LA SUA MANCANZA PUÒ AVERE ESITI LETALI
COME INDICA IL MITO DI NARCISO
dal saggio di Vito Mancuso*
Falsità. Le cose e gli animali non possono mai essere inautentici; solo l’uomo può esserlo. Lo è, in particolare, quando introduce falsità, menzogne, raggiri. L’inautenticità è connessa con la libertà, la quale è specifica dell’uomo. “Laddove comincia la libertà, a livello di vita psichica e soprattutto di vita spirituale, inizia anche la possibilità di essere inautentici. L’autenticità riguarda l’uso della libertà, in primo luogo il controllo della mente e del linguaggio che ne fuoriesce. Proprio a proposito di linguaggio, spesso il grado di falsità è direttamente proporzionale al numero di parole pronunciate (gli imbroglioni parlano sempre tanto, la truffa ha bisogno di chiacchiere)” (p.81). L’autenticità dunque non è sinonimo di spontaneità (almeno per gli adulti) ma piuttosto il frutto di un lavoro sul proprio spirito, una conquista per vincere le falsità che ci minacciano.
Il fatto grave è che le menzogne non sono soltanto rivolte verso gli altri, ma anzitutto verso sé stessi. “Il più delle volte si mente per una specie di incontrollato istinto di sopravvivenza, per uscire (almeno con la fantasia) da una situazione in cui ci si sente imprigionati. E la mente mentisce per smentire la realtà. La menzogna diviene così una via d’uscita verso una desiderata liberazione esistenziale, secondo una pericolosa quanto diffusa ingenuità, che non fa altro che aggravare il problema; perché la menzogna incatena ancor di più, come il muoversi convulsamente nelle sabbie mobili fa sprofondare ancor più in fretta. Non è raro che le menzogne siano inconsce, tanto sono radicate nel profondo. Magari abbiamo cominciato a mentire da piccoli per addolcire una realtà che a torto o a ragione ci appariva spiacevole, e ora l’inganno è talmente radicato da sembrare verità. Per questo a volte le menzogne ci escono di bocca senza che le vogliamo dire, vengono così, spontaneamente, perché sono l’espressione autentica del nostro inconscio inautentico” (pp.84-85). In questi casi inautenticità e menzogne si manifestano nella non accettazione di sé, nel voler uscire dal proprio ambiente, nel non riuscire a immedesimarsi nella propria immagine. Assai peggiore è l’esito opposto, in cui la propria immagine viene ossessivamente esaltata.
Narcisismo è chiamata quest’altra forma di falsità verso sé stessi. “Il mito racconta che il bellissimo Narciso, dopo aver rifiutato innumerevoli spasimanti, si lasciò morire (annegato) per la tristezza di non poter abbracciare la propria immagine riflessa nelle acque, unica realtà che riusciva ad amare. (..) Il narcisista ossessivo è dominato a livello mentale da una tale forza di gravità che è come se ospitasse dentro di sé un buco nero che risucchia tutto quanto gli passa vicino; oggetti, persone ed esperienze risultano incurvati verso di lui e alla fine annullati. Per questo il destino del narcisista è un’oscura solitudine, perché anche quando è circondato dalla gente, egli in realtà negli altri pensa e vede solo sé stesso; una situazione davvero triste e gelida, al di sotto di un superficiale ottimismo” (p.87). “Il narcisismo può condurre a uno stato persino peggiore del rifiuto di sé, perché nel rifiuto c’è almeno una tensione, seppure solo negativa, verso qualcosa di vero, mentre il narcisista può trasformare in menzogna tutto quello che dice e che fa. È quindi condannato a essere ingiusto persino contro la sua volontà, soprattutto se si tratta di un uomo potente (come spesso diventa un narcisista). Infatti, facendo di sé stesso il centro del sistema, produce negli altri la percezione di non poter esprimere liberamente il proprio punto di vista, ma di essere costretti a modificarlo per compiacerlo. Si crea così un vortice di menzogne, di cui la prima vittima è proprio lui, il narcisista” (p.88).
Vittima del proprio narcisismo. Nell’attività lavorativa “si prende coscienza di quanto si è dovuto mentire, adulare, assumere atteggiamenti contrari alle proprie convinzioni. Guardare alla vita passata e riconoscerla come un grande tradimento può essere terribile. Lo si capisce dalle persone che ci circondano, delle quali nessuna è un amico, tutti sono solo clienti, solo relazioni interessate, in perfetta conformità allo stile di vita adottato in funzione della carriera” (pp.90-91). Ma anche nel coniuge o nei figli si possono riscontrare comportamenti sempre più estranei. Così la trappola generatrice della menzogna si richiude sul narcisista che ne diviene la vittima principale.
Fedele a sé stesso è il significato letterale della parola autentico, ma “proprio dall’interno dell’uomo procedono le insidie e le trappole dell’inautenticità. Proprio ciò a cui devo essere fedele per essere autentico mi spinge verso il narcisismo all’origine dell’inautenticità. Per essere autentico devo essere fedele a me stesso, ma, allo stesso tempo, devo diffidare di me stesso. Siamo dunque alle prese con una necessaria fedeltà a sé stessi e con un’altrettanto necessaria esigenza di trascendersi. Perché, se è vero che non c’è nulla di più triste di una personalità grigia che quasi rimpiange di esistere, al contempo non c’è nulla di più noioso di chi sa parlare solo di sé in un monotono susseguirsi di io, io, io. Tra questi due estremi vado alla ricerca di un punto di equilibrio e ritengo che esso si trovi cercando sempre e solo la verità, sia dentro che fuori di sé. Anzitutto dentro di sé” (p.110).
In definitiva si è visto come l’autenticità riguarda il profondo della psiche umana. In particolare sono stati indicati alcuni aspetti della peggiore deformazione dell’autenticità, il narcisismo. Questo può essere distruttivo fino all’esito letale, come aveva intuito l’antico mito, sia pure dietro la maschera di superficiale ottimismo, arroganza, presunzione. Gli studi psichiatrici dimostrano che non solo il narcisismo è fonte di sofferenza inutile e autoprodotta, ma è anche il cuore di ogni tipo di sofferenza mentale, di cui costituisce il nucleo della distruttività. Può pure diventare una grave patologia sociale, ed è quindi opportuna la massima attenzione ad ogni livello, laddove se ne verifichino i sintomi. Di contro meritano una forte riconsiderazione quegli aspetti che, anche in campo educativo, possano elevare il livello di autenticità delle persone.
*Vito Mancuso, La vita autentica, Raffaello Cortina editore, Milano 2009.
Per riflettere:
-l’autenticità è legata alla libertà dell’uomo;
-menzogne verso sé stessi;
-spesso a livello inconscio;
-la non accettazione di sé;
-narcisismo: non vedere gli altri ma solo sé stessi;
-situazione triste e gelida, al di sotto di superficiale ottimismo;
-produce anche menzogne in chi gli sta attorno;
-senza amicizie autentiche;
-autenticità vuol dire essere fedeli a sé stessi;
-ma anche diffidare da sé stessi;
-ancorandosi alla verità;
-la distruttività narcisistica può essere letale;
-diventare grave patologia sociale;
-è importante rivalutare l’autenticità, specie in campo educativo.

Lascia un commento