gesto. Ha detto: “Sono io l’acqua”, ha detto “Sono io la luce”. Ora lo attende il gesto. Nel racconto troviamo gesti che dicono chi è l’acqua e chi è la luce. Questo racconto nell’antichità era stato scelto per il percorso dei catecumeni in vista del battesimo nella notte di Pasqua, e dunque veniva letto per aprire gli occhi dei catecumeni, come quelli del cieco. Aprirli a intuire chi fosse Gesù. Chi è Gesù lo scopri nel racconto.

Era uscito dal tempio, vangelo della scorsa domenica. Veniva da un durissimo scontro. Veniva dalle pietre, avevano tentato di toglierlo di mezzo. Che cosa potesse avere in cuore Gesù, lo possiamo immaginare: veniva dalle pietre.

E “mentre passava” è scritto “vide…”. Mi colpisce il verbo: lui vede. Nel senso che si immedesima. A differenza dei discepoli, loro discutono. Per grazia, diciamocelo, agli inizi ci sono gli occhi di Gesù. Per grazia lui non è cieco: “Passando vide”. Anche se il cieco è ai margini, ignorato, anche se al cieco non gli esce più neppure un grido dalla gola, neppure una preghiera, anche se a noi, pensate, non uscisse più neppure una preghiera… lui vede, lui si accorge.  A gridare per Gesù sono gli occhi, caverna del non vedere, del cieco. Ti vede nel senso che ha un cuore Dio. Non è uno che passa dall’altra parte. Anche se gli altri tirano dritto e non si fermano, lui no, lui si ferma.

Vede, potremmo forse dire, perché ha occhi di compassione. Guardate che se non ci sono fremiti di compassione, il nostro non è un vedere. Dovremmo tenerlo presente, rispetto alle situazioni a volte drammatiche del nostro tempo. Si discute, non ci si lascia prendere il cuore. Per i discepoli – e sì che di strada ne avevano fatta con lui – quel cieco non era una persona, era un caso teologico.

Loro passano e discutono, discutono di peccati: “chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?”. Discutono di peccato i discepoli. E discutono di peccato quei farisei, che fanno un processo da vera inquisizione: e, per loro, ha peccato Gesù, che gli ha aperto gli occhi in giorno di sabato e in peccato è il cieco che, poveraccio, osa dare credibilità a quel rabbi che ha violato la legge: “sei nato tutto nei peccati” gli dicono. Sono gli uomini della religione, gli uomini che difendono la purezza della pratica religiosa. Ma è una religione che ha al centro il peccato, un gran discutere di peccato. Mentre il rabbi di Nazaret ha un’altra religione, sovversiva per loro, lui mette al centro l’uomo. A lui interessa l’uomo. Quelli mettono al centro le loro tradizioni. Può succedere anche oggi. Chi mettiamo al centro? Pensate che cosa può aver provato quel cieco mentre li sentiva parlare! Non dovevano essere felici che lui finalmente vedesse? Era una vita che non vedeva! E non potrebbe essere proprio questa la ferita in tante persone del nostro tempo, qualora si sentissero oggetto di giudizi senza cuore, proprio da parte di coloro che mai si sono degnati di fermarsi al loro dramma, di sedersi una buona volta accanto a loro, di capire che cosa passa nella loro carne e nel loro cuore?

Ebbene quel giorno il cieco passò da una religione che ti chiude gli occhi a una fede che te li apre. E tutto cominciò da quando avvertì che lui, Gesù si era fermato, l’aveva visto.

Poi sui suoi occhi sentì all’opera Dio, il Dio che all’inizio disse “Sia la luce”, il Dio che plasmò l’uomo dal fango della terra. Quel cieco sui suoi occhi – non le vedeva – sentì passare le mani di Dio: Dio era all’opera, all’opera la compassione. Sentì le mani di Gesù, le sentì passare sugli occhi, dita e fango insieme, mescola sacra.

Sentì poi le parole che lo mandavano alla piscina. Diede fiducia alla parola. A quella parola che ancora non faceva miracoli, neppure glieli prometteva, chiedeva di andare, senza vedere –“beati” aveva detto un giorno “i non vedenti”– chiedeva di andare senza vedere. Come a noi.

E lui si mette in cammino, ancora una volta affidato al suo bastone, ma questa volta affidato anche alla Parola. Alla piscina a lavarsi gli occhi dal fango. Ed ecco, a occhi aperti vide, era la prima volta, il colore dell’acqua, lui che per tutta la vita l’aveva solo accarezzata. Vide il colore dell’acqua. Scoprì che l’acqua era l’Altro, Che non aveva mai visto, che aveva conosciuto solo dalla sua voce, dalle sue dita, dalla compassione: in quell’acqua era passata la forza di un altro.

Lo riconobbe quando, cacciato dalla sinagoga, lui gli venne incontro e gli chiese se credeva nel Figlio dell’uomo: ora lo vedeva. Si chinò. Di lui parlavano i suoi occhi aperti. Era passato dalla religione che ti benda gli occhi alla fede che te li apre.

Per la riflessione:

Dove hai incontrato la religione che ti benda gli occhi?

Dove hai incontrato la fede che ti apre gli occhi?

Fonte: http://www.sullasoglia.it/omelie/ambrosiano/4quarA-amb-11.htm


1 commento »

  1. Avatar di ejercicios01.com

    Hola

    Estuve leyendo tu artículo y hay demasiadas información que no sabía que me has enseñado, esta maravilloso..
    te quería agradecer el espacio que dedicaste, con unas infinitas gracias, por enseñarle a gente como yo jajaja.

    Besos, saludos

    Commenta di ejercicios01.com — settembre 5, 2017 @ 4:40 am


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