Brianzecum

ottobre 17, 2010

IL DONO CHE SMENTISCE IL MERCATO*

INSUFFICIENZA DELL’ECONOMIA E PROPOSTE ALTERNATIVE

Sviluppo entropico. Per spiegare ai propri allievi cos’è l’entropia, Einstein portava un sacchetto di biglie, le rovesciava e li invitava a raccoglierle, rimettendole nel sacchetto. Entropia è la differenza tra l’energia necessaria per fare questa raccolta e quella – molto inferiore – di rovesciarle. Nel campo fisico l’entropia può essere espressa anche nell’aumento del disordine, oltre che nella dispersione dell’energia. Aspetti entropici possono essere rilevati anche nel campo economico. E, trattandosi di una scienza umana, estendersi anche al di là del semplice piano fisico. Si può parlare di entropia non soltanto per gli inquinamenti o l’effetto serra, conseguenti alla crescita economica, ma anche per le specie biologiche perdute, gli squilibri sociali che si accentuano o il disagio psicologico di chi resta escluso dal benessere. Di solito questi effetti secondari vengono trascurati o relegati tra i costi sociali e ambientali. Spesso però sono irreversibili, come nel caso della riduzione del patrimonio biologico e dello stesso effetto serra. Viene eliminato così in pochi decenni (tempi storici) l’equilibrio e l’ordine raggiunto dal pianeta in un’evoluzione di milioni di anni (tempi biologici e geologici). Ma forse la massima forma di entropia potrebbe essere connessa con l’aver accumulato, per la prima volta nella storia, armi nucleari in grado di distruggere molte volte ogni forma di vita sul pianeta (compresa ovviamente quella umana).

 

Inadeguatezza della teoria economica. Secondo diversi parametri (energia, popolazione, trasporti, consumi, ricchezze, comunicazioni, conoscenze…) lo sviluppo negli ultimi 2 o 3 secoli ha avuto un’impennata assolutamente inedita nella storia precedente. Molte menti non hanno saputo adeguarsi opportunamente a cambiamenti così rapidi. Tra queste si deve purtroppo annoverare anche il pensiero prevalente in campo economico (si vedano ad es. le schede: La “rivoluzione scientifica” di Keynes e Cos’è che più ci arricchisce?). L’inconveniente è che questi mancati adeguamenti sono sovente pagati da chi è più debole e non ha nessuna colpa (in un solo anno della attuale crisi economica la Fao ha contato nel mondo ben 100 milioni di affamati in più). Il “pensiero unico” oggi prevalente nell’economia globalizzata, è infatti ancora basato sul liberismo teorizzato dagli economisti neoclassici-marginalisti nella seconda metà del ’800 (anche in contrapposizione ideologica alle teorie marxiste). Dalla teoria economica, che parte da ipotesi irreali; alla politica economica, incapace di prevedere e affrontare efficacemente la stessa crisi attuale; alla economia reale, lungi dal gradire interventi limitativi alla “libertà del mercato”, orientata piuttosto a indirizzare (anche politicamente) il mercato stesso, attraverso il controllo dei media; per arrivare infine alla conquista dell’opinione pubblica: questa la progressione storica del liberismo teorizzato quasi due secoli addietro e recepito oggi dal pensiero unico del mondo globalizzato.

 

Ma si tratta di un gigante dai piedi d’argilla.  Infatti le ipotesi su cui erano basate quelle teorie economiche – raffinate e perfezionatissime sul piano teorico e matematico – sono assolutamente lontane dalla realtà. Eccone alcune: ipotesi di staticità, quanto di meno adatto al dinamismo moderno si possa concepire; ipotesi dell’individualismo (del famigerato homo oeconomicus), ma la persona umana non esiste senza rapporti con gli altri; ipotesi dell’egoismo, che per fortuna non rappresenta tutti noi che operiamo nel mercato, almeno come consumatori; contraddice inoltre il crescente fenomeno del volontariato, il quale, secondo certe indagini, risponde a una ricerca di felicità. Le premesse irreali inficiano le conclusioni liberiste delle raffinate analisi neoclassiche. Ma nonostante questi piedi d’argilla il gigante del liberismo continua a imperare. L’unico antidoto contro il potere (di cui parlava Romano Guardini mezzo secolo fa, pensando anche a quello derivante dalla tecnica) sarebbe la crescita umana e culturale, con l’affinamento del senso critico. Ma lo sviluppo capitalistico reale, con la televisione “d’intrattenimento”, la politica-spettacolo, la demagogia, ha saputo magistralmente contenere questa crescita umana, specie nel nostro paese.

