Brianzecum

gennaio 21, 2011

L’UGUAGLIANZA NUTRE L’ANIMA

EFFETTI NEGATIVI  DEGLI SQUILIBRI  A PARTIRE DAL LIVELLO BIOLOGICO

 

di NICHOLAS D. KRISTOF,  La Repubblica, 06 gennaio 2011 — pagina 27 sezione: commenti

La tristezza uccide. John Steinbeck ha osservato che «un’anima triste può uccidere più in fretta, molto più in fretta di un germe». Vale la pena di tener conto di quest’intuizione, oggi confermata da studi epidemiologici, in un’epoca di sperequazioni estreme in un paese come l’America, dove l’1% più abbiente possiede ricchezze maggiori del 90% della popolazione ai livelli economici più bassi. E’ormai ampiamente dimostrato che anche al di là dell’aspetto economico, queste immani disuguaglianze sono all’origine di stati d’animo depressi. Risultato: alti tassi di criminalità e tossicodipendenza, aumento delle malattie cardiache, casi sempre più frequenti di ragazze madri minorenni e così via. Questo il tema affrontato da due autorevoli epidemiologi inglesi, Richard Wilkinson e Kate Pickett, in un importante libro, «The Spirit Level» (pubblicato in traduzione italiana col titolo «La misura dell’anima», n.d.t.). Secondo i due autori, le disuguaglianze stridenti logorano la psiche umana suscitando ansia, diffidenza e tutta una serie di disagi mentali e fisici. A sostegno della loro tesi citano una montagna di dati, e affermano: «Le società che non pongono limiti alle disuguaglianze si trovano ad affrontare tassi più elevati di malattie mentali, abuso di droghe e ogni sorta di altri problemi. E hanno bisogno di più forze di polizia e strutture carcerarie».

Uomini e animali. L’idea centrale del libro è che in quanto animale sociale, l’essere umano è soggetto a una serie di patologie quando si trova ai livelli più bassi di una società fortemente sperequata. Ad esempio, in Gran Bretagna uno studio a lungo termine sui dipendenti pubblici ha dimostrato una maggiore incidenza dei suicidi e dei decessi per cardiopatie e vari tipi di cancro tra i fattorini, i commessi e altri impiegati di grado inferiore, che peraltro presentavano in generale maggiori problemi di salute. Del resto, le stesse constatazioni si possono fare anche tra gli altri primati, come ad esempio i macachi, che pure sono animali eminentemente sociali. Nel corso dei loro esperimenti, alcuni ricercatori insegnarono ai macachi rinchiusi in una gabbia a procurarsi dosi di cocaina azionando una leva, e constatarono che gli animali confinati ai più bassi livelli della loro gerarchia ne facevano un uso molto più frequente. Altri esperimenti hanno permesso di osservare che le scimmie di rango inferiore soffrono più spesso di malattie quali l’arteriosclerosi e l’accumulo di grasso addominale. Dunque questo fenomeno accomuna le scimmie agli umani. Una ricerca condotta per dodici anni su una popolazione di sesso maschile ha permesso di dimostrare la coincidenza tra situazioni di disagio economico (disoccupazione) e l’aumento di peso (in media di 5,5 libbre). In altri termini, chi perde il lavoro o subisce un tracollo economico tende a ingrassare.

Droghe. Quanto più crescono le disuguaglianze, tanto più aumenta l’abuso di stupefacenti: è una costante a livello mondiale. Paradossalmente, in un paese come l’Olanda, dove la legge in materia è più permissiva, il consumo interno di droghe è relativamente basso – forse proprio perché la società olandese è relativamente egualitaria. Tirando le somme, Richard Wilkinson e Kate Pickett concludono che il rapporto di proporzione diretta tra il livello di disuguaglianza e i problemi sociali è riferibile allo stesso modo a una lunga serie di problemi diversi che vanno dalla malattia mentale all’obesità e alla mortalità infantile, dalla frequenza degli abbandoni scolastici al numero di ragazze madri minorenni, fino ai tassi di criminalità e agli omicidi. Lo stesso rapporto di proporzionalità si riscontra confrontando tra loro i 50 Stati dell’America. Dove le sperequazioni sono maggiori, come nel Mississippi e in Louisiana, anche i dati del malessere sociale appaiono più preoccupanti, in contrasto con l’Hampshire o il Minnesota, dove la distanza tra ricchi e poveri è minore.

Disuguaglianze patologiche. Ma perché i divari eccessivi fanno male alla società? Secondo gli autori de «La misura dell’anima», le disuguaglianze incrinano la vita comunitaria e i rapporti di reciproca fiducia, corrodendo la società in quanto tale. Anche perché per gli umani, nella misura in cui sono esseri sociali, il fatto di trovarsi agli ultimi gradi della gerarchia è motivo di stress. Che a sua volta determina reazioni biologiche quali il rilascio di un ormone, il cortisolo, e l’accumulo di grasso addominale (forse un adattamento evolutivo a fronte di una prospettiva di inedia?). Da qui le malattie fisiche (cardiopatie ecc.), il malessere sociale (criminalità e violenza, diffidenza reciproca, comportamenti autodistruttivi, indigenza protratta), o ancora il sorgere di sistemi alternativi come le gang, al cui interno si cerca di conquistarsi il rispetto degli altri e l’autostima.

Danni per la società intera. Indubbiamente non tutti hanno lo stesso grado di abilità, per cui esisteranno sempre condizioni sociali più o meno prospere; ma le disuguaglianze non devono giungere ai livelli di polarizzazione estrema che conosciamo nell’America di oggi. Paesi quali la Germania o il Giappone hanno saputo costruire economie efficienti e moderne senza le sperequazione stridenti che ci opprimono; e i loro problemi sociali sono di gran lunga meno gravi dei nostri. Peraltro, sempre secondo i dati raccolti da Wilkinson e Pickett, durante l’amministrazione Clinton il divario tra ricchi e poveri in America si era ridotto; eppure quello fu un periodo di vigorosa crescita economica. Le disuguaglianze dividono- osservano i due autori ; ma anche piccoli cambiamenti possono fare una differenza importante. E sostengono che a beneficiare di una maggiore equità e coesione sociale non sono soltanto le fasce più povere, ma la società intera. Perciò, nel dibattito sulla politica nazionale del 2011, a fronte di temi quali il fisco, l’assicurazione contro la disoccupazione o le scuole per la prima infanzia, sarà necessario il massimo impegno per ridurre le enormi sperequazioni dell’America di oggi, tanto malsane per noi e per l’anima della nostra nazione. (Traduzione di Elisabetta Horvat) –

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