 

MAUSS.  Non sono mancate le proposte, specie a livello teorico per superare queste impasses dell’economia. Negli anni ’20 del secolo scorso ebbero un certo successo gli studi di un antropologo francese, Marcel Mauss, svolti presso popolazioni polinesiane e tra i nativi nord americani e condensati in un Saggio sul dono (di cui è uscita nel 2002 una edizione italiana nella Piccola biblioteca Einaudi). Non esiste tra queste popolazioni un homo oeconomicus egoista. Per loro è importante donare, al fine di consolidare la propria identità, sia per instaurare relazioni, sia per acquisire prestigio sociale. La relazione, per loro, prevale sull’individuo. Vengono così rifiutati sia il paradigma utilitaristico, in cui il dono richiede un contro-dono equivalente, sia il paradigma collettivistico, in cui il dono è obbligatorio. Si afferma invece un paradigma “sociale”, in cui il dono richiede un contro-dono non obbligatorio e non necessariamente equivalente, in grado però di creare e riprodurre a catena relazioni sociali. Per gli economisti ciò significherebbe introdurre, accanto al valore di scambio (prezzo) e al valore d’uso (utilità), un terzo valore, di legame, che sarebbe inconcepibile nell’ipotesi individualistica. Gli studi di Mauss hanno sollecitato la nascita, a Parigi nel 1981, di un Movimento Anti Utilitarista nelle Scienze Sociali, che oltralpe ha avuto un certo seguito.

 

In definitiva gli studi di Mauss distruggono, se ce ne fosse bisogno, ogni pretesa di “naturalità” del mercato – così come introdotto ed esaltato dal pensiero economico neoclassico. Partendo da una diversa gerarchia di valori, popoli più vicini alla natura, come quelli da lui studiati, giungono a risultati completamente opposti. L’economia del dono non è che una delle proposte avanzate per correggere uno sviluppo che si sta rivelando sempre più paurosamente entropico. Si è parlato anche di economia della felicità, perché questa è la tendenza reale dell’uomo, essendo l’accumulazione della ricchezza (posta attualmente come fine dell’economia) funzionale alla stessa felicità. Si parla poi di sviluppo umano, contrapposto a quello economico, anche in sede elevata, come l’ONU. Ma siamo ben lungi dall’intaccare quell’economicismo e liberismo che hanno ormai pervaso in profondità le nostre società. In ogni caso si deve rilevare quanto sia necessaria la libertà e il pluralismo nella ricerca, l’esigenza del confronto e il pericolo dell’autoreferenzialità, anche per intere discipline come l’economia.

 

*dall’incontro del 18-9-2010 con i sigg. Brenna, Cesarini, Frey, Miori, Pasinetti, Prestini, Ranci, Rivolta, in casa De Carlini.

Per riflettere:

-perché il nostro sviluppo è entropico;

-tempi storici, biologici, geologici;

-mancati adeguamenti della teoria economica;

-progressione storica dalla teoria, alla politica, all’economia reale, all’opinione pubblica;

-gigante dai piedi di argilla;

-ipotesi di staticità, individualismo, egoismo;

-antidoto contro il potere è la crescita umana e del senso critico;

-ma la realtà è lontana;

-Mauss: il dono nei nativi;

-MAUSS: movimento anti-utilitaristico;

-altre proposte contro lo sviluppo entropico.


 

1 commento »

  1. […] Il dono che smentisce il mercato […]

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